Sobria e rispettosa dei valori musulmani, la moda islamica è una delle più promettenti a livello economico. Da DKNY a Dolce&Gabbana, da Prada a Zara e Mango, sono sempre più numerose le linee dedicate a questo mercato



Il mondo arabo è sempre stato una grande fonte di ispirazione per piccoli e grandi stilisti. Un focolare di idee, storie e calde sfumature in grado di influenzare il mondo occidentale, stuzzicando la creatività con linee graziose, colori caldi e tessuti pregiati. Pashmine avvolte intorno al collo e intorno al capo, camicie lunghe su pantaloni larghi e caftani fino alle caviglie sono gli elementi alla base di una moda fatta di colori, fascino, ma anche tanta sobrietà, semplicità e rispetto dei valori più rigorosi della religione musulmana. In una società che si è sviluppata attorno a forti ideali di carattere religioso, questi combaciano perfettamente con il modo di vivere, di comportarsi e anche con quello di vestirsi che risponde dunque a precisi canoni il cui rispetto è fondamentale per i fedeli. Gli abiti in pieno stile musulmano coprono il corpo, le braccia e le gambe, celando le forme scivolandovi sopra con grazia e armonia, rimanendo sempre alla moda, colorandosi di tinte accese oppure più sobrie. È questa l’essenza della cosiddetta Modest Fashion, in cui eleganza e fede si incontrano, caratterizzando donne e uomini musulmani, rispettosa dei loro valori e molto promettente dal punto di vista economico.

Si tratta infatti di un business da 300 miliardi di dollari l’anno, che entro il 2019 dovrebbe attestarsi attorno a quota 484 miliardi e che fa sempre più gola all’imprenditoria occidentale, nonostante questa non conosca ancora a pieno le caratteristiche di questo settore. Dal canto suo poi questa non propone una certificazione in grado di stabilire i criteri a cui le imprese che vogliono investire possano fare riferimento. Nell’industria della moda islamica, ha spiegato Alia Khan, presidente dell’Islamic Fashion and Design Council, esiste un vero e proprio vuoto da parte dei produttori occidentali. “Poca consapevolezza e capacità di aggredire questo mercato ancora inesplorato, anche dalle aziende italiane”. Il mercato però non si può definire del tutto vergine, in quanto molti brand vi si sono già affacciati proponendo le proprie tendenze. Il brand DKNY è stato il primo a lanciare una collezione per il Ramadan, seguita da altre grandi griffe come Valentino, Prada, Dolce &Gabbana o Victoria Beckham, che hanno fatto della donna musulmana la protagonista di una parte delle loro linee. Quest’anno è stata la volta di brand low cost come Zara, Mango ed H&M che hanno lanciato la propria Ramadan Collection, rispondendo dunque anche alle richieste delle numerose osservanti musulmane di tutto il mondo.

La domanda però supera notevolmente la reale offerta del mercato occidentale, che investe in maniera ancora effimera in un settore in continua ascesa, i cui clienti richiedono sempre più prodotti in linea con la modest fashion. I consumatori musulmani sono infatti sempre più numerosi nella platea europea superando i 25 miliardi di dollari di consumo in paesi come Francia, Germania e Regno Unito. Un mercato dunque che non si può ignorare, ma valutare e dirigere in maniera consapevole, per risultati sempre più importanti e fatturati da record. Lo scorso 28 luglio a Torino si è parlato proprio di moda islamica nel corso dell’incontro dal titolo “Turin Modest Fashion Roundtable”. Una tavola rotonda organizzata a Palazzo Civico dal Comune di Torino, Thomson Reuters e Dubai Chamber per approfondire la moda islamica e valutare le reali opportunità che si nascondono dietro questo settore così ampio e a cui il mondo occidentale deve affacciarsi con più coraggio.

A Torino c’erano imprenditori, designer, enti camerali di 20 nazioni, dagli Emirati Arabi alla Malaysia, dall’Egitto alla Turchia, a discutere di cifre, rapporto tra domanda e offerta e delle specifiche esigenze in fatto di moda dettate dalla religione. Tante le idee e le proposte innovative, a dimostrazione di quanto il mondo del fashion islamico sia aperto alla creatività e alle novità, nonostante le linee rigorose e lo stile sobrio. Tute da basket comode e agevoli, create ad hoc per rispondere alle esigenze delle sportive che non possono però scoprire il loro corpo, smalti per unghie utilizzabili anche nei giorni del Ramadan, che consente all’acqua di arrivare all’unghia e profumi che richiamano le essenze citate nel Corano sono solo alcune delle idee fiorite in questa occasione. Il filo conduttore di questo incontro è stato il Made in Italy, attrazione fatale per gli operatori delle nazioni arabe. “Voi in Italia – ha dichiarato Alia Khan, fondatrice e presidente dell’Islamic Fashion Design Council – avete qualità e gusto del designer e sono queste due caratteristiche che ci attraggono di più”. L’Italia deve dunque sviluppare i contatti internazionali e gestire in maniera intelligente e proficua un settore che può solo crescere.

[Fonte Cover: ANSA]