Dalla disinformazione alla prostituzione minorile il passo è breve.
Breve quanto dal liceo, all’auto di uno sconosciuto. Uno qualsiasi al quale ci si vende fingendo sulla propria età fino a diventare quasi maggiorenni. Perché, in realtà, quelle coinvolte in questo tipo di prostituzione hanno poco più di 13 anni. Si chiamano Baby Squillo e nessuna di loro ha superato la maggiore età, ma ha fatto presto i conti con l’esigenza di un mercato che sembra divenire sempre più fiorente. Hanno imparato a contrattare con un pubblico di acquirenti disposti a spendere anche cifre a quattro zeri per il bene in questione, purché Baby. Divampa nello Stivale violento come un virus il fenomeno delle Baby Squillo, ad oggi, nemmeno più così latente. In Italia, infatti, l’ultimo caso che ha fatto discutere è quello dei Parioli, a Roma.
Seguito da Cuneo, finita nel mirino per diversi casi di adolescenti strappate alla propria vita per soddisfare i bisogni più perversi di adulti, ormai loro clienti.

La richiesta

Vendute al miglior offerente.
Il compito di una Baby Squillo, adesso, è quello di colmare non tanto il desiderio sessuale bensì quello di potere dei loro compratori. Ecco perché la richiesta di questi ultimi verte su un pubblico minore: un pubblico adulto li farebbe sentire alla pari, se non inferiori, proprio come in un qualsiasi altro ambito della loro vita. Merce meno rara di quanto si possa pensare, spesso, dietro una Baby Squillo in vendita c’è una mamma manager che detiene il controllo degli incassi. Come ogni business che si rispetti lo scopo primario dell’imprenditore è quello di rispondere ai fabbisogni dei propri clienti, di adescarne di nuovi, o, addirittura, di far sì che questi clienti scoprano di avere necessità mai considerate prima. Ma che una volta scoperte vanno soddisfatte: attraverso siti internet o il marciapiede di una strada le Baby Squillo sono subito in vetrina e pronte all’uso.

L’informazione

Di questo mercato perverso e deplorevole ne ha a lungo parlato il giornalista Riccardo Iacona in “Utilizzatori Finali”, un libro inchiesta che racconta il lato nascosto e appagato di un’Italia nei confronti del potere, del sesso e delle donne sul mercato. Fa luce su quelle relazioni tra l’uomo e la donna che si basano sul danaro, ma che vede l’uomo contento della donna che incontra, almeno in questo caso. Rialza il polverone dei Parioli Iacona, un caso che vede condannati 8 uomini per lo sfruttamento di bambine di 14 e 15 anni. Il libro di Riccardo Iacona nasce da un esperimento che propina alla rete un’esca minorenne (ma per finta), che viene subito abboccata da decine di uomini incuranti della sua minore età. I dati affermano che sono 9 milioni i rapporti a scopo di lucro che si consumano sulle strade italiane, da questi numeri sono esclusi quelli riguardanti la sfera di internet, che – a quanto pare – risponde oltremodo bene.

L’educazione che non c’è

In Italia i primi rapporti sessuali si consumano dagli 11 anni in poi.
In una società in cui l’informazione, tutta, sembra progredire, quella che riguarda la sfera sessuale continua ad essere, invece, un grande tabù. Al punto che non vi è nessuno a cui potersi rivolgere per far fronte alle curiosità inevitabili che riguardano il proprio corpo e, allora, ci si abbandona alla scoperta incosciente di quest’ultimo come peggio si può: affidandolo ad altri. La dimostrazione più eclatante di questo squarcio culturale la si realizza di fronte ad un dato che riguarda, invece, l’Olanda: lì dove la prostituzione è legale, lì dove l’educazione sessuale viene affrontata nelle scuole, i ragazzi hanno i loro primi rapporti sessuali dai 17 anni in poi. Un’età indubbiamente più vicina alla maggiore età che non a quella dell’incoscienza che sfocerà in sensi di colpa quando ormai è troppo tardi.

In un mondo in cui quello della prostituzione è il lavoro più antico sarebbe bene insegnare che le persone non vanno giudicate in base alle loro scelte di vita, il vero moralismo dovrebbe riguardare quelle persone che scelgono per la vita degli altri.

[Credit Cover: cineblog.it – Foto tratta da “Giovane e Bella”]