Dalle passerelle della Fashion Week al set cinematografico il passo è breve. O almeno lo è stato per Andrea Preti. Ventisette anni, fino a poco tempo fa il suo nome era legato indissolubilmente alla moda e allo stile di Dolce & Gabbana e Louis Vuitton, due dei brand che lo hanno reso celebre in tutto il mondo. Fino al giorno in cui Andrea, all’apice del successo, ha capito che per lui era arrivato il momento di andare oltre. L’essere solo bello non gli bastava più, voleva essere anche bravo. Perché il suo sogno è un altro: il cinema. Comincia, così, a inseguire la sua vocazione. Si trasferisce negli Stati Uniti dove studia recitazione e teatro alla Susan Batson Academy di New York, e al The Lee Strasberg Theatre & Film Institute di Los Angeles. E poi ritorna in Italia dove la sua carriera inizia timidamente tra spot pubblicitari e videoclip e una partecipazione nella fiction “Furore” di Canale 5, fino al debutto, quello vero. Sul grande schermo. Ma non si tratta di un esordio qualunque, perché di “One More Day” Andrea non ne è solo l’interprete principale ma anche lo sceneggiatore e il regista. La sua opera prima prende spunto da una vicenda che lo ha toccato da vicino. È la storia di Emanuele, un ragazzo brillante e sensibile, e del suo incontro con una donna più grande, Giulia (interpretata da Stefania Rocca), che servirà ad entrambi per risolvere i profondi conflitti interiori che li divorano: la malattia lei, il senso di colpa per la morte del padre lui. Una storia che mescola amore, malattia, crescita e rinascita, così intima e toccante da colpire la giuria del Russia-Italia Film Festival, che di recente l’ha premiato non solo come “miglior film” ma anche come “debutto più coraggioso”, un premio speciale istituito ad hoc. Un riconoscimento importante che arriva alla fine di un anno assai intenso passato tra il set di “Animals”, action movie scritto da lui stesso, e “In loving Memory”, una coproduzione internazionale con un cast di grande rilievo impegnato in questo progetto, una denuncia all’omofobia ambientata nell’800. E il 2016 non sarà da meno, come ci racconta Andrea Preti in questa intervista concessa a Il Giornale Digitale.

Sei reduce dal successo del Russia-Italia Film Festival dove “One More Day” ha conquistato ed emozionato la giuria che ti ha insignito del premio come miglior film. Ti aspettavi questo riscontro così positivo?

Assolutamente non me lo aspettavo, è stata un’emozione indescrivibile e lo prendo come punto di partenza.

Amore, dolore, crescita. Quanto c’è di te, del tuo vissuto personale, in questo film e nel personaggio che interpreti?

C’ è molto di me, questo è un film molto autobiografico e ho cercato di rispettare il più possibile la storia vera che mi ha ispirato.

One More Day / Credits:  Daniele Trapletti
One More Day / Credits: Daniele Trapletti

Qual è stato il momento più significativo delle riprese? E quale il ricordo più bello che ti porti dietro?

Anzitutto il momento più significativo del film è stata la lettura della lettera scritta da mia madre per me. Un momento indimenticabile e delle parole che toccano il cuore. Il ricordo più bello invece è quello di aver lavorato con dei professionisti che mi hanno dato la possibilità di crescere.

Doppio esordio, a soli 25 anni, da attore protagonista e da regista in un paese, l’Italia, che non è certo a dimensione dei giovani, non solo nel cinema. Ci è voluta più incoscienza o coraggio?

Più coraggio, perché qui in Italia non ti agevola e non ti aiuta nessuno se non hai delle conoscenze. Io credo nelle mie idee e nel mio modo di vedere il cinema e continuerò per la mia strada, nonostante tutto.

Come e quando hai deciso di voler lasciare le passerelle e intraprendere la strada della recitazione?

È stata una scelta difficile quella di lasciare la moda. Mi ha dato tanto e farà sempre parte di me. Ma ho deciso di smettere perché mi sentivo pronto ad affrontare una nuova avventura e per poterla affrontare dovevo usare tutte le mie energie e dedicarmici a 360 gradi.

One More Day / Credits:  Daniele Trapletti
One More Day / Credits: Daniele Trapletti

Hai incontrato più ostacoli per il tuo passato da modello o per il fatto di essere un giovane esordiente?

Credo per il passato da modello. In Italia esistono pregiudizi assurdi che ostacolano chi ha un passato diverso da quello del cinema sopratutto se fatto ad un alto livello e con al centro del lavoro la propria bellezza.

Di solito gli attori arrivano alla regia dopo anni passati sui set da protagonista, tu invece hai bruciato le tappe. Il prossimo passo quale sarà? Tra dieci anni dove ti vedi?

Non credo di aver bruciato le tappe. È la mentalità italiana che trovo sbagliata. Io sono un regista, uno sceneggiatore e un attore, studio da anni…I miei mentori americani hanno iniziato tutti giovani come me, tutti tra i 25 e i 32 anni, e molti di loro hanno vinto premi e Oscar. Quindi credo che le idee e il talento non hanno età. Tra dieci anni mi vedo come adesso…ad inseguire il mio sogno.

Di Tutti i Colori / Credits: Fausto Barrica
Di Tutti i Colori / Credits: Fausto Barrica

Se potessi dire ‘grazie’ a qualcuno per quello che hai raggiunto finora, a chi lo dedicheresti?

Al mio manager Wal che è mancato nel marzo scorso. Una figura importante, un padre e un mentore unico.

È stato un anno intenso per te quello appena trascorso. Propositi e progetti per quello nuovo invece?

Ho tre progetti in cantiere da realizzare nel 2016 e un film in uscita. Sarò molto impegnato ma ne sono strafelice e non vedo l’ora di iniziare.