Avevamo scritto di #vorreiprendereiltreno esattamente un anno fa quando l’iniziativa social muoveva i suoi primi passi. 12 mesi dopo abbiamo raggiunto Iacopo Melio per tracciare un bilancio della sua avventura



Può un semplice hashtag abbattere le barriere architettoniche? Sì, o almeno ci sta provando. E, forse, non ci credeva nemmeno lui, il suo ideatore, che potesse realmente succedere. È passato più di un anno da quel botta e risposta con l’ex ministro Maria Chiara Carrozza e Iacopo Melio, lo studente universitario di Lazzeretto che ha lanciato la campagna social #vorreiprendereiltreno denunciando le difficoltà e le barriere architettoniche, soprattutto, che i disabili devono affrontare quotidianamente per poter prendere un treno o un qualunque altro mezzo pubblico. Questione di giorni e l’hashtag di #vorreiprendereiltreno diventa subito virale, sui social network ma anche sui media nazionali e internazionali, dalla BBC ad AlJazeera. Anche Il Giornale Digitale parlò di quello che stava accadendo in quelle settimane. Un anno dopo l’eco di #vorreiprendereiltreno non si è affievolito, anzi. La voglia di lottare per i diritti di tutti, contro ogni barriera, a Iacopo non è passata. Col sorriso sulle labbra e un’ironia, talvolta anche un po’ pungente, Iacopo Melio continua a sensibilizzare le coscienze italiane sul problema delle barriere architettoniche. Nel frattempo #vorreiprendereiltreno è diventato una community solida dove segnalare foto e storie che testimoniano difficoltà e disagi che le persone disabili incontrano ogni giorno nelle proprie città. Ma, soprattutto, da fenomeno web si è trasformato in una Onlus a cui hanno aderito tanto i normali cittadini quanto personaggi noti della politica e dello spettacolo. Tante cose sono state fatte e tante ancora ce ne saranno da fare. Ma i dettagli lasciamoli raccontare a lui, a Iacopo, che abbiamo raggiunto dodici mesi dopo per tracciare un bilancio della sua avventura.

L’ ultima volta che ti abbiamo intervistato, l’avventura di #Vorreiprendereiltreno era appena all’inizio. A quasi un anno di distanza, è già tempo di bilanci. A che punto sei arrivato?

Il bilancio è assolutamente positivo. Un anno fa #Vorreiprendereiltreno non era ancora niente, vedere che a distanza di un anno se ne continua a parlare per me è già una grande vittoria. Perché significa che non è rimasto solo uno dei tanti tormentoni che nascono sul web e spariscono nel giro di poche settimane, ma si è trasformato in qualcosa di più solido in grado di seguire e portare avanti progetti concreti. Tra i traguardi più importanti raggiunti finora c’è la proposta dell’ex ministro Mariachiara Carrozza che ha voluto “rimediare” a quel suo tweet da cui poi partì tutto, proponendomi una collaborazione con l’Università Sant’Anna di Pisa per portare avanti un progetto di ricerca e di sviluppo il cui fine è trovare una soluzione che consenta ai disabili di salire autonomamente sui mezzi pubblici. Siamo ancora alle fasi embrionali nel progetto, ci vorrà del tempo per realizzarlo e anche fondi sostanziosi, ma l’idea è quella di creare una sorta di kit, una pedana o una rampa, che il disabile può portarsi dietro senza grandi sforzi e al momento del bisogno possa utilizzarlo in autonomia senza dover dipendere dalla presenza o meno sui treni, sugli autobus o nei negozi di una rampa di accesso.

Credits: Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa
Credits: Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa
Come regalo per il compleanno di “Vorrei prendere il treno” hai chiesto un contributo simbolico per la Onlus, che è nata nel frattempo. In questo momento qual è la priorità di questa ulteriore iniziativa?

La Onlus nasce dall’esigenza di non disperdere l’energia che si era creata. Avevo la sensazione che se non l’avessi fatto, #Vorreiprendereiltreno sarebbe rimasto il classico fenomeno da web, con persone che pubblicavano foto con l’hashtag scritto su un cartello e basta. Invece volevo portare avanti questa cosa, realizzare dei progetti, anche perché tra l’altro iniziavano ad arrivare donazioni anche importanti a mio nome. Quindi la Onlus nasce anche per questo per regolamentare e rendere il tutto più trasparente possibile. L’obiettivo principale dell’associazione è sicuramente quello di non spegnere i riflettori sulla tematica e sensibilizzare l’opinione pubblica, andando nelle scuole a parlare ai ragazzi e organizzando iniziative come quella del compleanno di #Vorreiprendereiltreno, dove oltre alla parte ricreativa della cena e del divertimento, ci sono anche dibattiti con persone che possano parlare di disabilità e, poi, parallelamente, portare avanti collaborazioni e progetti con altre associazioni e con i comuni. Essere un po’ la spina nel fianco dei sindaci per stimolarli ad abbattere sempre più barriere architettoniche ma anche quelle culturali.

A proposito di istituzioni, si è mosso qualcosa da quando è iniziata la tua campagna?

