Da soli o in gruppo. In bianco e nero o nell’ultimo effetto regalato da Instagram, e poi via subito pronti a schiacciare sul tasto condividi, senza dimenticare l’hashtag giusto. Stiamo parlando ovviamente del selfie, il rituale collettivo che vede cambiare le cornici, ma ha un solo grande protagonista: l’io.
Abbiamo voglia a criticarlo, a dire “no, io in queste pratiche social non ci casco” perché poi alla fine cediamo tutti al fascino dello scatto 2.0.

Entrato nell’Oxford Dictionaries nell’agosto 2013 con la definizione “una fotografia che uno scatta a se stesso, in genere con uno smartphone o una webcam e che viene caricata su un social media”, il termine selfie in poco tempo ha conquistato l’ambito titolo della parola più rappresentativa del 2013.

Cosa c’è realmente dietro l’obiettivo

Secondo Alicia Eler, critica d’arte e scrittrice “il selfie è uno specchio, un’illusione di specchio, un momento egoista intrappolato nel tempo”. Per Andrè Gunthert, studioso di fotografia e cultura iconografica il selfie poco ha a che vedere con il senso della fotografia, bensì è un’immagine di una situazione, “un’immagine la cui autenticità è garantita dalla realizzazione personale“.
Per la serie: eccomi, chi sono, dove mi trovo, cosa sto facendo.

Un narcisismo che diventa collettivo. Monica Fabris di Episteme ha individuato nel selfie un pezzo di società, uno dei tre grandi cambiamenti che stiamo vivendo. In un mondo complesso, si ha bisogno di cose semplici: spazio allora alla leggerezza, allo stile personale. “Nella società selfie l’individualismo è bilanciato nelle sue due componenti: l’ego e la libertà. Si tratta di prepararsi a questa corsa in cui le risorse sono tutte personali, come nei tempi di guerra” ha affermato Monica Fabris in una recente intervista.

Il selfie democratico

Mezzo o strumento per mostrarsi al mondo, non si può non notare che il selfie è divenuto celebre quando personaggi famosi hanno iniziato ad auto immortalarsi. L’obiettivo si è spostato: la star prima era quella da fotografare, ora si autoscatta e condivide la propria foto. La gara a colpi di retweet è pronta, ogni giorno c’è un nuovo record. Il segno dei tempi che cambiano? È il caso di dirlo, soprattutto se- vip a parte- anche i politici e addirittura il Papa decidono di cedere al fascino del selfie.

Come non ricordare il mitico selfie del Presidente degli Stati Uniti d’America durante i funerali di Nelson Mandela? Nello scatto insieme a Barack Obama c’erano David Cameron- primo ministro inglese e Helle Thoring Schmidt -primo ministro danese- mentre Michelle Obama guardava altrove.

E poi c’è il selfie emozionante di un gruppo di ragazzi insieme a Papa Francesco che ha rotto il protocollo della Santa Sede mettendosi in posa per una foto che è entrata nella storia.

Record per quello di Ellen Degeneres, presentatrice degli Oscar 2014 in compagnia di Jared Leto, Jennifer Lawrence, Channing Tatum, Meryl Streep, Julia Roberts, Kevin Spacey, Bradley Cooper, Brad Pitt, Lupita Nyong’o, Peter N’yongo e Angelina Jolie.

Ma la spontaneità non sempre regna sovrana, dato che poi il selfie da Oscar è stato smascherato e altro non era che una trovata pubblicitaria.

Anche l’astronauta Luca Parmitano ha deciso di catturare un momento della sua suggestiva esperienza. Smartphone, click e via. Il selfie è arrivato nello spazio.

Il selfie e le sua frammentazione

L’autoscatto mediatico può anche stimolare un dialogo o avere una funzione sociale. Com’è avvenuto per il #nomakeupselfie l’iniziativa del Cancer Research Uk che ha chiesto alle donne un selfie senza trucco, appena sveglie la mattina, per sensibilizzare sulla prevenzione del cancro al seno. Una campagna che ha portato grandi risultati: sono stati raccolti in pochi giorni oltre un milione di euro.

Tutti ormai conoscono Nonna Betty, un’anziana di 80 anni malata di cancro che, con le sue tenere smorfie al nipote, ha conquistato su Instagram più di 160mila follower.

Una foto vale più di mille parole è il caso di dirlo per il selfie “dal fronte”: durante la delicata questione Russia-Ucraina, in Crimea, alcuni cittadini ucraini hanno effettuato degli autoscatti accanto ai soldati russi. Sullo sfondo carri armati, ma anche lì, complice uno smartphone, bisogna documentare e immortalare. Tanto da tramutare il tutto in una foto ricordo.

Tra gli ultimi trend, spiccano il #BookSelfie, con librerie e copertine di libri sullo sfondo, ma anche i felfie, nuova frontiera dello scatto per combattere la solitudine agreste, nato nelle praterie della Nuova Zelanda.

E ancora, sta spopolando in questi giorni il fitting, iniziativa partita da Karl Lagerfeld: immortalarsi nei camerini per scattare mentre si provano gli abiti. Di dubbio gusto il Sellotape che vede i protagonisti del selfie avvolgere il proprio viso nel nastro adesivo e il sideboob la variante sexy in cui appaiono ragazze che mostrano il lato esterno del seno.

A volte esprime il senso dell’essere, ma in molti altri il selfie rappresenta il dover essere. Ad ogni costo. Tutti ci mettiamo la faccia, è vero, ma siamo sicuri sia sempre quella autentica?