Il documentario di Gianfranco Rosi entra nella cinquina dei candidati all'Oscar 2017. I migranti in gara per la statuetta



Prevedibile il sorriso di Gianfranco Rosi alla conferma della candidatura del suo Fuocoammare per l’Oscar 2017 come ‘Miglior Documentario’. Il docufilm del regista italiano è entrato meritatamente nella cinquina in corsa per la statuetta fotografando con dignità la realtà dei flussi di migranti sull’isola di Lampedusa, cuore del Mediterraneo.
Il documentario aveva già conquistato l’Orso d’Oro a Berlino e l’Efa (European Film Award) nel 2016. Mancata la nomination come ‘Miglior Film Straniero’, nella notte del 26 febbraio Rosi si contenderà la statuetta con altri 4 docufilm: I am not your negro di Raoul Peck, Life animated di Roger Ross Williams, O.J.:Made in America di Ezra Edelman e 13th di Ava DuVernay.

Stringendo l’Orso d’oro sul palco della Berlinale Rosi aveva voluto al suo fianco il medico di Lampedusa, Pietro Bartolo, che compare spesso nel docufilm: «Mi ha insegnato che Lampedusa è un’isola di pescatori, che accettano tutto quel che viene dal mare. Siamo tutti pescatori e dobbiamo accettare tutti quello che viene dal mare», ha esclamato Rosi. E Bartolo, alla notizia della candidatura alla statuetta, ha dichiarato: “Una vittoria per un motivo molto semplice: attraverso il film la tragedia dei migranti finisce sotto i riflettori, chissà che non serva a scuotere le coscienze. Quando si è fatto Fuocoammare tutta Lampedusa si è impegnata perché sentivamo che era giusto portare a tutti il messaggio di quello che avviene qui, mostrare la tragedia che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo. Qui a Lampedusa da almeno 25 anni vediamo e viviamo questo fenomeno e cerchiamo di fare tutto il possibile, come lampedusani, come siciliani, come italiani. L’Italia, in materia di accoglienza, può dare lezioni a tutto il mondo“.
Il regista, raggiunto dalla notizia in Giappone, già Leone d’oro a Venezia con Sacro GRA, ha spiegato che la sua sfida era «sradicare il bombardamento di immagini quotidiane dei telegiornali, una realtà narrata in termini di cifre a cui siamo assuefatti. Era importante testimoniare la tragedia umana in corso».

L’attrice premio Oscar Meryl Streep aveva motivato il riconoscimento tedesco già conferito al documentario di Rosi per “la compassione che esprime verso i suoi personaggi unita alla sua forza cinematografica nel combinare una questione politica a un racconto squisitamente artistico, coraggioso e struggente. Gianfranco Rosi ci ha spiegato quanto può agire un documentario quando è così urgente, immaginativo e necessario”.

Un successo italiano che si affianca all’altra nomination andata al nostro Paese attraverso Alessandro Bertolazzi come ‘Miglior MakeUp’ per Suicide Squad. Ha creato lui, infatti, il look di Harlery Quinn, intepretato da Margo Robbie.