Droghe leggere o droghe pesanti non fa differenza.
A stabilirlo la legge “Fini – Giovanardi” in vigore in Italia dal 2006 che poneva le droghe – tutte – sullo stesso piano.
Tale proibizionismo ha condotto a cifre esorbitanti che riguardano il consumo di droghe in Italia: secondo l’Osservatorio Europeo sulle Tossicodipendenze (Oedt) sono 100 mila i giovani policonsumatori (consumatori di più sostanze stupefacenti).
Non distinguere la sostanza significa, in altre parole, non porre differenza alcuna tra l’utilizzo di cannabis, cocaina o eroina che sia.
Quelle sopracitate sono solo alcune delle droghe più diffuse tra i giovani. Si tratta di sostanze che alterano la condizione psico-fisca di chi le utilizza, avendo ripercussioni sullo svolgimento delle abituali attività quotidiane. Alterano il sistema nervoso. A lungo andare creano tolleranza: il nostro corpo, assuefatto, richiede dosi sempre più frequenti e forti. Sono molteplici le sostanze a cui è possibile ricondurre tali effetti indesiderati, tra queste anche la nicotina, la caffeina e l’alcol, il cui utilizzo non è però vietato dalla legge. Qual è la differenza?

Nel 2008 mille persone muoiono in Europa per overdose di cocaina

La marijuana, ad esempio, è attualmente utilizzata in via sperimentale nella cura di malattie degenerative.
In Cina questa pianta viene usata come medicina per la prima volta nel 2727 A.C. Ad oggi vi sono Paesi nel mondo in cui l’utilizzo di marijuana è legale, e non solo a scopo medico. Il Paraguay, infatti, dal 2013 si è fatto carico della produzione, distribuzione e vendita di cannabis, il cui utilizzo è tassato esattamente come un qualsiasi altro servizio statale. A seguire l’Uruguay, l’Argentina, il Colorado, l’Olanda. Che lo scopo sia ricreativo, medico, o di repressione nei confronti delle associazioni criminali organizzate, sono sempre di più le nazioni che si muovono verso la liberalizzazione delle droghe leggere. Ad oggi la situazione italiana a riguardo è ferma al febbraio di quest’anno, in cui la Consulta dichiara incostituzionale la legge “Fini – Giovanardi”.

Il 27 luglio del 2014 il New York Times prende una posizione netta a favore della legalizzazione della marijuana. Si tratta di uno dei giornali con maggiore influenza mondiale che lancia un messaggio di progresso culturale. A tal proposito in Italia risponde il Dottor Umberto Veronesi:

“Io mi batto pubblicamente da decenni contro il proibizionismo e in questo mio impegno ho ripetuto all’infinito che, come medico e come padre, sono un convinto oppositore di tutte le droghe, pesanti e leggere, compreso fumo e alcol, perché creano assuefazione clinica e danni spesso irreparabili e talvolta letali. Sono però altrettanto convinto che proibire e punire non serve, anzi può peggiorare la situazione”.

Fonte: L’Espresso.

I dati a riguardo parlano chiaro.
Il 3,5% della popolazione italiana fa uso di marijuana, dato che si alza fino al 21,7% se si considerano anche i consumatori abituali. Andando ad analizzare i numeri forniti da l’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa sono 580 mila gli adolescenti che almeno una volta nella vita hanno fumato una canna, mentre ammontano a 780 mila coloro che lo fanno quotidianamente. Da questi numeri sono esonerati gli adulti che fanno uso di cannabis. Secondo le leggi italiane, dunque, il 50% della popolazione sarebbe perseguibile per tale reato.

Nel 2011 sono 340 mila i consumatori in Italia di eroina e cocaina

Scientificamente sono necessari più di 800 joint per uccidere una persona, e ad indurla alla morte sarebbe il monossido di carbonio presente e non il THC.
Bisognerebbe educare di più e proibire di meno. La fase adolescenziale di ribellione è una tappa obbligata, e ripiegarne la colpa sulle droghe – o sul prossimo – è un atteggiamento morale grazie al quale ci si sente la coscienza subito più leggera, ma si rischia di indurre i giovani verso uno stato di dipendenza di non ritorno.
Le droghe non sono tutte uguali. Sono davvero limitati i casi in cui, infatti, le droghe leggere inducono alla dipendenza. Chi ne fa uso non è necessariamente una persona che intende evadere dalla realtà, o che cerca una via di fuga dalle repressioni sociali e/o adolescenziali proprie di una fase specifica della vita. Comprenderne le differenze significa distinguere il problema e poter agire per la risoluzione di quest’ultimo. L’errore comune sta nel porsi con un atteggiamento di pregiudizio e indignazione verso una situazione reale che coinvolge più giovani di quanti si possa immaginare.

Ci sono sostanze dalle quali non si sopravvive.

[Fonte Cover: blog.washingtonpost.com]