Non molti mesi fa, il nome Fabio Zaffagnini ha iniziato a risuonare nel mondo della musica, soprattutto tra i fan dei famosi cantanti americani Foo Fighters, per l’ideazione e la creazione dell’evento Rockin’1000: una grandissima e spettacolare esibizione musicale che ha visto coinvolti 1000 musicisti con il compito di suonare tutti insieme “Learn to Fly”, uno dei pezzi più conosciuti di Dave Grohl & Company. Tutto questo a Cesena, con lo scopo di portare la band statunitense proprio nella città romagnola.

Un duro lavoro lungo più di un anno, che però ha portato a Fabio Zaffagnini e a tutta la sua crew un successo fuori dal comune. Il video ha fatto più di 28 milioni di visualizzazioni, e ha ricevuto una risposta diretta dai Foo Fighters in un filmato che ha fatto il giro del mondo, tanto che Fabio Zaffagnini, creatore di Rockin’1000 e dell’evento, è stato intervistato anche dalla «CNN» e dal «The Guardian» per la sua impresa davvero titanica.

Dopo un’esibizione spettacolare, alla fine del video è proprio Fabio a prendere la parola. “Italy is a country where dreams cannot easily come true, but it’s a land of passion and creativity. So, what we did here is just a huge, a huge miracle”.

Spirito d’iniziativa, passione, dedizione e autodeterminazione. Ma anche un sorriso sempre pronto e tanta umiltà. Queste sono solo alcuni dei valori che caratterizzano Fabio Zaffagnini.
Noi de Il Giornale Digitale l’abbiamo intervistato al Forum delle Eccellenze tenutosi lo scorso 21-22 Novembre a Milano, per farci raccontare in prima persona Rockin’1000, l’evento, le emozioni, ma anche la fatica del duro lavoro e la gioia di un successo così grande.

Credit: performance strategies
Credit: performance strategies

Ciao Fabio. Tu hai deciso di portare i Foo Fighters in Italia dopo averli ascoltati in radio, come hai detto tu stesso. Hai scelto loro perché sono il tuo gruppo preferito, o perché l’idea ti è venuta così sul momento, come un lampo di genio?

No, i Foo Fighters sono uno dei miei gruppi preferiti. E tra una serie di possibili artisti sapevamo che loro erano quelli probabilmente più aperti a un certo tipo di iniziative – o almeno, questo è quello che sembrava da fuori. Loro hanno sempre manifestato una grande apertura nei confronti dei fan; e quindi sembravano il gruppo perfetto per organizzare questa cosa. E abbiamo avuto ragione.

Quali sono stati i problemi maggiori che hai riscontrato nell’organizzazione dell’evento?

A dire la verità, nell’organizzazione in sé non ho riscontrato grossi problemi. Ma la raccolta di musicisti, e soprattutto, fondi, è stata difficile perché eravamo partiti come un gruppo di professionisti da un lato ma, dall’altro lato, eravamo sconosciuti. Quindi la credibilità è stata la cosa più difficile da raggiungere: nonostante i curricula, nonostante la qualità del progetto, riuscire a coinvolgere sponsor e persone a fare donazioni è stata una bella impresa.

Quanto, da questo punto di vista, è stata importante la campagna social che è stata fatta per l’evento?

Il progetto è un progetto tutto social; quindi le attività sui social sono state fondamentali per il raggiungimento del nostro obiettivo. Eravamo e siamo presenti su tutti i vari canali: su Facebook, su Twitter, su Instagram. Abbiamo lavorato come pazzi, e prodotto contenuti tutti i giorni.
Poi rispondevamo a tutte le persone che ci scrivevano e ci chiedevano informazioni, sopratutto all’inizio perché dopo ci è diventato pressoché impossibile. Abbiamo cercato di accudire e coccolare tutti il più possibile, perché noi abbiamo creato un movimento, ma per fare un movimento servono le persone, per cui noi volevamo trattarle nel modo migliore possibile. E questo forse è stato il lavoro più grosso di tutto quest’anno.

E tu invece, personalmente, che riscontro social hai avuto?

Per ridere un po’: il mio profilo Facebook è stato bloccato. In vari momenti per giunta. Questo perché ricevevo talmente tante richieste d’amicizia che praticamente non riuscivo più a interagire. Ho ricevuto tantissimi complimenti e anche tanti insulti – perché quando fai qualcosa c’è sempre qualcuno che deve criticarti.

Ti aspettavi un successo così importante?

Assolutamente no. Avevamo puntato a un milione di visualizzazioni, che già non è poco, ma non potevamo immaginare tutto questo successo. Si sono incastrate una serie di cose imprevedibili che ci hanno aiutato a raggiungere e superare i nostri obiettivi.

E invece, ti aspettavi una risposta dei Foo Fighters?

Sì. A dire il vero, sì.

Quanto conta l’autodeterminazione nella creazione e nella realizzazione di un evento del genere?

Noi, sinceramente, non ci siamo mai presi troppo sul serio perché l’obiettivo di fondo era quello di divertirsi e fare una cosa folle; anche se abbiamo sofferto tantissimo perché comunque il lavoro era lavoro vero. Però dai, posso dire che ne è valsa la pena.