Con l’insediarsi della pandemia da Covid-19 molte persone non si recano più in azienda o in ufficio, bensì svolgono le loro mansioni in smart-working. Lavorare a casa da remoto, però, non sempre significa che uno debba isolarsi e restare in solitudine. Infatti, grazie alle nuove tecnologie si possono incontrare altre persone, che lavorano da remoto, e con le stesse necessità. Nasce così WorkMate, un’app in grado di consentire ai professionisti che lavorano a distanza di localizzare altre persone che lavorano in smart-working nella stessa zona circoscritta, con l’obiettivo di trovare qualcuno con cui interagire e condividere la medesima esperienza.

WorkMate è un progetto interessante ideato da Luca Cubeddu, business design e digital transformation, Roberto Carta, software engineer ed Anna Satta, innovation enginee. Questa app, presentata in occasione dell’hackathon online dal titolo ‘Accesso remoto – Lavorare, formarsi e connettersi oltre la presenza fisica’, consente di geolocalizzare l’utente che riceve la possibilità di visualizzare su una mappa altri smart-workers che si trovano in zone limitrofe, filtrando inoltre i possibili nuovi colleghi sia per area di impiego che per lingua parlata. Questo limiterebbe, se non addirittura escluderebbe, questioni legate all’isolamento sociale.

Gli ideatori di WorkMate hanno dichiarato che tale sfida era chiara: come trasformare l’esperienza del lavoro, proponendo idee e soluzioni che rispondessero all’esigenza di migliorare la gestione e la collaborazione tra colleghi connessi da remoto. Così hanno subito pensato alle cose che più mancano lavorando da casa, come ad esempio la pausa caffè, il rapporto umano con i colleghi, lo scambio ed il confronto. Da qui nasce il loro progetto nel creare una community di smart-workers sul territorio, che tramite la loro app possono incontrarsi e condividere così la loro esperienza, integrandosi e interagendo anche con chi già abita nella zona. Un progetto davvero interessante ideato dalla premessa che southworking e nomadismo digitale non siano solamente un gruppo movimentato di lavoratori, bensì un vero e proprio scambio di idee e di know-how.