Nel periodo transitorio in cui ci troviamo, dove vige una continua evoluzione di tutte le cose e l’informazione si può ottenere attraverso un qualsiasi mezzo, vi è ancora un particolare fenomeno di cui non si ha- o forse non si vuole avere- una totale consapevolezza, facendo in modo che sia la negligenza a dominare: l’aborto, ovvero l’interruzione prematura di una gravidanza con l’espulsione del feto. I tempi sono cambiati così come le idee a riguardo che i cittadini, appartenenti a diverse fasce d’età, si sono fatti; prima di tutto bisogna, però, differenziare tra due tipi di aborto: spontaneo e provocato. L’aborto spontaneo, cioè quello che avviene per cause naturali e involontarie, è molto frequente, tanto da colpire circa un terzo delle gravidanze che nel 12% dei casi clinicamente riconosciuti colpisce madri con età inferiore ai 20 anni e, nel 27% delle gravidanze, donne che hanno invece superato i 40. Insomma, gli aborti spontanei equivalgono al 35,5% su cento fecondazioni rilevate. Per quanto riguarda l’aborto provocato, ovvero quello indotto volontariamente in modo artificiale per via chirurgica o chimica, i dati conosciuti sono a livello mondiale e ben diversi: nel 1995 erano stati segnalati 46 milioni di casi, con andamento minore nel decennio successivo fino ad arrivare, nel 2003, a 42 milioni di aborti provocati per cause come la malformazione, pericoli di vita, questioni economiche, morali o anche religiose. Il 7,5% degli aborti provocati, per ogni mille donne, rientra tra i 15 e i 49 anni. Non ci sono dati certissimi sulla frequenza di questi aborti in quanto molti non vengono segnalati, sappiamo però che l’80% dei casi avviene nelle prime dodici settimane di gestazione, essendo dunque un aborto embrionale e non fetale. L’aborto è, inoltre, un trauma psicologico in qualsiasi periodo della gravidanza avvenga e richiede terapie pesanti come lo svuotamento strumentale dell’utero o, il più utilizzato, il curettage chirurgico, meglio conosciuto come raschiamento, che si adopera nel caso in cui il feto non venga espulso naturalmente.

[Fonte photo: pianetamamma.it]
[Fonte photo: pianetamamma.it]

Nel 2015, dove i metodi contraccettivi non mancano affatto, sono in continuo aumento le mamme under 18 che, nonostante la crisi economica, si ritrovano spesso alle prese con un figlio. A tale riguardo la popolazione italiana si divide nettamente in due diverse correnti di pensiero sulla decisione dell’aborto provocato, anche perché se spontaneo c’è ben poco da commentare. Una gran fetta dei cittadini è a favore dell’aborto provocato, soprattutto nei casi in cui la mamma è poco più di una bambina o se ci sono delle malformazioni che porteranno inevitabilmente a una vita piena di sofferenze. Coloro che si dicono a favore dell’aborto sostengono che nei primi tempi della gestazione il bambino non si è ancora formato del tutto e che, quindi, non ci sarebbe nulla di male nell’interrompere la gravidanza considerando, ovviamente, i pro e i contro: tra i pro rientra, prima di tutto, impedire al bambino di formarsi e nascere in una famiglia che non è pronta ad accoglierlo, in situazioni non idonee alla sua crescita; tra i contro, invece, c’è l’ovvio danno fisico e psicologico che colpirà la donna. Insomma, gli aspetti da valutare prima di prendere una simile decisione sono molti e dipendono dalle singole situazioni. In linea generale sono di meno, ma più convinti, i cittadini contrari all’aborto nel modo più assoluto, vuoi per fede o perché si ha la convinzione che la vita sia tale già dal primo momento in cui le cellule procreatrici si incontrano. Le persone non favorevoli all’aborto affermano che la vita è un dono, che non deve essere stroncata prima ancora di iniziare e, in caso di gravi malformazioni genetiche, bisogna accettare il bambino che verrà con coraggio perché non importa quanto duri una vita ma che essa sia nell’amore vero. In casi di genitori troppo giovani, invece, c’è da dire che una ragazza di 17 anni, alle volte, può essere più responsabile di una donna di 40 e che, in ogni caso, il difficile mestiere del genitore è una cosa che si apprende giorno dopo giorno e non con l’avanzare dell’età. In conclusione, le persone contrarie all’aborto provocato sostengono con fermezza che si sta parlando, sempre e comunque, di una forma primordiale di vita che merita di giocarsi le sue chance in questo mondo.
Dare un giudizio a riguardo non è affatto semplice e non lo è nemmeno schierarsi con una delle parti; bisognerebbe soffermarsi a pensare e se non ci si trova in una certa situazione non si potrà mai sapere quale decisione si potrebbe prendere, se vincerà la testa o il cuore.