Partiamo dal presupposto che un anno non basta a cambiare un paese, una mentalità e un servizio. Posso dire però di aver instaurato in questi mesi un rapporto diretto con Enrico Rossi, il governatore della Regione Toscana. La sua idea è quella di realizzare una rete di associazioni, che vada a formare una specie di organo consultivo della Regione, che avrà voce in merito agli interessi dei disabili e alle barriere architettoniche ogni qual volta la Regione si troverà a dover varare leggi sul territorio e politiche sociali. Questa è un’idea, che a livello nazionale ancora non c’è, nessuna regione ha un organo consultivo specifico per la disabilità. Io ci sto lavorando molto affinché la cosa vada realmente in porto e non resti solo una promessa. Comunque una maggiore sensibilità c’è sicuramente da qui a parlare di fatti è difficile, ma il cambio più grande io l’ho visto soprattutto nelle persone, nei cittadini, mi scrivono in tanti ogni giorno mandandomi foto di macchine parcheggiate a ridosso delle rampe o per segnalarmi storie particolari.

Credits: Paolo Margari/Flickr
Credits: Paolo Margari/Flickr
Per quanto riguarda le aziende di trasporto, hai notato qualche cambiamento concreto o sono ancora insensibili di fronte al problema delle barriere architettoniche?

La loro risposta è stata questa “stiamo lavorando al meglio delle nostre risorse.” Per loro in sostanza il cambiamento è costante e graduale, ogni anno si farà sempre qualcosa in più per migliorare la qualità del servizio. A noi non resta che prendere quello che sono in grado di offrirci, con qualche disagio. Perché, ad esempio, per il servizio di prenotazione che il disabile deve fare obbligatoriamente per poter prendere un treno, è passato da 24 a 12 ore prima, e questo è un limite soprattutto per chi è pendolare. Il servizio consiste nell’assistenza della Sala Blu che ci viene fornita per poter attivare la rampa e salire sul treno, poiché il capotreno non si assume la responsabilità di farti salire. Ci sono 14 Sale Blu nelle stazioni principali, per tutte le altre l’assistenza viene da fuori e bisogna prenotarla. Quindi non puoi prendere il treno quando vuoi perché bisogna prima assicurarsi che quel treno sia accessibile e, se anche conosci l’orario del treno accessibile, comunque devi prenotare il servizio esterno per poterci salire.

Prima parlavi del sostegno quotidiano della gente comune. Ma ci sono anche tanti Vip che hanno sostenuto la tua iniziativa. Qual è stato il momento più emozionante di questi 12 mesi?

La telefonata di Gianni Morandi! Perché Gianni è Gianni. Mi ha chiamato due volte in realtà, e alla prima non ero assolutamente impreparato. È stato un bel momento. Ma vorrei menzionare anche il sostegno di Francesco Facchinetti, che ci ha aiutato tanto a livello di visibilità con il post che ci ha dedicato su Facebook, e poi l’attore Cesare Bocci, con cui ci siamo ripromessi di organizzare qualcosa insieme in futuro, appena ci sarà l’occasione. A Facchinetti nei giorni scorsi ho anche inviato la tessera della nostra associazione.

Credits: vorreiprendereiltreno.it
Credits: vorreiprendereiltreno.it
E a Morandi l’hai spedita?

No a Morandi no perché non ho l’indirizzo, ma ci avevo pensato e cercherò di rimediare.

Oltre ai progetti di #Vorreiprendereiltreno, segui e dai risalto anche alle battaglie di altre persone.

Non dico mai di no, se posso utilizzare #Vorreiprendereiltreno come un megafono per dare voce ad altri, lo faccio volentieri. Perché questa non è solo la mia campagna, ma di tutti. Di recente mi ha scritto la mamma di un bambino disabile che a Gorizia non riuscì a prendere il treno perché un agente della polizia ferroviaria, vedendo la lentezza del bambino, abbia chiesto loro di spostarsi poiché intralciavano gli altri passeggeri. Tra le ultime cose, minori ma non per questo meno importanti, ho lanciato una petizione su Change.org per rendere accessibile Gardaland ai disabili. Ad oggi infatti solo 4 attrazioni su 33 sono accessibili a chi è in carrozzina o ha problemi sensoriali, e comunque si tratta di giochi adatti ad un pubblico estremamente giovane. L’idea mi è venuta perché Giorgia, un’adolescente in carrozzina, mi ha raccontato la sua frustrazione quando una volta dentro il parco giochi si è resa conto che il suo regalo di compleanno, quella gita, sarebbe stata inutile. Credo che il diritto al gioco e all’infanzia sia sacrosanto, e per questo speriamo che qualcosa nel nostro piccolo riusciamo ad ottener anche in questo senso. Se non altro, sensibilizzare l’opinione pubblica ancora una volta.

Pensi mai che questa tua vocazione sociale possa un domani diventare parte della tua vita lavorativa?

Certo, un domani vorrei fare un lavoro che possa aiutare gli altri, che sia a livello sociale o politico, ma anche solo grazie alla “scrittura” visto che studio Scienze Politiche con indirizzo comunicazione e giornalismo. Che lo faccia come lavoro vero e proprio o solo come passatempo, non voglio lasciare la scrittura. Perché la mia idea di giornalismo è quella di dare voce alla gente e rendermi utile raccontando le loro storie. Se devo sognare, sogno un giornalismo che sia un megafono per gli altri.

Se potessi prendere quel treno, Iacopo, dov’è che vorresti andare?

Se potessi prendere il treno, allora significherebbe che veramente non esistono più barriere da dover combattere. E allora la mia meta sarebbe un mondo dove la libertà e l’uguaglianza hanno ritrovato il loro senso reale e concreto, che oggi ancora non hanno.

[Credits Foto Cover: Gianni Nucci/Fotocronache Germogli]