Bridget Jones è incinta, ma nemmeno lei sa con certezza di chi sia il bambino. Semplice, banale ma efficace: è da questo spunto che parte Bridget Jones’s Baby, terzo capitolo della saga dedicata alla più amata single sovrappeso, uscito nelle sale statunitensi il 16 settembre e pronto ad approdare in Italia per il 22. È un ritorno in grande stile per il personaggio interpretato da Renée Zellweger, ormai giunto alla soglia dei 43 anni, dopo i primi due film, datati 2001 e 2004, basati sul romanzo di Helen Fielding. Mancherà Hugh Grant, improbabile uomo dei sogni del primo capitolo, ma a mettere in crisi Bridget, oltre al solito Mark Darcy (il Premio Oscar Colin Firth) ci sarà Patrick Dempsey, che da un anno a questa parte ha lasciato dolorosamente orfani i fan di Grey’s Anatomy. In regia la solita Sharon Maguire, che firma anche la sceneggiatura insieme a David Nicholls ed Emma Thompson, che si concede anche un piccolo gustoso ruolo da ginecologa.

Perché la consueta sfilza di gag ed equivoci a sfondo romantico stavolta ruoterà interamente attorno al bebè che Bridget scopre di portare in grembo, proprio poco dopo un doppio incontro con Mark Darcy e l’affascinante Jack (Dempsey): chi sarà il padre del bambino? Tranquilli: eludendo il finale aperto, al termine del film conosceremo il colpevole.

Quando una formula funziona, possono passare dodici anni e avvicendarsi gli attori, ma c’è poco da fare: Bridget Jones’s Baby funziona alla grande. Anzi, probabilmente libero dall’effetto sorpresa, il personaggio principale riesce a essere ancor più travolgente che nei primi due capitoli, con la Zellweger che si dimostra nata proprio per questo ruolo. È davvero poco probabile che le fan della serie possano rimanere deluse da questo terzo, più che dignitoso, capitolo: così come è invece certo che chi non ha atteso questo film con ansia da oltre dieci anni troverà davvero poco o nulla di interessante nella storia raccontata. Bridget Jones’s Baby promette poco ma quello che fa, lo sa fare bene.