Ci si erano avvicinati i Beatles, nell’inverno del 1969, suonando sul tetto della Apple. Poi, in estate, l’uomo ci andò davvero sulla luna. Neanche un mese dopo l’impresa dell’Apollo 11, però, l’uomo si riprese la terra: lo fece prendendo più di mezzo milione di persone (ma c’è chi dice un milione) e piazzandole a Bethel, luogo rurale dell’America (e dove, sennò). É lì che il 15 agosto di 45 anni fa accadde Woodstock.

Come per quasi tutti i grandi eventi, la portata di Woodstock crebbe col passare del tempo. Perchè leggere la lista degli artisti che resero un ordinario festival musicale di provincia uno degli avvenimenti di costume più incisivi del XX secolo fa chiaramente maggiore impressione oggi, a quasi mezzo secolo di distanza, che all’epoca: The Who, Joan Baez, Janis Joplin, Joe Cocker, Santana, Creedence Clearwater Revival sono solo alcuni dei performer che si esibirono giorno e notte a Bethel, fino al 18 agosto.

Poi c’era anche Jimi Hendrix. Ovvero, quello che forse rappresenta l’icona immarcescibile di quei giorni sporchi, arrabbiati e gioiosi. Perchè Hendrix non si limitò a suonare, divinamente, la chitarra: dopo averla usata per reinterpretare a modo suo l’inno nazionale statunitense, quella chitarra la bruciò, davanti ad una folla drogata e confusa ma consapevole di stare assistendo alla Storia. Il più grande chitarrista di tutti i tempi (secondo Rolling Stone) morì nemmeno un anno dopo, a 27 anni, in circostanze mai del tutto chiare.

Woodstock

Woodstock, insieme ai fiori dentro ai fucili, è anche uno dei simboli della discussa, poi rinnegata, poi ridicolizzata corrente hippy. Non solo perchè nell’immaginario collettivo è inevitabile associare i due elementi, ma anche perchè uno dei leader del movimento, Abbie Hoffman, ne combinò una grossa: dopo l’esecuzione di Pinball Wizard da parte dei Who, Hoffman strappò il microfono dalle mani di Pete Townshend, urlando: “Penso che questo sia un mucchio di m***a! Mentre John Sinclair marcisce in prigione!“. John Sinclair, poeta e attivista politico, era stato da poco condannato a nove anni per possesso di marijuana. Townshend, come previsto, non la prese bene e spinse fuori dal palco il leader hippy. Il chitarrista della band britannica tornò al microfono ammonendo la folla: “Il prossimo imbecille che cammina su questo palco verrà ucciso, d’accordo? Potete ridere, sono serio!

Dovevano esserci anche i Beatles, i Led Zeppelin e Frank Zappa ma per motivi diversi non fecero parte della festa. Una festa che, nonostante la quantità industriale di eroina e LSD a far da motore per quei quattro giorni, non recò danni alla location, agli ettari di terra posseduti dal tranquillo allevatore Max Yasgur, anzi stupito dalla situazione venutasi a creare: “Se ci ispirassimo a questi ragazzi, potremmo superare quelle avversità che sono i problemi attuali dell’America, nella speranza di un futuro più luminoso e pacifico.”

Oggi di Woodstock rimangono le foto, le testimonianze di chi c’era, le leggende. Rimane soprattutto l’unicità: perchè anche se nel tempo ci sono stati altri tentativi di ripetere quell’esperienza (oggi abbiamo Tomorrowland, la Woodstock dell’electro dance) in quel ferragosto del ’69, a Bethel, rimasero un luogo e uno spazio ben definiti. Incastonati nella più grande assemblea dell’umanità del secolo breve.

[Cover credits: Reddit]