È il tormentone degli ultimi giorni, quel “Cosa fa? Vada, non cincischi!” che spopola sui social, condito dall’immancabile foto di Paolo Bonolis con atteggiamento finto irritato verso i suoi concorrenti. Andiamo, allora. Perché il pubblico a casa avrebbe potuto scegliere di cambiare canale o di spegnere la tv negli ultimi otto venerdì sera in cui Ciao Darwin ha conquistato gli ascolti del piccolo schermo, anziché contribuire ad aumentare l’imbarazzo verso la nostra tv.

Ciao Darwin è un programma trash, un concentrato di elementi ridicoli e di richiami alla sessualità con le nudità bene in vista, perché senza un corpo attraente lo spettatore medio non è soddisfatto, insieme alle espressioni sarcastiche del padrone di casa Paolo Bonolis. Bonolis, decantato conduttore di altri game show e apprezzatissimo dai telespettatori, che insieme alla sua spalla Luca Laurenti, un personaggio costruito proprio sull’apparire ridicolo, è anche autore del programma. Alla regia troviamo invece Roberto Cenci, già al timone di tanti altri successi televisivi.

Credits www.televisione.it
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Perché un personaggio di successo dovrebbe scegliere consapevolmente di far calare il livello culturale dei propri programmi? Quello che accade in tv è un mix di divertimento e vergogna, per i concorrenti che diventano popolari solo quando hanno in sé qualcosa di bizzarro (basti pensare alla concorrente dalla risata ‘invadente’ dell’altro suo fortunatissimo prodotto, Avanti un altro), o ancora peggio, quando si comportano in modo da sembrare bizzarri, anzi volutamente stupidi. Si sa, la televisione è il regno dell’apparire, regolato dalla norma non scritta ma ben nota che bisogna fare ascolti: l’importante è che se ne parli, se bene o male non importa. E’ un dato di fatto, una legge impossibile da cambiare.

E’ triste che in un gioco come questo, perché di gioco si tratta, si debba ricorrere al ridicolo per guadagnare ascolti. E’ triste perché è il pubblico a volerlo, altrimenti non si penserebbe a uno spettacolo simile, e che quindi sceglie consapevolmente di confondere la leggerezza con la stupidità: un mondo di concorrenti messi in ridicolo, che appunto sminuisce il presentatore e lo stesso pubblico a casa, che forse potrebbe puntare a uno spettacolo più maturo, e non incentrato sempre sulle solite, scontate, modelle seminude circondate da un pubblico ingolosito e da giocatori imbarazzati e impacciati.

La parte peggiore di questo teatrino sono proprio i concorrenti che volontariamente si mettono in gioco per un pizzico di popolarità, raggiunta non mettendo in mostra le proprie doti, ma i propri peggiori difetti. Potrebbe anche essere un intento nobile, che mira a tranquillizzare gli insicuri e far sentire che in fondo si è davvero tutti parte dello stesso mondo. Ma non è così, perché questi giocatori del ridicolo minimizzano il proprio essere per emergere, una classifica al contrario che premia i più sciocchi, i più imbranati della situazione.

Credits www.ciaodarwin.mediaset.it
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Altra perla del trash, che ha contraddistinto soprattutto la penultima edizione e la settima, appena conclusa, è il riferimento alla morte e al ritorno in vita, come si nota dal sottotitolo La risurrezione: ennesimo sberleffo in direzione della moralità, mettendo in ridicolo anche un aspetto profondo come la morte. Ma questo, fortunatamente, è il male minore di un programma che, se davvero dovesse tornare sul piccolo schermo, meriterebbe un rinnovo. Principalmente per il pubblico, che forse non è così sciocco e rozzo come si potrebbe pensare, e che, nonostante una parte inneggi ancora alla petizione per riportare in vita Ciao Darwin per un’ottava edizione e non solo, ha iniziato a stancarsi della prevedibilità del venerdì sera.

Bei corpi in mostra, le solite ballerine, i soliti personaggi famosi che tentano di mettersi sullo stesso piano dei concorrenti qualunque, non evidenziando però alcuna capacità particolare. E’ comprensibile la curiosità verso un programma televisivo di successo come questo è ovvia; la scelta di rimanere sullo stesso canale per intere serate, no. La mercificazione del corpo, l’esaltazione dell’ignoranza e degli stereotipi sono ciò che rendono questo programma imbarazzante, da seguire e a cui partecipare. I momenti di leggerezza non sono da demonizzare, ma nemmeno da ridurre alle più tristi rappresentazioni televisive: i game show di successo possono, e devono, essere altri, dove si punti a sottolineare le buone qualità dei concorrenti, le loro abilità, proprio come si vede nei talent show o nei quiz a premi. Ben vengano anche i giochi più connessi alla fortuna, come Affari tuoi: ma il ridicolo, esagerato e cercato a tutti i costi, ha davvero stancato.