A maggio del 2017 uscirà nelle sale l'attesissima trasposizione della serie emblema degli anni '90, che si preannuncia come una divertente parodia



Bellezza, forse superficialità, senza dubbio simbolo. Ecco i primi termini che vengono in mente quando si sente la parola Baywatch. Emblema indiscusso di un’epoca, universo abitato da creature dalla disarmante bellezza (donne ma anche uomini), messo in moto da una sceneggiatura non certo scritta da Charlie Kaufman, ma a chi importa? Se a distanza di ventisette anni dalla prima volta, le note di I’m Always Here cantata da Jimi Jamison dei Survivor fanno ancora venire immediatamente voglia di correre per le spiagge, se non di iscriversi in palestra, un motivo ci sarà. Ecco perché la trasposizione cinematografica di Baywatch, che uscirà nelle sale a maggio del 2017, ci sembra un’operazione tutto meno che superflua. Anche perché, gli dei della celluloide siano lodati, non ci troveremo di fronte a un semplice lungometraggio sulle avventure di Mitch Buchannan e soci, ma a una discreta parodia, non irriverente e spinta quanto una dei fratelli Wayans ma abbastanza comica da non far cadere tutto preventivamente nel ridicolo. D’altronde, tra i produttori figura anche gente come Ivan Reitman, regista del Ghostbusters originale nonché mostro sacro della commedia a stelle e strisce, e Tom Pollock, il cui zampino c’era anche in titoli come Road Trip, Old School ed Eurotrip.

La regia del film di Baywatch è affidata a Seth Gordon, quello di Come ammazzare il capo…e vivere felici (2011) e Io sono tu (2013), ma è la scelta dei protagonisti a sorprendere maggiormente: alzi la mano, ad esempio, a chi ha mai pensato che The Rock (al secolo Dwayne Johnson), un giorno avrebbe potuto interpretare lo stesso personaggio reso mitico da David Hasselhoff e dalla sua foltissima capigliatura. Johnson è però ormai diventato una garanzia quando si parla di cinema comedy-action, perciò tocca fidarsi. Nei panni di Matt Brody, sogno erotico delle teenager anni ’90, vedremo invece Zac Efron, e in questo caso la somiglianza tra lui e David Charvet, indimenticabile Matt televisivo, è vaga ma realistica. E mentre Priyanka Chopra, splendore indiano targato Bollywood oltreché Miss Mondo 2000, vestirà i panni di un personaggio nuovo di zecca, Victoria Leeds, Alexandra Daddario interpreterà Summer Quinn, che sarà dunque una versione decisamente più pompata di quella televisiva, nella quale Summer aveva il volto e le forme lineari della deliziosa Nicole Eggert. La Daddario è stata scritturata dopo aver superato l’agguerrita concorrenza di Nina Dobrev, Ashley Benson, Shelley Hennig e Bianca A. Santos. E la mitologica C.J. Parker? Tranquilli, c’è anche lei: riuscirà l’altrettanto bionda e bella Kelly Rohrbach, ex fiamma di Leo DiCaprio, a non fare rimpiangere Pamela Anderson? Quel che è certo è che anche la bombastica Pamelona, che a luglio 2017 compirà cinquanta anni (!), farà parte del film, in un cameo studiato su misura per lei. E poteva mai mancare, mentre sale un climax da perfetta operazione nostalgia, il vero emblema di Baywatch? Certo, ci sarà anche il quasi sessantacinquenne David Hasselhoff, che sta cercando pian piano di superare i problemi personali legati all’abusi di alcool.

L’esordio di Baywatch sul piccolo schermo è avvenuto nel 1989 sulla NBC, che però cancellò lo show dopo appena una stagione: fu per volontà dello stesso David Hasselhoff, che si propose anche come produttore esecutivo, che la serie riprese, fino a diventare una delle più celebri e longeve della storia della televisione, con la messa in onda in 148 paesi. Nel 1999, per fronteggiare la crisi degli ascolti, la produzione decise di lanciare Baywatch Hawaii, una sorta di spin-off durato fino al 2001 e che vedeva tra i bagnini protagonisti Jason Momoa, il quale ricoprirà più avanti il ruolo di Khal Drogo in Game of Thrones. Con l’eccezione di Mitch, in Baywatch abbiamo assistito a continui avvicendamenti non solo tra personaggi (da Stephanie a Billy, da Summer a Matt) ma anche a proposito della sigla: prima dell’iconica I’m Always Here, infatti, a introdurre lo show c’erano state prima Save me dei Peter Cetera e poi Strong Enough di Evan Olson. In seguito, per fortuna di tutti, la storia ha fatto il suo corso.

[Photo Credits: Eric Steelberg/Paramount Pictures]