Barcellona-Real Madrid è una partita che va oltre una partita di calcio. È uno scontro tra culture, modi di essere, e modi di giocare a calcio. Ma è un microcosmo di esperienze, ricordi, sensazioni, rivalità, storie che si collegano alla Storia. Quella con la S maiuscola che determina la vita degli uomini, e spesso ne decide anche il destino. Barcellona-Real Madrid è un appuntamento con il destino, la partita che nessun tifoso delle due squadre si perderebbe. Per nulla al mondo. È una partita che sarebbe importantissima e fondamentale oltre al fatto che si tratta di due tra le squadre più forti del mondo. Sarebbe un match dal fascino unico in qualunque categoria. Barcellona-Real Madrid è “el Clàsico“.

Al Camp Nou c’è una scritta, che è il motto della squadra blaugrana. Chi gioca nel Barcellona la legge ogni volta che ci entra. Chi ci va due volte all’anno la legge quasi con disattenzione. Ma è importante. È un modo di intendere il calcio e il Barcellona. Recita: “Més que un club” (trad. “più che una squadra”). Quello che è il Barcellona per i propri tifosi. Più di una squadra. Ed è difficile spiegare quale sia il rapporto viscerale, di amore profondo, di una terra, quella catalana, per il Barcellona. Ma questo concetto è alla base di quella rivalità che si fa fatica a raccontare, tra Barcellona e Real Madrid. Che trascende il calcio e rappresenta la rivalità che da sempre esiste tra Castiglia e Catalogna.

Fernando Argila ha provato a spiegare come sia nata questa rivalità. Ci ha provato qualche anno fa, raccontando una storia molto particolare (che si intreccia, come già detto, con la Storia) a Jim Murphy, uno scrittore inglese. E risale agli anni ’40, quando l’Europa era in guerra e quella che oggi si chiama “Copa del Rey” si chiamava “Copa del Generalisimo”. E il generalisimo era Franco, il dittatore fascista che durò più a lungo in Europa. Era il 1943 e il Barcellona affrontava il Real Madrid in una gara tra andata e ritorno. In Catalogna i blaugrana vinsero 3-0, ma a Madrid fu un’altra storia. La squadra catalana ricevette un “pizzino” poco prima di giocare. C’era scritto, più o meno, che si giocava solo per la generosità del regime, che ha perdonato il patriottismo catalano. Una minaccia, neppure troppo velata. E la partita nella capitale finì addirittura 11-1 per il Real Madrid. Fernando Argila, che era il portiere di riserva del Barcellona in quella partita, spiegò che secondo lui la rivalità tra i club è iniziata così. E che prima era una normale partita di calcio.

Probabilmente la rivalità tra due regioni da sempre “nemiche” e tra le due squadre di calcio che le rappresentano esiste da sempre. Ma si è acuita così, in quell’occasione. Ed è diventata “el clàsico”, la partita che può salvare una stagione e che ogni tifoso aspetta. E se chiedete al tifoso medio blaugrana del Real Madrid e di questa storia vi parlerà di Franco, e del Real Madrid come la squadra del regime. Cosa che probabilmente non era verissima. La realtà storica ci dice che le cose andarono in maniera leggermente diversa. Ma questa è un’altra storia, e riguarda più che altro l’Atletico Madrid. La squadra dell’esercito.

Barcellona-Real Madrid da quel giorno porta con sé una rivalità che si fa fatica a descrivere. E si riversa nel calcio. E nel modo diverso di fare calcio. Il Real Madrid è la squadra dei Galacticos. Quella stellare. Chiedete ad un bambino che gioca per strada, in qualunque parte del mondo, in quale squadra vorrebbe giocare e avete buone possibilità che vi risponda “Real Madrid”. Il Barcellona è un modo di intendere il calcio. Una filosofia calcistica e sportiva, prima di tutto. Quel motto che campeggia al Camp Nou e ricorda a tutti cos’è il Barcellona. Divertimento, e una delle squadre che più hanno saputo dare al calcio dal punto di vista dell’estetica.

Domenica sera va in scena tutto questo. El Clàsico. Lo spettacolo del calcio applicato ad una rivalità e alla Storia. Barcellona contro Real Madrid. Che quando finisce, in fondo, quasi ti dispiace che qualcuno abbia perso. Si fa per dire.