Ci sono cose che cambiano, che crescono e che si evolvono. Altre che, passano i millenni, e sono sempre quelle. L’amore, per esempio. E, come tutto, l’amore inizia da qualcosa. Nella maggior parte dei casi, ora, da un messaggio privato nella chat di Facebook.

I social, l’immediatezza della messaggeria e il facile superamento dei limiti geografici, hanno reso l’arte del corteggiamento tremendamente basic ed elettronica. Un post, un like, un tweet, tutto ha un significato, quello che gli vogliamo attribuire. Perché non ci sono sguardi, sorrisi, contatti dietro lo schermo. Non c’è la spontaneità. Arriva quello che può arrivare, nel miglior modo in cui riusciamo ad esprimerlo.

Si giunge falsamente preparati a quella che è diventata la mossa finale: il contatto. Attraverso profilo e informazioni, si conosce già a grandi linee l’altro, quello che resta da scoprire sono i dettagli, il passato. Non esiste la meraviglia dello scoprirsi affini, perché ci si è già selezionati per quello. Non esiste la meraviglia di sentirsi il mordente del coraggio di lui. E per coraggio si intende il metterci la faccia. L’atto eroico e leggendario di andare a conquistare con le gambe quello che si vuole.

Niente più galantuomini, niente più fiori, inviti a cena, primi incontri da film: tutto è, al contrario dell’amore, facile, immediato, vile. Ma le donne non l’hanno abbandonata l’idea della galanteria, hanno solo smesso di aspettarsela. E se si imbattono in lei, ne vengono fuori stordite.

Si può dare la colpa ai tempi, alla tecnologia, all’uomo che si femminilizza o alla donna che si mascolinizza, si può dare la colpa a tutto questo. Ma darla all’assenza di coraggio sarebbe di gran lunga meglio. Darla alla pigrizia, al terrore del rifiuto e dei rumors, darla a questo è più utile.

Il corteggiamento è un arte e non è fatto per i pigri o i deboli di cuore. Il corteggiamento è una lunghissima danza, una danza che ad ogni passo richiede premure e cautela. Perché è questo che fa brillare il gentil sesso: non i diamanti, i regali, le cose, ma le attenzioni.

E nonostante ci sia una grande porzione rosa di donne che rifuggono dalle smancerie, il classico resta senza tempo. E anche quella è questione di affinità. Il complimento, quello fatto bene, ma anche quello impacciato, l’imbarazzo, la voce che trema: indispensabili, insostituibili.

Si arriva dritti al cuore e alla pelle, non c’è il rischio di fraintendere tutto il fraintendibile. Si è lì, davanti all’altro, con una persona intera da scoprire. Perché non ci possono essere dubbi, non detti, interpretazioni di emoticon e punteggiatura. L’amore vuole certezza, verbi all’indicativo presente, chimica e presenza. E anche lei, come l’amore, vuole tutto questo. E lo vorrà anche tra un millennio, quando i computer avranno le sembianze delle persone. E quando anche allora, non potranno sostituirle.

Togliamo gli occhi dallo schermo e guardiamo negli occhi quello che vogliamo. Dopo, prendiamocelo.