La messa è finita, andate in pace. Così, conclusa la canonizzazione di Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII, i sette milioni di turisti religiosi, accorsi ad assistere a una delle giornate che hanno fatto la storia della Chiesa e del mondo intero, hanno fatto fagotto e sono tornati ognuno nel proprio Paese.

Cosa ci ha guadagnato Roma Capitale

«Per Roma è stato uno spot gigantesco, planetario. Credo che gli effetti economici positivi si vedranno soprattutto nei prossimi mesi» afferma Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi e di Confcommercio della Capitale. Perché in compenso il business c’è stato: sebbene gli alberghi non abbiano raggiunto il sold-out, il guadagno generale è stato per molti un giusto pagamento per tanto incomodo; anche troppo, considerando la solerzia con cui in molti hanno approfittato dell’occasione, subaffittando camere e posti letto o improvvisando Bed&Breakfast non autorizzati.

Confcommercio parla di 300 milioni di incassi totali, con i costi delle case in affitto aumentati del 173%. Le irregolarità non sono mancate ma, se non altro, i controlli a tappeto hanno fatto sì che venissero racimolati circa 100.000 euro in sanzioni solo per le strutture ricettive.

Il guadagno maggiore però è quello virtuale: «penso che ci sarà un’onda lunga da gestire – continua Roscioli – Come quando ci fu il Giubileo dell’anno 2000: nei successivi 12 mesi registrammo infatti un +18% di presenze, soprattutto straniere, proprio grazie a quell’evento». Il beneficio più grande dunque è quello da cogliere al volo: l’intera cerimonia, nella sua straordinarietà, ha fatto da spot pubblicitario andato in onda gratuitamente in ogni angolo del mondo.

Quanto è costata la festa e chi l’ha pagata

Ma, quando si tiene una festa, da che mondo è mondo la scocciatura maggiore resta a chi ha messo a disposizione la casa: in questo caso, Roma Capitale. Per quanto infatti la cerimonia (da un punto di vista religioso) e lo show (da quello mediatico e commerciale) si siano tenuti all’interno della Città del Vaticano, a sobbarcarsi le spese dell’organizzazione è stato lo Stato italiano e, nello specifico, la città di Roma.

Il conto, secondo quanto calcolato dal Messaggero, ammonta ad 11 milioni di euro. Solo tra servizi igienici, decoro e pulizia, l’amministratore delegato dell’Ama Daniele Fortini ha avvertito che, dal milione ed 800.000 euro previsti all’inizio del mese, si era arrivati alla cifra di 4,7 milioni. All’aumentare dei visitatori, infatti, sono aumentati anche i costi da sostenere.

«Stiamo lavorando insieme alla presidenza del Consiglio perché parte di queste spese sostenute da Roma siano impegnate anche dallo Stato perché la città di Roma è l’unica città al mondo con uno Stato nello Stato e tre ambasciate per ciascun Paese» ha spiegato il responsabile Progetti speciali del Gabinetto del sindaco, Maurizio Pucci. Per ora tuttavia il premier Renzi ha ben altro a cui pensare e, proiettato com’è a conservare il gradino più alto del podio alle europee, ha procrastinato l’incontro con il sindaco di Roma Ignazio Marino a dopo il 25 maggio.

Così la capitale ha dovuto fronteggiare da sola l’avvento di circa sette milioni di fedeli. La macchina organizzativa ha mobilitato Polizia Locale, Protezione Civile e uomini della Digos, oltre a sofisticate misure anti terrorismo per garantire la sicurezza di 61 delegazioni in rappresentanza dei rispettivi Paesi, 19 capi di Stato, 24 primi ministri e 23 ministri. Per la gioia di Marino e del ministro degli Interni Alfano, si può parlare di successo: i disagi sono stati minimi e tutti affrontati nel migliore dei modi.

Tuttavia, ciò ha significato turni straordinari per addetti alla sicurezza, ai trasporti ed alla nettezza urbana. Perché se le pupille dei ristoratori e degli albergatori ancora luccicano per gli introiti portati dall’evento, ci sono intere categorie di lavoratori che dall’amministrazione di Roma a malapena riescono a percepire uno stipendio minimo; valga per tutte quella dei vigili urbani che, mercoledì scorso, era arrivata a minacciare lo sciopero proprio in concomitanza della canonizzazione pur di scongiurare il rischio tagli alle indennità previste per i servizi festivi e notturni, i più pericolosi.

E il Vaticano?

Ma il Vaticano non si è del tutto disinteressato della faccenda; per quanto però abbia contribuito con un obolo, i 500 mila euro versati sono bastati a coprire al massimo le spese aggiuntive dei servizi di trasporto pubblico Atac – e neanche tutti: per le ferrovie regionali, infatti, sono serviti altro 75.000 euro.

La vicenda dunque riporta a galla un problema annoso: quello di Roma e dei sacrifici che l’essere capitale impone.
«Solo le manifestazioni costano ai romani 70-80 milioni di euro l’anno tra pulizia, vigilanza e danni all’arredo urbano – spiega Marino – Altri 70 milioni sono il prezzo del mancato gettito della Tares di tutte le ambasciate e dei ministeri, che non pagano perché esentati o pagano a rilento. Più 20 milioni per la manutenzione e la sicurezza delle piazze e dei palazzi del potere. E ancora: 48 milioni di extra costi sul bilancio Ama per l’accoglienza e l’ospitalità, più 70 mila euro al giorno per turisti e pendolari che utilizzano il trasporto pubblico senza risiedere a Roma e quindi senza pagare le tasse locali».

Per ora, dunque, una sola cosa è certa: lunedì mattina, a ripulire via della Conciliazione dalle oltre 100 tonnellate di rifiuti lasciati dai pellegrini, non c’erano guardie svizzere, bensì 400 operatori Ama. E gli operatori Ama sono pagato dallo Stato italiano, non dal Vaticano.