Una malattia che si credeva debellata da almeno quindici anni, un virus che è tornato a circolare liberamente, una patologia che continuava a persistere solo in posti remoti e che invece, a Washington, ha ucciso una donna, in dodici anni la prima vittima di morbillo: una malattia altamente contagiosa ma mai, o comunque raramente, letale. Secondo quanto recentemente riportato dalla CDC di Atlanta- Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie- sono 176 i casi di morbillo registrati da gennaio negli Stati Uniti, e ben 644 i contagi scoppiati lo scorso anno, di cui circa 70 tra il Messico e gli Stati americani, un bilancio che mette in crisi totale le autorità sanitarie degli Stati Uniti.

L’ultima piccola epidemia è stata contratta al parco divertimenti californiano Disneyland, dove ora è vietato l’accesso ai cani e ai non vaccinati. Secondo alcune statistiche, infatti, i genitori hanno iniziato ad opporsi alla vaccinazione– fino a pochi anni fa obbligatoria al momento dell’iscrizione a scuola- ottenendo un’esenzione e riscontrando questo pericoloso fenomeno. E così la maggior parte dei positivi al morbillo risiede in California, soprattutto bambini frequentatori del parco troppo piccoli per fare il vaccino MMR (contro morbillo, orecchioni e rosolia) e donne incinte; inoltre sono stati contagiati cinque dipendenti, tanto che tutto il personale Disneyland non vaccinato ha ottenuto delle ferie pagate per cercare di bloccare l’epidemia. Anche i bambini a rischio nelle scuole californiane sono rimasti a casa per tre settimane- periodo d’incubazione della malattia- e trenta di loro, addirittura, sono stati messi in isolamento. Stando a quanto detto dagli esperti, comunque, l’epidemia è stata innescata da persone provenienti dall’estero, essendo Disneyland una meta molto gettonata dai turisti- che avevano già contratto il virus. Il direttore di National Vaccine Information- organizzazione che si batte per la libertà di scelta sulle vaccinazioni dei figli- Barbara Loe Fisher, sostiene che in ogni caso i responsabili non sono di certo i non vaccinati, in quanto il virus è stato contratto, in forma più lieve, anche da chi aveva usufruito delle dovute precauzioni.

[Credits photo: _shogo_ / Flickr]
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Ma quel su cui dobbiamo soffermarci è la particolare visione dei genitori. Da dove nasce la loro paura? Cosa li porta a decidere di non vaccinare con la trivalente i propri figli? La risposta a tutto ciò si racchiude in una sola parola: autismo. I genitori sono terrorizzati all’idea che i figli, in seguito a questo vaccino, possano diventare autistici. Da quando quella del vaccino è diventata una scelta libera, la patata bollente è passata in mano ai genitori che si sentono messi alle strette, davanti a un bivio: sottoporre tuo figlio al vaccino per evitargli brutte malattie, o non sottoporlo perché c’è una percentuale di rischio per la quale potresti compromettere in qualche modo la sua vita. E per un genitore, si sa, è difficile fare scelte simili quando c’è in gioco la salute e la vita dei figli, e preferiscono così prendersi la responsabilità di non vaccinarli anche se negli ultimi cinque anni, nel Golden State, il tasso di percentuale dei vaccinati è rimasto stabile e quindi poco oltre il 90%.
E mentre l’opinione pubblica critica e al tempo stesso sostiene il movimento anti-vaccino, i dottori rispondono ai genitori esplicando la loro contrarietà a questo pensiero, dopo anni di studi e ricerche. Il dottor James Cherry, pediatra presso l’Università della California, sostiene: «Alcune persone sono egoiste, non vogliono vaccinare i propri figli per delle convinzioni campate in aria, nascondendo la loro negligenza dietro la paura. Il morbillo è stato vinto dalla medicina moderna, e il vaccino non può essere la causa di una forma di autismo. Casi come quello di Disneyland dimostrano che alcuni movimenti antiscientifici si basano su una cieca ostinazione».

[Credits photo: Pseudolomografa / Flickr]
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Nonostante ci siano queste due visioni diverse e conflittuali resta comunque difficile avere dei riscontri scientifici, e l’autismo causato dal vaccino non è una favola. Ci regala la sua testimonianza un simpatico napoletano che vive a Roma e che, da qualche tempo, convive con un ragazzo autistico; un signore come tanti altri, come tutti noi, che preferisce mantenere l’anonimato: «La mia compagna ha un figlio ventenne, che io adoro come fosse mio, diventato autistico dopo un vaccino: centoventi kg di dolcezza, che ci regala sorrisi (e preoccupazioni) quotidianamente. Tornando a noi, la scienza dice che non c’entra nulla ed io non ho una mia verità, ma non esistono bambini o ragazzi autistici che non hanno fatto la trivalente o, perlomeno, io che ne conosco tanti non ne ho mai visto uno. È ovvio che il vaccino non è l’unica condizione che porta all’autismo, che c’è una predisposizione genetica di base che, in seguito alla puntura, fa emergere questa situazione. Dal punto di vista umano posso assicurarvi che parlare con le mamme di questi ragazzi, come la mia compagna, è da brivido. Molte di loro sono riuscite a ottenere il vitalizio per il figlio durante il processo. Come? Creando una specie di cartella clinica, cosa che ovviamente non tutte le mamme immaginano possa tornare utile, dove dopo il vaccino hanno segnato i giorni in cui il bambino ha avuto la febbre e le varie temperature, e lì non si è potuto che accertare che la causa dell’improvvisa modifica genetica sia dovuta proprio al vaccino. Il vitalizio è un grande aiuto, perché cosa faranno questi eterni bambinoni quando i loro genitori non ci saranno più? Grazie alla sensibilità dell’attuale Ministro della Sanità, non a caso una mamma, sono uscite le guide per l’autismo e, finalmente, esiste una diagnosi a riguardo per quella che un tempo non era neanche classificata, era considerata una malattia degenerativa del sistema nervoso. Posso comunque dirvi, al di là di tutto, che i ragazzi autistici non sono altro che persone normalissime, solamente un po’ più protette e infantili, ed è brutto per un genitore invecchiare e non avere più la giusta dose di energia necessaria a stargli dietro».

Quindi, si può fare a meno di questo vaccino o no? Indubbiamente la vaccinazione è fondamentale, perché se nessuno si sottoporrebbe a questa puntura- che, ricordiamo, inietta la malattia in dosi e in modo che organismo e anticorpi reagiscano come dovuto- sarebbe una vera e propria tragedia, ed epidemie come quella scoppiata a Disneyland sarebbero molto più frequenti. Eppure può accadere che questo vaccino porti all’autismo perché, nonostante la negazione degli esperti, di casi come quello raccontato dal nostro amico napoletano ce ne sono e non pochi. Dunque può realmente accadere, ma bisognerebbe capire il perché. Non resta che aspettare un precipitoso passo avanti da parte della scienza, per capire cosa faccia impazzire in qualche modo il DNA. Perché con la sensibilità e l’apprensività dei genitori e, soprattutto, con la salute e la vita stessa dei bambini non si scherza.

[Credits photo: Mhauro123 / Flickr]