Presentato a Venezia, arriverà nelle sale a gennaio il musical firmato da Damien Chazelle, favorito nell'imminente season awards



Ciudad de Sueños. La città dei sogni. O, se preferite, La La Land. È con questo titolo che l’attesissimo film di Damien Chazelle, classe ’85 e un piccolo capolavoro come Whiplash già nel curriculum, arriverà nei paesi di lingua spagnola. Sogno come quello che ci apprestiamo a vivere, nell’attesa che questo musical, un po’ drama un po’ comedy, arrivi nelle sale sia statunitensi sia italiane, tra inizio e fine gennaio. A Venezia La La Land è stato il film d’apertura e anche se il Leone d’oro è andato al filippino Ang babaeng humayo, la critica si è dimostrata coesa: il secondo lungometraggio del trentunenne Chazelle è un’altra perla. D’altronde, i bookmakers lo danno già per favorito nella season awards che tra non molto vedrà il semaforo verde.

La La Land, ridotto all’osso, è una storia d’amore: quella tra Sebastian (Ryan Gosling), pianista jazz ancora sognatore nonostante le mazzate professionali beccate, e Mia (Emma Stone), attrice più aspirante che tale, che si arrabatta tra un provino e l’altro, sentendo però spegner giorno dopo giorno l’entusiasmo. Quando i due si incontrano, e ben presto si innamorano, anche le loro carriere artistiche subiscono un’accelerazione. Ed è proprio questo l’ostacolo più grande per la loro relazione: Sebastian e Mia riusciranno a far andare d’accordo il loro amore con i loro sogni individuali?

Damien Chazelle ci ha già conquistato con Whiplash, arrivato in Italia alla fine del 2015, ora con l’opera seconda sembra in procinto di darci il colpo di grazia. Perché La La Land sembra una versione ipertrofica di Whiplash, non tanto in termini di durata (si sfiorano le due ore), quanto di produzione globale. È vero che c’è ancora J.K. Simmons, in un ruolo minore, ma ci sono soprattutto due divi dominanti come Ryan Gosling ed Emma Stone, che due anni dopo Birdman rischia di fare il bis di statuette. Per Gosling è invece l’occasione per liberarsi dalla solita maschera di bello e tormentato, dopo gli esordi (che oggi appaiono comici) da Young Hercules. Gosling che alla fine delle riprese è riuscito a suonare al piano tutti i brani al film senza l’ausilio di CGI o controfigure, dopo aver ricevuto dal compositore Justin Hurwitz lezioni di due ore al giorno, sei su sette: chapeau.

Oltre ai già citati Gosling, Simmons ed Emma Stone, interessante la presenza nel cast del cantautore John Legend, che sul grande schermo aveva già esordito nel 2008 con Soul men. Legend, simbolo del neo-soul, sarà però catalizzatore dell’amore sconfinato di Chazelle per il jazz, già palesato in Whiplash. E occhio alla regia di Chazelle: ha solo quattro anni in meno di Xavier Dolan, ma il grado di talento pare essere il medesimo.

[Photo Credits: Linus Sandgren]