Evidentemente il 26 marzo è il mio giorno fortunato: quindici anni fa ero qui a ricevere l’Oscar per l’Amarcord di Fellini“. A rappresentare l’Italia vittoriosa agli Academy Awards del 1990 è il produttore ed ex partigiano Franco Cristaldi, che ritira colmo di soddisfazione la statuetta per il miglior film straniero assegnata al Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore. Ci ripeteremo un paio di anni dopo, poi dovremo aspettare due decadi ancora. Nel frattempo ci godiamo le notti magiche del nostro mondiale, che alla fine si rivelerà un boccone amaro, e Toto Cutugno vince l’Eurovision Song Contest con Insieme: 1992. Sarà tuttavia un anno caldissimo: è da poco crollato il Muro e, mentre nel dicembre ’90 la Germania si riunisce, l’URSS è in piena disgregazione. L’Armata Rossa spara le ultime cartucce di terrore (a Baku muoiono 137 azeri) ma l’inerzia non è più dalla loro: in Polonia trionfa Solidarność e Lech Wałęsa diventa Presidente della Repubblica. Ad agosto nel frattempo, sotto la guida di Bush sr., è scattata in Iraq l’operazione Desert Storm, che passerà alla storia come la prima Guerra del golfo.

É a suo modo un anno particolare anche per il cinema, che si appresta a iniziare l’ultimo decennio del secondo millennio: a quasi un secolo dalla sua istituzione, il grande schermo punta decisamente sulla strategia della diversificazione. É sterminata infatti la varietà di registri, temi e generi che la produzione del 1990 propone, con la signora Hollywood sempre lì davanti a guidare il gruppone. L’uomo del momento, ad esempio, si chiama Kevin Costner: le ragazze sbavano per lui, piace anche alle casalinghe e dopo un decennio più che positivo, Kevin decide di tentare il grande salto dietro la macchina da presa. Il risultato è Balla coi lupi, kolossal prolisso ma efficace sull’incontro tra un ufficiale dell’Unione e una tribù Sioux durante la Secessione. Ai successivi Oscar Balla coi lupi farà incetta di statuette e otterrà anche da noi un successo tale che il primo passaggio in TV (1° marzo 1993, Rai Uno) verrà visto da oltre 14 milioni di telespettatori.

Balla coi lupi (Ph. Credits: Dean Semler/Majestic Films)
Balla coi lupi (Ph. Credits: Dean Semler/Majestic Films)

Il ’90 è però anche l’anno di altri belli: di Richard Gere, indimenticabile partner di Julia Roberts in Pretty Woman; del compianto Patrick Swayze, lui e Demi Moore iconici in Ghost; e soprattutto del 27enne Johnny Depp, protagonista di due perle: Cry Baby, dissacrante musical di John Waters, ed Edward mani di forbice, uno tra i migliori Tim Burton di sempre.

Non stanno a guardare nemmeno gli autori: Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese ridefinisce i canoni del gangster movie, i Coen Bros. fanno ancora centro con Crocevia della morte (con un grande John Turturro), Peter Weir firma la riuscita commedia Green Card (con Depardieu che quell’anno sarà anche Cyrano) e David Lynch rilancia con Cuore selvaggio, con protagonista il giovane Nicolas Cage. Un parente del citato Cage, uno zio chiamato Francis Ford Coppola, nel ’90 chiuderà con un tocco di classe quella che forse è la miglior trilogia della storia del cinema, rilasciando Il Padrino – Parte III, lontano dai livelli dei primi due capitoli ma non per demeriti propri. Un’altra parte III che chiuderà un ulteriore ciclo è quella con cui Robert Zemeckis pone il sigillo sulla serie di Ritorno al futuro, che ancora oggi conta milioni di proseliti. Discorso a parte meritano i capitoli successivi di saghe che dimostrano di aver fatto il proprio tempo: L’Esorcista 3, Rocky V e Predator 2 si rivelano mediocri prosecuzioni dei rispettivi episodi precedenti.

Robert De Niro e Martin Scorsese sul set di 'Quei bravi ragazzi' (Ph. Credits: Michael Ballhaus)
Robert De Niro e Martin Scorsese sul set di ‘Quei bravi ragazzi’ (Ph. Credits: Michael Ballhaus)

Ci sono però, dicevamo, così tanti filoni in questo requiem degli anni ’80 che si fa fatica a starvi dietro. Prendete quello sugli enfant terrible. Ancora oggi ci ricordiamo di Piccola Peste, irriverente e a tratti esilarante commedia su un vivace orfanello di nome Junior. Ancora oggi, soprattutto, non ci stanchiamo di guardare – nei suoi innumerevoli passaggi in TV – Mamma, ho perso l’aereo. Da quel momento il mondo si innamora di Kevin McAllister e da quel momento rimane costantemente in apprensione per il suo alter ego nella realtà, Macaulay Culkin, le cui bufale sulla presunta dipartita hanno ormai superato quelle riguardanti Paolo Villaggio. Viaggia spedito anche il genere action, che trova tre campioni assoluti a tenere alto il vessillo: Bruce Willis prosegue la saga di Die Hard con 58 minuti per morire, Steven Seagal bissa il successo di Nico con Duro da uccidere e il regale Jean-Claude Van Damme fa addirittura doppietta con Colpi proibiti e Lionheart – Scommessa vincente. L’anno d’oro del genere viene impreziosito dal solido Atto di forza di Paul Verhoeven (con Schwarzy e Sharon Stone), Nikita di Luc Besson e Bullet in the head, della garanzia John Woo, col grande Tony Leung.

Non è un’annata come le altre nemmeno per il nostro cinema. I mostri sacri ci sono ancora: Luigi Magni firma In nome del popolo sovrano, Monicelli il suo Rossini! Rossini!, Tornatore Stanno tutti bene, Bertolucci Il tè nel deserto e Scola Il viaggio di Capitan Fracassa con Massimo Troisi, forse l’opera più bella del gruppo. Tuttavia il film italiano dell’anno lo realizza Marco Risi con Ragazzi fuori, sequel del neo-realista Mery per sempre e sgradevole nonché indimenticabile pugno nello stomaco.

E se è vero che l’Italia nel ’90 manca il trionfo mondiale, si consola col primo posto per il trash da celluloide, con una coppia di pellicole a loro modo necessarie: l’horror Hansel & Gretel, con una giovanissima Ilary Blasi, e Mutande pazze, per la regia di Roberto D’Agostino, l’uomo dalle mille vite. Diversificazione, dicevamo: più di così…

[Credits Cover: Stefan Czapsky]