Una crisi che si sta protraendo troppo a lungo. Un conflitto, quello in Ucraina, che sta andando troppo lontano e piú i tempi si dilatano, più il pericolo aumenta. All’orizzonte, per il New York Times, solo un uomo può fermare tutto e si stratta del presidente russo Vladimir Putin. Il Times dedica un editoriale ai recenti sviluppi in Ucraina e il titolo non può passare inosservato: “Putin può fermare questa guerra“. Non si limita però solo a una constatazione, no. È un’analisi non troppo lunga ma incisiva e piuttosto schematica: cause ed effetti. La percezione di quanto sta accadendo in Europa, negli Stati Uniti, passa attraverso le immagini, i social certo, ma la carta stampata e gli editoriali hanno un grosso peso. Nell’edizione del 22 luglio del Daily News, uno fra i quotidiani piú letti ma che mescola molto facilmente gossip e attualità, riporta in copertina una fotografia di Obama e Putin dal titolo: “Dov’è la leadership americana?“. Crisi di identità? Forse. All’interno due pagine dedicate alla crisi ucraina e soprattutto all’evento che ha dato una sferzata importante e ha mosso le acque e i fondali della politica internazionale: l’abbattimento dell’aereo della Malaysia Airlines.

Un editoriale, anche qui, questa volta di un certo Richard Clarke counterterrorism aide durante i mandati di George H.W.Bush, Bill Clinton e George W.Bush, che piuttosto schiettamente spiega la situazione all’americano medio. Clarke ripercorre le tappe che hanno preceduto l’abbattimento dell’aereo: ricorda infatti che qualche settimana fa il generale capo della NATO aveva dichiarato che i russi stavano “insegnando” ai separatisti ucraini come utilizzare missili sofisticati per la difesa aerea, in una base in Russia. Poi le immagini sul web, i ribelli ucraini che dopo l’abbattimento si fanno fotografare con in mano un missile SA-11 e la televisione russa che manda tutto in onda.
La stoccata di Clarke arriva verso la fine dell’articolo: “Non abbiamo bisogno di aspettare settimane di dispute internazionali per arrivare alla conclusione che c’era la colpevolezza del governo russo nella morte di quasi 300 innocenti provenienti da diverse nazioni“. E continua riservando una frecciatina al presidente Obama, incolpandolo in qualche modo e ritenendolo riluttante ad ammettere le responsabilità del Cremlino come invece fece Reagan nel 1983 quando l’Unione Sovietica abbatté un aereo coreano. La triade Kerry, Power (ambasciatore ONU) e Pentagono, spalleggiata dall’Intelligence, ha già sposato la Clarke’s theory.

Nel cocktail della crisi ucraina gli ingredienti non sono pochi: il numero delle vittime che aumenta, l’escalation delle sanzioni americane contro la Russia, i non detti e soprattutto con l’abbattimento del boeing malesiano, il coinvolgimento internazionale. Perché è chiaro, come afferma il Washington Post, che ora i leader mondiali guardano all’Ucraina con occhi diversi. La cura dunque sarebbe quella del dialogo: Putin dovrebbe parlare con i ribelli filorussi nell’estremo oriente dell’Ucraina e chiedere loro di cessare l’insurrezione, interrompendo il flusso di denaro e di armi che fornisce loro.

Più facile a dirsi che a farsi. Ma non saranno un po’ troppo superficiali? Al Times descrivono gli sforzi di Putin come goffi tentativi di “rabbonire i ribelli” e lo accusano di “continuare ad attizzare mancando di fermare i gasdotti, fallendo nel supportare il cessate il fuoco, evitando seriamente e intenzionalmente mediate negoziazioni“. È chiaro che Obama ha tentato di fortificare la pressione che da tempo esercita su Putin minacciando ulteriori sanzioni, come ha fatto lo scorso 21 luglio: se il presidente russo continuerà il tira-e-molla diplomatico allora le sanzioni aumenteranno.
Il 22 luglio Putin si è detto favorevole a un’inchiesta approfondita sulla vicenda dell’aereo abbattuto. Forse ha in extremis evitato che la domanda di Obama “Cosa stanno cercando di nascondere?” si tramutasse in ulteriori tensioni che fa rima con sanzioni. Le fonti ufficiali americane dicono che l’aereo è stato colpito da un missile fabbricato in Russia. I separatisti filorussi dell’Ucraina orientale negano la loro responsabilità. Chiaro che i dubbi (non tutti) potranno essere svelati con l’analisi delle scatole nere. Ma il problema persiste. Consultare il medico, si, ma quale? Perché la situazione che si prospetta non sembra diversa dall’attuale.

“La Russia ha addestrato e armato i separatisti. Se la Russia continua ad appoggiare i separatisti il costo per il suo comportamento potrà solo aumentare”

-Barak Obama-

Il leitmotiv è composto dallo scambio di battute fra Obama e Putin, intervallato dalle sanzioni (più aspre quelle del presidente americano piuttosto che quelle dell’Unione Europea secondo il Times). Forse questa volta la musica si è interrotta perché è palese che l’abbattimento e la relativa strumentalizzazione, hanno cambiato il corso delle cose. È un punto di non ritorno. Nel frattempo a Donetsk i combattimenti si sono intensificati, dopo che l’esercito regolare ha lanciato un’offensiva per riprendere il controllo della città, come del resto aveva promesso Poroshenko nel suo primo giorno di lavoro. Ancora una volta la domanda aleggia: una nuova Guerra fredda? Ad aprile il New York Times metteva in risalto la strategia di Obama. In sostanza un aggiornamento di una vecchia tattica, rodata, per così dire, e adattata al nuovo scenario: la versione 2.0 di quella strategia di controllo che venne utilizzata durante la Guerra fredda. Mr. Obama deciso a isolare economicamente la Russia, cercando di limitare le esportazioni al vicinato. In questo aggiornamento però le componenti sono decisamente più pesanti. La situazione è sempre più rovente e di certo i fuochi non sono solo quelli che vediamo sul campo.

[Fonte cover: www.news.pn]