«Per le donne arabe vedo un solo modo di sbloccare questa situazione: parlare, parlare senza sosta di ieri e di oggi, parlare fra noi in tutti i ginecei, quelli tradizionali e negli appartamenti delle Case Popolari, parlare fra noi e guardare, guardare fuori, fuori delle mura e delle prigioni! La donna-sguardo e la donna-voce. Ma non la voce delle cantanti che gli uomini imprigionano nelle loro melodie zuccherose!… La voce che non hanno mai sentito, perché accadranno molte cose sconosciute e nuove prima che questa voce possa cantare: la voce dei sospiri, dei risentimenti, dei dolori di tutte coloro che sono state murate vive… La voce che cerca dentro le tombe aperte!». (Assia Djebar, Donne d’Algeri nei loro appartamenti)

Le parole di Fatma-Zohra Ima­layène, meglio conosciuta come Assia Djebar, risuonano cariche di fiducia, di forza, di passione, nella mente di chi legge. La scrittrice algerina, venuta a mancare il 6 febbraio scorso all’età di 78 anni, ha dedicato una vita intera a un sogno: l’emancipazione femminile islamica. Nata il 30 giugno 1936 a Cher­chell, nella pro­vin­cia di Tipaza, stesso luogo in cui verrà sepolta, Assia Djebar ha segnato la letteratura algerina con le sue poesie, i suoi racconti e saggi, con le sue opere teatrali e i suoi esperimenti cinematografici.
La Francia è la sua seconda casa, tanto che sceglie di scrivere le sue opere nella lingua dei colonizzatori, non con un sentimento di esilio o di fuga, ma al contrario, con la consapevolezza che questo sia un simbolo di riconciliazione tra le due culture. “Scrivo dun­que, e in fran­cese, la lin­gua degli anti­chi colo­niz­za­tori, che è tut­ta­via diven­tata irre­ver­si­bil­mente quella del mio pen­siero, men­tre con­ti­nuo ad amare, sof­frire e anche pre­gare in arabo, la mia lin­gua madre” – afferma la scrittrice più e più volte. E sarà proprio questo amore e questo desiderio di riconciliazione a far sì che Assia, come autrice algerina, venga ammessa all’Accademia di Francia, per la prima volta nella storia.

Assia Djebar, la voce delle donne resta viva nelle sue parole

La Soif, Ombra sul­tana, Donne d’Algeri, Lon­tano da Medina, Vasta è la pri­gione, L’amore e la guerra, Le notti di Stra­sburgo: questi alcuni titoli delle sue opere più celebri. Opere principalmente incentrate sulla condizione delle donne d’Algeri, private di qualsiasi forma di espressione, sulla storia, sulla libertà di azione e di pensiero in un paese dominato dal patriarcato. Voci di donne, parole, scambi di opinione, violenze e soprusi: le storie della Dejbar si evolvono nella dura e complicata vita di ogni giorno. Ma è proprio lì che, secondo la scrittrice, si trova la soluzione: nella parola che viaggia di bocca in bocca, nell’idea che nasce e cresce di mente in mente. Il privato relazionato al pubblico, le storie personali immerse nel momento storico: il risultato è un coro di voci di donna che chiedono di essere ascoltate e di trasformarsi in “donne-voce”.

Assia Djebar, la voce delle donne resta viva nelle sue parole

Una lotta, una vita, una passione, quella della Djebar, che ha scalfito la storia e la letteratura, europea e non. Un’idea, quella della donna libera, che continua a camminare ogni giorno sulle sue parole prima, e poi nella mente di chi le comprende e ama. Perché la malattia può uccidere il corpo, ma i sogni sono immortali e il suo continua a muoversi di donna in donna, diventando speranza. Diventando forza.

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