Un giovedì di metà marzo del 1978, mentre nelle nostre radio spopola il calabrese Rino Gaetano con la sua Gianna e in America non si è ancora arrestata la febbre del sabato sera, coi Bee Gees ancora in testa alla hit parade, l’orologio della Seconda Repubblica Italiana si ferma: nei pressi del quartiere Monte Mario di Roma, il segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro viene rapito da un commando delle Brigate Rosse, dopo che cinque uomini della sua scorta vengono uccisi. Moro stava per mettere in atto il cosiddetto Compromesso storico, tra la DC e il Partito Comunista Italiano: nei 55 giorni che seguiranno la sua angosciosa prigionia e l’uccisione da parte delle BR, poche luci e troppe ombre ancora nelle trattative e nei contatti tra il Governo e l’organizzazione terroristica.

L’atmosfera irrespirabile, all’apice degli Anni di piombo, non placa comunque l’ascesa dei Bee Gees, che già due mesi dopo, a seguito dell’uscita italiana di Saturday Night Fever, comandano la nostra hit parade con Staying alive. Chissà in quanti ragazzi la stavano ascoltando alla radio, quando in un giorno di maggio l’Italia è assalita da una doppia notizia: mentre il cadavere dell’On. Aldo Moro è ritrovato a Roma all’interno di un portabagagli di una Renault 4, a Cinisi (Palermo) viene ucciso il trentenne Peppino Impastato, che col tempo diverrà simbolo di lotta anti-mafia, quella vera. Nel 2000 Marco Tullio Giordana dedicherà alla vita di Peppino (interpretato da un indimenticabile Luigi Lo Cascio) l’opera I cento passi.

Nel frattempo, a oltre diecimila chilometri di distanza, un altro dramma (travestito da festa) si sta consumando: mentre la Nazionale Argentina di Menotti, Kempes e Passarella conquista in casa, sul campo, il primo titolo mondiale della sua storia, le truppe del generale Jorge Videla, dittatore dello stato sudamericano, reprimono nel sangue la ribellione dei gruppi militanti per la liberazione del paese. A pochi passi dal leggendario stadio Monumental, gli uomini di Videla torturano migliaia di dissidenti: più avanti, dopo la deposizione del generale, si farà la conta delle vittime, oltre trentamila, perlopiù persone scomparse. Quelle che passeranno tristemente alla storia come desaparecidos.

Jorge Rafael Videla consegna al capitano della nazionale argentina Daniel Passarella la Coppa del Mondo (Ph. Credits: ilcatenaccio.es)
Jorge Rafael Videla consegna al capitano della nazionale argentina Daniel Passarella la Coppa del Mondo (Ph. Credits: ilcatenaccio.es)

Il cinema, il nostro cinema, nel frattempo va avanti. Lo fa con uno dei suoi maestri più ermetici e raffinati, Ermanno Olmi, che firma l’imponente affresco L’albero degli zoccoli, Palma d’oro a Cannes, opera con richiami del primo Pasolini friulano, testimone di un’umanità primordiale. Nello stesso anno l’anticonformista Marco Ferreri ci riprova con Ciao maschio e un 25enne di romano, chiamato Nanni Moretti, si presenta con la sua opera di debutto, Ecce bombo.

L’America invece guarda indietro, leccandosi le ferite ancora sanguinanti del Vietnam e interrogandosi in maniera sempre più dolorosa su un conflitto infinito e, come quasi tutti i conflitti, insensato. Lo fa ad esempio Hal Ashby, che incentra il suo Tornando a casa sul delicatissimo tema del ritorno dei veterani e del traumatico reinserimento nella società. Il ritorno dall’inferno asiatico lo tratta anche Michael Cimino ne Il cacciatore. Tutti e tre i protagonisti riusciranno in qualche modo a uscire vivi dalla guerra: si tratta tuttavia di una falsa salvezza. Negli occhi, rimangono le scene d’amore tormentato tra Robert De Niro e Meryl Streep ma soprattutto la devastante sequenza finale, dove De Niro e Christopher Walken sublimano la loro tragica, virile, amicizia. Proprio questi due film ai successivi Oscar si spartiranno i premi principali: film e regia a Cimino, attori principali (Jon Voight e Jane Fonda) all’opera di Hashby.

'Il cacciatore' (Ph. Credits: EMI/Vilmos Zsigmond)
‘Il cacciatore’ (Ph. Credits: EMI/Vilmos Zsigmond)

Mentre la tragedia del Vietnam viene accarezzata anche dal bellissimo Un mercoledì da leoni di John Milius, l’horror viaggia a gonfie vele con la nuova linfa proposta da due autori che si sono già fatti un nome: John Carpenter esce con uno dei suoi capolavori, Halloween – La notte delle streghe, George A. Romero, dieci anni dopo La notte dei morti viventi, ci regala addirittura un trittico costituito da Zombi, Wampyr e Martin.

Impossibile tuttavia tornare con la mente a quel turbolento 1978 (anno tra l’altro dei tre papi, con un polacco di nome Karol che siederà infine sul soglio pontificio per 27 anni) senza ricordare due opere più leggere, ma entrambe entrate negli annali: il Superman di Richard Donner, con il portentoso Christopher Reeve, Marlon Brando e Gene Hackman nel ruolo di Lex Luthor, è un evento. Uno di quei film in grado di spaccare in due la storia di un genere. Grease, invece, una sorta di West Side Story in salsa nostalgica, diviene uno dei musical più fortunati di ogni epoca e lancia definitivamente nel firmamento la stella di John Travolta, che per tutti era già Tony Manero.

'Grease' (Ph. Credits: Bill Butler)
‘Grease’ (Ph. Credits: Bill Butler)

Risalgono inoltre a quel ’78 il penultimo Billy Wilder di Fedora, il mirabile Ultimo valzer del sempre più poliedrico e regolare Martin Scorsese, il bellissimo Capricorn One di Peter Hyams e I giorni nel cielo, del sempre difficile Terrence Malick, che per i successivi vent’anni (prima de La sottile linea rossa) non dirigerà nessun altro film.

In quell’annata, maledetta, mistica e irripetibile, si inserisce anche un addio significativo: quello di chi, a detta di molti, ancora oggi rappresenta il peggior regista della storia, Edward D. Wood Jr., morto a soli 53 anni per un attacco cardiaco. Il cuore e la passione oltre il talento e la tecnica: alla sua vita, costellata di film involontariamente esilaranti e particolari tendenze come il vestirsi da donna, sarà dato il giusto tributo solo sedici anni dopo, quando l’ancora magico Tim Burton dirigerà un Johnny Depp in stato di grazia per rendere omaggio a Ed Wood e all’irriducibile magia del cinema.