Quando le luci si spengono, inizia la musica e la prima modella calca la passerella sotto gli sguardi attenti, curiosi e affamati del pubblico, la moda raggiunge l’apice della creazione artistica. L’incontro tra i due mondi avviene davanti agli occhi degli spettatori, che catturano proprio come all’interno delle stanze di un museo ogni dettaglio, ammirando linee, colori, desiderando di toccare con mano i tessuti pregiati così vicini eppure allo stesso tempo lontani dalla propria portata. Arte e moda sono dunque due sfere molto più vicine di quello che si potrebbe pensare, completandosi e traendo ispirazione a vicenda, in un ciclo che produce bellezza passando dalla sperimentazione alla citazione, con la definizione di modelli unici.

Il rapporto tra i due mondi si esplica in maniera multiforme, in un continuo movimento che vede da una parte gli stilisti citare grandi opere del passato, con riferimenti storico-artistici più o meno definiti e dall’altra piccoli e grandi artisti sotto l’ala protettiva dei designer, divenuti i nuovi mecenati dell’arte. Il risultato si esplica in collaborazioni interessanti dal punto di vista artistico, che vede l’unione di due idee ben definite in un unico percorso dai risultati spesso sorprendenti. Molte aziende di moda, negli anni, si sono aperte alla collaborazione con importanti artisti. Tra gli antesignani, Elio Fiorucci, che ha frequentato i circuiti underground newyorkesi e dialogato con personaggi come Warhol, Haring e Basquiat. Interessante il caso Vuitton, che ha lavora con figure come Hirst, Murakami, Kusamia e Sherman per produrre oggetti-opere d’arte.

L’ideazione di una collezione di moda consiste in gran parte nella ricerca di una fonte d’ispirazione, in grado di offrire allo stilista lo spunto per risvegliare il suo estro creativo. Si tratta di un meccanismo ben preciso, che si innesca proprio quando l’arte è in grado di ispirare la moda, che diventa dunque il suo museo immaginario, pronto per essere riempito. La tavolozza dei colori si sposta sui tessuti anziché su tela, i quali si adattano al corpo di ogni donna delineando le sue linee come se fosse una vera e propria scultura tra punti luce, incavature, effetti tridimensionali e la cura dei dettagli per raggiungere lo statuto finale di capolavoro. È così che è nata la collezione di debutto di Raf Simons all’interno della casa di moda Dior, nell’autunno inverno 2012. I colori e la stesura delle nuance sulle tele per mano dell’artista contemporaneo Sterling Ruby hanno ispirato lo stilista conosciuto per il suo estro minimalista. I quadri di Ruby sono stati riportati sugli abiti della casa di moda, rimasti nella storia della maison per l’unicità e l’eleganza di linee uniche e nuances calde. Una collezione che ha confermato la grandezza di Raf Simons e contribuito alla fama crescente dell’artista, che mai avrebbe pensato di vedere le sue tele impresse per sempre negli abiti senza tempo di Dior.

Ma ancora prima di Raf Simons, molti stilisti hanno utilizzato richiami alla pittura, trasfigurati nella moda. Tra i più celebri ci sono Versace che cita Warhol, Laura Biagiotti che cita Balla, Moschino che si ispira a Lichtenstein, Missoni con Kandinskij e Klee, Galliano che cita Klimt e Dolce & Gabbana che citano Van Gogh. Il dialogo tra i due mondi non si è però fermato qui. In particolare Viktor & Rolf hanno presentato durante la Haute Couture Fashion Week una collezione davvero particolare in cui gli abiti si trasformano in quadri dalle cornici frantumate in modo da adattarsi al corpo, tele schizzate di colore e dipinte. Gli stessi abiti sono stati poi appesi al muro in un museo ideale, dove continueranno a stupire per la loro unicità.

Il concetto di abiti nei musei non è però uno del tutto nuovo. L’esposizione di abiti come opere d’arte, da ammirare tra quadri e sculture, proprio come se fossero create per essere appese in questi luoghi senza tempo è un’idea nata nel 1973 con Diane Vreeland, che lasciata la direzione di Vogue e divenuta curator del Metropolitan Museum di New York, ha realizzato qui una oramai mitica rassegna sulla storia del costume. È stata poi la volta di Alexander McQueen al Victoria & Albert Museum di Londra, ma anche di Azzedine Alaia alla Galleria Borghese di Roma. In particolare quest’ultima rappresenta un vero e proprio dialogo con le opere di Bernini e Canova, con corrispondenze e analogie tra le opere che riconfermano la connessione tra artisti e stilisti, in un ciclo continuo legato insieme da un fil rouge di seta preziosa che è la creatività.

[Fonte Cover: pianetadonna.it]