Divertiti o bevi responsabilmente, così si leggeva e si legge ancora su qualche cartello di pubblicità progresso. Forse progresso è il termine meno adatto per indicare un certo tipo di campagne che mirano a preservare il futuro e la salute dei giovani d’oggi, che poi lo sono state tutte le generazioni. Lo sono stati quelli nati e poi cresciuti negli anni ’70 in cui davvero la droga uccideva o fulmineamente o logorando il fisico via via. Poi le droghe leggere, poi i casi eclatanti, poi quei giovani che via via sono cresciuti con altre dipendenze da sballo. Poi sono arrivate le droghe sintetiche più massive, con una diffusione capillare fra i giovanissimi e pare che quell’epoca non sia finita. Lamberto Lucaccioni è stato una vittima, l’ennesima, e ne sa qualcosa il Cocoricò di Riccione.

Il 19 luglio Lamberto cede a una debolezza, la gioventù, quella che ti fa credere di essere imbattibile come Superman, quella che ti fa sentire di essere immune e indenne da qualsiasi brutalità, quella che ti fa sentire immortale. A 16 anni non si pensa alla morte e se ci si pensa, la si accarezza come qualcosa che può solo colpirti di striscio, può solo prendere qualcuno che è più grande o che è meno attento. La stessa giovinezza che ti fa dimenticare che anche Superman ha un punto debole: la kryptonite. Un frammento di meteorite, un frammento. A Lamberto è successo di morire a 16 anni per un frammento, una pastiglia di ecstasy presa in un tempio del divertimento, non una semplice discoteca ma il Cocoricò di Riccione.

Per alcuni è considerata la Mecca del divertimento, la discoteca che è da visitare almeno una volta nella vita se sei un appassionato. Il Cocoricò sorge imponente con la sua struttura a piramide trasparente, sulle colline di Riccione, quasi a ergersi per davvero come un tempio. Da anni è considerata come una delle discoteche più in voga, un’istituzione e forse proprio per questo il prezzo da pagare è alto quanto la fama che la circonda: quattro mesi di stop. Quattro mesi di chiusura forzata, quattro mesi di inattività che coincidono perfettamente con l’estate, con i mesi che fanno registrare ingressi record e che poi sono quelli che mantengono il giro d’affari necessario per la sua esistenza. Ecco perché i legali della discoteca non ci stanno e intendono fare ricorso.

La Mani avanti srl è la società che gestisce la discoteca e che si è vista arrivare un provvedimento davvero pesante direttamente dal questore di Rimini Maurizio Improta. De Meis, uno dei sei titolare del locale, fa presente che verrà fatto ricorso al Tar perché a questo punto il bilancio della discoteca viene messo davvero in pericolo così come le 200 famiglie che vivono del lavoro al Cocoricò. In effetti il provvedimento della chiusura di 120 giorni ha suscitato parecchie polemiche che stanno dilagando a vista d’occhio. C’è chi accusa la Scuola e la Politica, chi la Televisione e i Media in generale per incapacità nel prevenire queste tragedie e chi apre pagine Facebook per raccogliere consensi alla riapertura del locale in una moderna raccolta firme. È chiaro che il polverone scatenato abbia di fatto creato a sua volta una tromba d’aria e di parole.

È vero che morto un Papa se ne fa un altro, chiusa una discoteca, ce n’è sempre un’altra dietro l’angolo e così basta andare al Peter Pan che dista 500 metri ma forse il provvedimento ha un briciolo di senso per qualcuno. Forse è il caso di fermare la giostra e riflettere un momento. Puntare il dito sulle discoteche è inutile dirlo, ha il sapore della caccia alle streghe e rischia di sembrare vagamente inquisitorio. Sarebbe una lotta impari chiudere i locali ma la morte di un giovane di soli 16 anni è inaccettabile. Non si può morire a 16 anni dopo essersi sentiti male in discoteca, dopo aver assunto una pasticca di droga, dopo aver iniziato l’estate, la stagione in cui tutto può sembrarti possibile perché ti senti libero finalmente dai compiti e dalla scuola. Cosa è successo alle discoteche? Forse il tempo del divertimento senza aiuti è finito?

Il Cocoricò rischia grosso pur non essendo stato il luogo dello spaccio della pasticca in questione. Pur essendosi impegnato negli anni con telecamere, controlli, gli incidenti ci sono stati. Colpire la Cattedrale non farà crollare la voglia di sballo e di eccesso di tanti giovani. Allora quello che va combattuto non può essere un luogo che ospita fino a 6000 persone: forse è proprio da quelle 6000 persone che bisogna partire. Forse il tempo delle discoteche come le si vedeva una volta è arrivato al capolinea. La cultura dello sballo, quella del bere fino a stordirsi completamente, quella del cercare a tutti i costi di perdere i freni inibitori, di crearsi l’illusione di essere in un mondo diverso, lontano e divertente a tutti i costi, ancora. Per Lamberto un costo c’è stato e se a pagarne ora è il Cocoricò, quando succederà la prossima volta, chi sarà il responsabile di turno? Le minacce del Governo di chiudere altre discoteche sono realistiche?

[fonte cover photo: www.umbria24.it]