[Credits photo: ...celicia... / Flickr]
[Credits photo: …celicia… / Flickr]

Bisogna sottolineare che i tempi sono cambiati, che prima si abortiva di nascosto per non far sapere a nessuno della gravidanza o i tuoi genitori ti avrebbero ripudiata, mentre le mamme e i papà di oggi sono decisamente più permissivi e puntano a dare ai propri figli lo spazio che ai loro tempi si sono visti negare, creando così un tiro alla fune dove vince chi se ne approfitta e dove spuntano mamme 16enni che, talvolta, non capiscono che fare un figlio e crescerlo non equivale solamente a volergli bene e a coccolarlo come fosse un bambolotto, ma che è una grande responsabilità che può sfociare in conseguenze negative. A tale proposito Il Giornale Digitale ha tentato di raggiungere tre giovani ragazze: le prime due, di 18 e 21 anni, sono reduci da un aborto spontaneo e di un figlio che, a dispetto della loro età, volevano davvero, ma non se la sono sentita di rilasciare la loro testimonianza perché non hanno ancora ben metabolizzato il tutto e stanno ancora lavorando sul danno psicologico subito. Infine c’è una 23enne romana, che per ovvi motivi ha chiesto di rimanere anonima, che ha trovato il coraggio di raccontare la sua forte storia e la decisione sofferta di interrompere la gravidanza per una volontà non sua e che, a distanza di anni, ancora non si perdona continuando a darsi delle colpe che in fondo non le appartengono: «Raccontare questa cosa per me è difficile, ma voglio farlo per uno sfogo personale e, magari, per essere d’aiuto a chi si trova in una situazione analoga. Avevo 16 anni ed ero fidanzata da poco più di due anni con il ragazzo con il quale ho avuto le mie prime esperienze, i miei primi rapporti. Una volta non siamo stati attenti, io non prendevo la pillola e lui quel giorno non aveva portato i preservativi, ma abbiamo pensato che per una volta non sarebbe successo nulla: tanti nostri amici lo facevano senza prendere precauzioni e non avevano mai corso il rischio. E invece le mie mestruazioni, solitamente puntuali come un orologio svizzero, tardavano ad arrivare, così comprai il test di gravidanza. Il giorno dopo, a scuola, andai in bagno per farlo e le due linee divennero rosa. Era positivo. Ero incinta. Le mie emozioni erano contrastanti e avevo paura di tutto. Paura di partorire, paura perché io e il mio ragazzo andavamo ancora a scuola ma, soprattutto, paura di dirlo ai miei genitori, un po’ all’antica. Come immaginavo non mi hanno capita e non ho avuto altra scelta, mia madre è stata fin troppo chiara: tenere nascosta la gravidanza, che il paese è piccolo e la gente mormora, e partorire in anonimo o abortire. Ho scelto l’aborto perché non sarei mai stata in grado di sopportare l’altra opzione, portare in grembo una creatura per nove mesi, metterla al mondo e poi non vederla più, lasciarla a chissà chi. Ma nonostante quella mi sembrava l’unica soluzione plausibile oggi, col senno di poi, penso ancora a quanto sarebbe stato bello, seppur difficile, avere un figlio, lo penso anche adesso che la mia relazione con quello che sarebbe stato il papà è finita da un pezzo. Lui non mi è stato vicino in quei momenti di lacrime, non mi ha dato consigli, non si è opposto, non ha fatto alcun commento su tutta questa storia ma non lo rimprovero, perché so che condivideva le mie stesse paure. Ora sono cresciuta, vado avanti col sorriso, sono zia da undici mesi e adoro la mia nipotina. Quando passo il tempo con lei, in particolar modo, mi ritrovo a pensare a quell’angelo, a quale nome avrebbe avuto, di che sesso sarebbe stato, quale torta avrei fatto quest’anno per il suo settimo compleanno. E chissà cosa avrei provato a sentire il suo primo “ti voglio bene mamma” perché io di bene gliene avrei voluto eccome. L’aborto deve essere una scelta consapevole e voluta, di chi porta in grembo il bambino e di nessun altro perché, credetemi, certe cose le porteremo dentro per sempre».

E mentre sul tema dell’aborto se ne sentono di tutti i colori ogni giorno che passa, non possiamo che evidenziare ancora una volta che l’argomento prende largamente piede nella società perché i tempi sono cambiati, il sesso non è più tabù e viene, anzi, visto come una sfida, una cosa da fare al più presto, talvolta senza le dovute precauzioni, sottovalutando le conseguenze che potrebbero presentarsi. Nel periodo della grande informazione, oggi vige l’ignoranza, uno scarso dialogo indirettamente proporzionale alla larga libertà elargita e tanto, ma proprio tanto, menefreghismo. Perché, favorevoli all’aborto o meno, per fare un figlio non basta la fecondazione, un parto e i vestitini nuovi ma serve la testa. Sì, un figlio si deve fare con la testa. Soprattutto con quella.

[Fonte Cover: wdonna.it]