Bayern Monaco, Juventus, Barcellona e PSG: dopo aver vinto il titolo nazionale, bissano con la Coppa. Chi ha deciso 10 anni di eliminare la Coppa delle Coppe ci aveva visto lungo



Se non ci fosse stato il Leicester e la stranissima Premier di questa stagione, probabilmente staremmo parlando di un record senza precedenti. Juventus, Paris Saint Germain, Bayern Monaco e Barcellona: campioni dei rispettivi campionati e vincitori della coppa nazionale. Eppure, guardando le finali, abbiamo avuto l’impressione che ci fosse partita. Il Milan che resiste fino ai supplementari, il Dortmund ai rigori, il Marsiglia che resiste. Per un tempo. Poi viene annichilito da Ibra e Cavani. La verità è che rischiamo di assistere, sempre più spesso, a domini nazionali, almeno fino a quando non sarà tempo, ed è già tempo, di una Super Lega Europea. La favola Leicester ha rimandato il discorso di qualche anno, e l’ha fatto nella maniera più piacevole possibile.

Credits: www.corrieredellosport.it
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È qui che il miracolo dei ragazzi di Ranieri acquista ancora più valore, perché il contesto nel quale Vardy e compagni hanno trionfato non è solo quello della Premier League (dove infatti la FA Cup viene vinta dal Manchester United, che non arriva nemmeno tra le prime tre), ma quello dell’Europa intera, costretta a subire l’egemonia di una squadra sola. Difficile ricordare l’ultimo titolo francese di una squadra che non è il Paris Saint Germain. Difficile immaginare il prossimo scudetto di una squadra che non sia la Juventus in Italia. E quando il Bayern Monaco smetterà di dominare a mani basse la Bundesliga? Guardiola difende a spada tratta, e fa benissimo, i suoi titoli tedeschi. La verità è che purtroppo per lui ci si ricorderà più delle finali di Champions mancate, che dei campionati vinti. E questo perché per il Bayern il predominio nazionale è ormai diventato un obbligo.

Fonte: (ANSA/AP Photo/Markus Schreiber)
Fonte: (ANSA/AP Photo/Markus Schreiber)

Il Barcellona non può ammazzare il campionato spagnolo, perché il Real è una delle poche squadre che a livello di fatturato compete in Europa con i blaugrana, mentre la crisi (anche economica) di Milano ha dato il via libera al domino bianconero. Con un valore della rosa di 398 milioni (dati trasfermrkt), destinato a crescere nei prossimi anni, contro i 300 del Napoli e i 264 della Roma, capiamo bene che il divario inizia ad essere davvero importante. Divario acuito ancora di più dallo stadio di proprietà e dai successi in campo nazionale, nonché dagli incassi della Champions. Irriguardosa, o quasi, la differenza tra i quasi 600 milioni di euro di fatturato del Bayern e i 321 del Borussia. Barcellona e Siviglia, che si sono giocate la Coppa del Rey nella finale del Vicente Calderòn, distano circa 500 milioni di euro. Anche questo gap rende merito, e che merito, alle tre Coppe Uefa di seguito degli andalusi, e ad una società che ha imposto un altro dominio, più tecnico che economico.

fonte: www.ilpost.it
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L’egemonia del Siviglia è frutto senza ombra di dubbio di una visione differente dal luogo comune. In molti altri contesti, dopo la prima Coppa, Emery avrebbe detto “Il nostro ciclo è finito, vado via”. L’allenatore del Siviglia invece ha voluto dare seguito a questo ciclo, e con un lavoro intelligente e oculato sta raggiungendo traguardi impensabili. La stessa cosa che vuole fare Ranieri con il suo Leicester. Quando l’allenatore italiano dichiara “Serviranno altri giocatori, ma nessun grosso nome. Servono ragazzi disposti a correre come quelli che ci sono, a sacrificarsi, a dare il 100%” sta indicando la via, l’unica alternativa possibile. È quella del Cholismo, dell’Atletico Madrid che per la seconda volta in tre anni raggiunge la finale di Champions, pur continuando a cedere i suoi pezzi pregiati. Non c’è alternativa, fatturato o progetto, con la differenza che se le due parole coincidono con la stessa società, non c’è niente da fare per le altre.

Fonte: www.gazzetta.it
Fonte: www.gazzetta.it

A Monaco non avranno vinto la Champions, ma state sicuri che con Guardiola hanno posto le basi per altri dieci anni di successi. E visto che a sostituirlo arriva Ancelotti, c’è poco da sorridere per le altre. Il Barcellona costruisce il suo dream team dall’inizio degli anni ’90, quando Crujiff insegnò ai suoi giocatori a diventare gli allenatori del domani, e impostò un modo di stare in campo che è cambiato nel tempo solo perché nel frattempo è cambiata la concezione degli spazi sul terreno di gioco. Ma la mentalità, al Camp Nou, è sempre la stessa. Così come doveva restare, a parere di Berlusconi, uguale la mentalità del Milan. E dalle parti di Milanello questa cosa viene digerita peggio degli insuccessi. Non a torto. In Inghilterra c’è da scommettere sul fatto che l’egemonia potrebbe essere al centro di Manchester (City) o spostato verso la periferia (United). Gli ingaggi di Mourinho e Guardiola rendono tremendamente affascinante questa sfida. Per Conte al Chelsea, invece, ci sarà molto da lavorare.

Sono lontanissimi i tempi in cui le matricole terribili vincevano le coppe nazionali: il Vicenza di Guidolin, l’Atalanta, il Real Saragozza, il Malines. Forse chi ha deciso di eliminare la Coppa delle Coppe, ormai dieci anni fa, aveva capito tutto. Che l’Egemonia Football Club avrebbe presto iniziato a dominare l’Europa.