Il concetto di sfilata ha rivoluzionato il mondo della moda.
Un tempo erano i clienti ad esprimere il loro desiderio e i sarti a lavorare su commissione per renderlo realtà. Oggi la figura del sarto è quasi spartita per lasciare il posto allo stilista. Un vero e proprio visionario del costume, che attraverso le sue creazioni deve soddisfare i bisogni presenti e captare le necessità future del suo pubblico. Un pubblico, inoltre, sempre più competente e competitivo.

La nascita delle sfilate di moda viene attribuita a Charles Frederick Worth.
Worth è considerato il padre della haute couture, il quale, alla fine dell’Ottocento introduce una nuova figura nel settore moda: la modella. Fino a prima di quel momento, infatti, gli abiti venivano mostrati ai potenziali acquirenti sui figurini. Ma Worth intendeva proporre una novità ancora più grande, voleva rendere vivo il suo stile come ancora nessuno aveva fatto prima. Siamo in piena epoca vittoriana, un periodo storico testimone di innumerevoli mutamenti culturali e sociali, ma, soprattutto, un periodo di sfarzo in cui veniva rivolta estrema attenzione all’abito, elemento ritenuto talmente prezioso che prendeva posto tra beni testamentali, nonché atto a distinguere le diverse funzioni sociali e il grado di potere che esse determinavano. Ma i mezzi per diffondere la moda a quei tempi erano limitati, ed essa viaggiava lentamente. Solo nel 1912 lo stilista francese Paul Poiret organizzò una tournée nelle principali capitali europee per presentare i suoi modelli. Il suo tour ebbe un successo eclatante al punto che che lo ripropose anche l’anno successivo negli Stati Uniti: così come succede oggi durante le moderne Fashion Week. Ma questa è un’altra cosa. La settimana della moda è un evento che riguarda tutta l’industria moda, permettendo agli stilisti del mondo di presentare le loro collezioni e che si svolge nelle più importanti capitali della moda: Milano, Parigi, Londra, New York e Berlino.

Si tratta di uno strumento d’informazione obsoleto?

La prima settimana della moda ebbe luogo a New York nel 1943 e fu realizzata con lo scopo di promuovere la moda locale a discapito di quella francese: la seconda guerra mondiale aveva reso impossibile l’importazione degli abiti dall’Europa. Finita la guerra, l’iniziativa di New York fu adottata dalle altre dalle altre capitali della moda (Parigi, Londra e Milano). Un’epoca lontana ma lungimirante. Da quegli anni, però, quello che non si è mai evoluto è il modo di intendere questo evento un’esclusiva per gli addetti ai lavori. La moda oggi va veloce: non ha più posto per i sarti, non ha più tempo per le sfilate di presentazione per pochi eletti. Si tratta, infatti, di un settore il cui operato è destinato ad un pubblico di persone pronte ad acquistare nell’immediato. Se parliamo di alta moda, s’intende. Settore che non conosce crisi, ma solo evoluzione. Rapida e crescente. Basti pensare che il settore moda trova la sua maggiore visibilità online. Sono sempre di più le aziende che sfruttano questo canale per promuovere il proprio lavoro e le news di moda restano le più lette sul web. Negli ultimi anni abbiamo visto partecipare alla Fashion Week anche le fashion blogger in qualità di esperte nel settore. Bisognerebbe considerare un altro aspetto della cosa: si tratta di persone in grado di mostrare un look in istantanea a milioni di followers targettizzati, che possono assecondare il desiderio di innumerevoli consumatori e la loro dinamicità.

O credete che la Apple abbia presentato il nuovo iPhone 6 ai microfoni di una stanza chiusa con pochi giornalisti all’ascolto?