Le piattaforme di crowdfunding nel nostro paese sono uno strumento di finanziamento in crescita. Ma non è tutto oro quel che luccica



Lo strumento della “colletta” è un tipo di raccolta collettiva a cui ognuno di noi ha partecipato durante la propria esistenza. Acquistare regali ad amici, partecipare ad una lista nozze, raccogliere soldi a scopo benefico per aiutare qualcuno in difficoltà: tutti piccoli gesti del quotidiano che si fondano sul principio del finanziamento collettivo. Proprio da queste basi nasce lo strumento del crowdfunding che letteralmente significa appunto “finanziamento dalla folla“.

Il crowdfunding permette infatti, a dei soggetti promotori, di presentare un progetto alla collettività presente in rete affinché quest’ultima possa partecipare attivamente alla realizzazione di questo progetto dando un proprio contributo economico. Il concetto è molto semplice: io promotore definisco un budget utile per la realizzazione del progetto e gli utenti partecipano alla raccolta a seconda delle proprie disponibilità.

La particolarità di questo tipo di raccolta fondi è rappresentato dalla partecipazione attiva della collettività alla realizzazione del progetto. L’utente che decide di partecipare alla campagna è direttamente coinvolto, anche da un punto di vista emozionale nelle varie fasi del progetto. Ecco perché diventa fondamentale, da parte dei promotori, la presentazione del progetto che deve essere, infatti, un progetto chiaro, condivisibile, che coinvolga i potenziali finanziatori.

Le diverse tipologie di crowdfunding

Le diverse tipologie di crowdfunding si distinguono in base a due parametri: la finalità per la quale si raccolgono le risorse finanziarie o la remunerazione prevista per i finanziatori.
I principali modelli di crowdfunding sono: il modello donation based, il modello reward based, il modello lending based e il modello equity based.
Il donation based è quello specifico per la raccolta fondi riservata a iniziative senza scopo di lucro. Il reward based è quello che prevede, una donazione in denaro, in cambio di una ricompensa (un premio, un ringraziamento pubblico, ecc…). Il lending based è un modello di crowdfunding attraverso il quale persone fisiche e giuridiche possono decidere di prestarsi fondi reciprocamente, ad un tasso di interesse, più o meno alto, con il fine di realizzare un progetto. Infine, il modello equity based, permette ad una rete distribuita di finanziatori di ottenere quote di una società.
Il modello equity based, attualmente, ha portato l’Italia a essere il primo Governo a disciplinare una forma di crowdfunding. Con il “Decreto Crescita bis” nell’art. 30 del d.l. 179/2012, infatti, con l’introduzione delle “startup innovative” è stato anche introdotta questa tipologia di raccolta fondi definita come una “raccolta diffusa di capitali di rischio tramite portali online“, nel Testo Unico Finanziario, d.lgs. 58/1998 e disciplinata quindi dalla Consob.

Il report di novembre 2015 dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sulla situazione del crowdfunding in Italia

Ma qual è il quadro della situazione in Italia alla luce dell’intervento legislativo del 2012? Un quadro completo è stato descritto dal report di novembre 2015 condotto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano con il supporto di Tim e il contributo tecnico di Starteed. L’indagine è stata effettuata attraverso la somministrazione di un questionario online agli amministratori delle piattaforme di crowdfunding nei mesi di settembre e ottobre 2015.
In Italia si contano attualmente 82 piattaforme di crowdfunding. Di queste, 69 sono attive (con dato aggiornato ad ottobre 2015) e 13 sono in fase di lancio. Rispetto all’ultima mappatura del maggio 2014, dove si contavano 41 piattaforme attive, si rileva un incremento del 68%. Accanto ai modelli descritti, sono inoltre presenti piattaforme che offrono più di un modello e che si possono definire ibride.

Fonte: "Il Crowdfunding in Italia - report 2015", Università Cattolica del Sacro Cuore
Fonte: “Il Crowdfunding in Italia – report 2015”, Università Cattolica del Sacro Cuore

Fra le 69 piattaforme attive, 31 (pari al 45%) sono basate su Ricompense, 13 (il 19%) su Donazioni, 13 (19%) sono piattaforme Equity e 3 (il 4%) si fondano sul Debito. Le piattaforme ibride risultano 9 (13%), all’interno di queste, il modello più diffuso è quello delle ricompense con Donazioni. Rispetto alla mappatura del 2014, a seguito dell’iscrizione al registro Consob, cresce la percentuale delle piattaforme attive Equity (dal 5 al 19%) mentre diminuiscono invece le piattaforme ibride.

In Italia il crowdfunding è nato con Produzioni dal Basso nel 2005 e da allora gradatamente ogni anno sono nate altre piattaforme, con il picco tra il 2013 e 2014 con ben 20 nuove piattaforme create. Nel 2015 sono attive altre 9 piattaforme e per altre 11 è atteso il lancio nel 2016. Volendo inquadrare geograficamente la composizione delle diverse piattaforme, la maggior parte (26) è collocata nell’Italia Settentrionale, con Milano, che risulta essere sede legale di 16 piattaforme e sede operativa di 18. Il resto delle piattaforme sono presenti nel Centro Italia con 7 sedi legali e 9 sedi operative e nel Sud Italia con 5 sedi legali e 3 sedi operative.

Gli imprenditori di questo settore sono prevalentemente uomini (68%), con un’età media di 38,5 anni, sono laureati (l’81% dichiara di possedere un titolo universitario), con una formazione in ambito economico (32%) o ingegneristico (12%). Il 67% di questi svolge attività ulteriori rispetto alla gestione della piattaforma. Le piattaforme di crowdfunding danno lavoro a 249 persone, con una media di 5,7 lavoratori per piattaforma.

Mercati di riferimento, progetti presentati e fondi raccolti

Focalizzando l’analisi sul mercato di riferimento a cui si rivolgono le piattaforme di crowdfunding: 3 su 4 si rivolgono ad un mercato nazionale (pari al 73%); il 14% si rivolge a un mercato locale e solo il 12% a un mercato estero. Il pubblico di riferimento è rappresentato da privati con l’82%, il 74% è rappresentato da associazioni mentre il 67% da aziende. La pubblica Amministrazione invece, rappresenta il 49% del pubblico.
I progetti presentati alle piattaforme risultano essere 100.924, distribuiti secondo questa distinzione: il 67% è stato ricevuto da piattaforme basate sul modello di debito, il 23% da quelle basate sulle ricompense, il 7% dalle piattaforme ibride ricompense con donazioni e il 3% dalle piattaforme basate sulle donazioni. Rispetto ai dati del 2014 si registra un aumento del 108% (erano infatti 48.357 i progetti presentati). Le piattaforme attuano però una selezione dei progetti e il numero dei progetti effettivamente pubblicati sui siti di crowdfunding risultano essere 21.384 con un tasso di successo pari al 30%.

Il valore complessivo dei progetti finanziati attraverso le piattaforme intervistate è pari a quasi 56,8 milioni di euro, (registrando un aumento dell’85% rispetto ai 30,6 milioni di euro rilevati a maggio 2014). Le campagne pubblicate sono per il 37% relative a campagne creative e culturali, per il 34% a campagne sociali, per il 20% di campagne imprenditoriali, mentre percentuali inferiori sono destinate a campagne politiche, civiche e immobiliari.
Le campagne più finanziate sono quelle di piccolo taglio tra i 1.000 e i 10.000 euro, rappresentano infatti l’81% delle campagne pubblicate e il 91% di quelle finanziate. In dettaglio, 8 piattaforme (che rappresentano il 20%) registrano solo campagne finanziate sotto i 1.000 euro, mentre 6 (il 15%) soltanto campagne finanziate sopra i 100.000 euro.

Fonte: "Il Crowdfunding in Italia - report 2015", Università Cattolica del Sacro Cuore
Fonte: “Il Crowdfunding in Italia – report 2015”, Università Cattolica del Sacro Cuore

Modelli di revenue e scenari futuri del crowdfunding

Ma come guadagnano le piattaforme? Il maggiore canale di revenue proviene da una percentuale che viene applicata sul transato (78%), il 14% propone servizi, il 10% sponsorship e il 2% advertising. I servizi aggiuntivi vengono offerti dal 69% delle piattaforme sotto forma di consulenza aziendale e/o strategica, servizi di supporto alla fase di start-up, corsi di formazione, servizi di comunicazione, supporto per la ricerca di finanziamenti e sponsor.
Il 57% delle piattaforme prevede il monitoraggio dei progetti dopo il finanziamento attraverso, prevalentemente, un contatto costante con il progettista e, in alcuni casi, la richiesta di rendicontare le spese. Il fatturato medio delle società di crowdfunding è di 86.000 euro nel 2014 e per il 2015 la previsione è di 153.000.

Lo scenario del crowdfunding in Italia dimostra come sia chiaramente un fenomeno in fase di crescita e a dimostrarlo sono sia i numeri delle piattaforme attive, in crescita rispetto al 2014, che il numero dei progetti ricevuti e del totale raccolto. Di contro però si rileva una leggera flessione per quanto riguarda il successo della realizzazione dei progetti (30% rispetto al 37% del 2014) che denota una mancata maturità progettuale.
Gli operatori del settore trovano nella burocrazia un ostacolo in grado di tarpare le ali ad uno strumento che, se pur in crescita, stenta a decollare. Il modello equity, l’unico regolamentato in Italia, presenta norme troppo rigide. Il mercato italiano del crowdfunding teme così il diffondersi di piattaforme straniere ben più potenti (Kisckstarter fra tutte), libere di poter agire senza troppi vincoli burocratici accaparrandosi così la fetta più grossa di mercato.

Bisogna fare di più, magari intervenendo con più decisione, da parte del Governo, su uno strumento utile e democratico che parte dal basso ma che può dare slancio, almeno nella fase di start-up ad aziende bisognose di fondi per sviluppare i propri progetti. Incentivare il pagamento elettronico, informare di più la collettività, adottare politiche di miglioramento della cultura digitale potrebbero essere soluzioni adatte ad una diffusione maggiore del crowdfunding nella nostra nazione.