I sentimenti al cuore delle sue storie. Noto al grande pubblico dopo il fortunato romanzo d’esordio – Tre metri sopra il cieloFederico Moccia ha collezionato successi editoriali che – dall’Italia al Brasile – si sono imposti come bestseller in libreria e al botteghino. Milioni le copie vendute dal primo romanzo fino ad Amore 14, passando per Ho Voglia di Te, Scusa ma ti chiamo amore e gli altri prodotti editoriali sapientemente confezionati e altresì riproposti al cinema con il plauso del pubblico di adolescenti puntualmente vittime della fisiologica immedesimazione ora nell’amore tra Niki e Alex, ora nella storia tra Step e Babi. Accusato di narrativa spicciola, spesso vituperato forse più per l’invidia suscitata dagli incontenibili consensi giovanili che non per autentiche debolezze narrative, Moccia vanta un background autoriale vastissimo, che prima ancora di eleggerlo un trend-setter – con il lancio della moda dei lucchetti di Ponte Milvio poi replicata in scala in Italia e all’estero – lo hanno visto firmare le sceneggiature di noti telefilm giovanilisti quali College e I ragazzi della 3^C.

Lanciatosi in un’avventura imprenditoriale con un progetto innovativo che lo vede co-fondatore di una web app per lo user-generating dei contenuti editoriali – Flook – finanziata tramite corwdfunding, Federico Moccia torna in libreria e lo fa stavolta narrando un amore maturo segnato dal peccato virtuale. Contemporanea la storia e lo stile narrativo che si serve di Facebook e Whatsapp per farcire l’intreccio, Tu sei ossessione – questo il nome del nuovo romanzo – promette di convincere il pubblico, facilmente pronto a riconoscersi in una storia a portata di mouse. Non solo un nuovo romanzo. Federico Moccia, infatti, torna anche al cinema con una nuova sceneggiatura. Tra editoria, cinema e imprenditoria, Moccia si apre ai microfoni de Il Giornale Digitale in intervista.

Tu sei ossessione è il suo ultimo libro uscito il 1^ Dicembre per Mondadori. Stavolta il target non sono gli adolescenti. Ha deciso di cambiare narrativa e ampliare il pubblico dei suoi lettori. Hanno inciso in questa scelta gli attacchi ricevuti circa i suoi precedenti prodotti letterari – da Tre metri sopra il cielo ad Amore 14 – accusati di ‘faciloneria letteraria’ da cui vuole discostarsi o….?

Assolutamente no. In realtà avevo già scritto un romanzo molto importante per adulti che si chiama L’uomo che non voleva amare. È la storia di un uomo che non riesce a trovare la felicità nella coppia e per questo distrugge la vita degli altri. Essendo un uomo molto ricco può fare quello che vuole fino a quando non incontra una pianista che a sua volta si porta dietro un senso di colpa enorme. Solo la loro incredibile passione in qualche modo riuscirà a capovolgere quelli che sarebbero stati gli inevitabili destini della loro vita. È un romanzo molto complesso che vede la chiesa, il senso di colpa, l’incapacità a volte di essere sufficienti a quello che la vita si aspetta da noi come tematiche centrali. È un libro che è piaciuto molto e che sta avendo un grande successo anche all’estero.

Tu sei ossessione è una storia quanto mai contemporanea vissuta e narrata al tempo e al ‘modo’ dei social network e dei social tool. WhatsApp e Facebook entrano nella narrazione, diventano essi stessi racconto. Quanto la narrativa contemporanea può avere valore aggiunto dalle nuove tecnologie e dai social network?

Io credo che siano dei binari che possono perfettamente convivere oppure continuare la loro vita in modo parallelo, ma separato. Tu sei ossessione prende spunto da Facebook e da tutte quelle che sono a volte le nostre aspettative nei confronti di una persona che non conosciamo, che immaginiamo, che sogniamo, perché troppe volte noi non siamo soddisfatti della nostra realtà e ci viene più facile cercare altrove. Ma la verità e chè non siamo capaci di vivere la nostra realtà, i rapporti vanno semplicemente costruiti, bisogna faticare. E a questo a volte l’uomo non è preparato.

Credits: Per gentile concessione dell'autore
Credits: Per gentile concessione dell’autore

Flook. Una app che nasce da una startup finanziata anche tramite crowdfunding che la vede co-fondatore. La promessa di una rivoluzione nel modo di fare narrazione. I lettori diventano autori, protagonisti del racconto con un arrangiamento narrativo work in progress che si arricchisce dei loro contenuti, confezionando un racconto user-generated, in qualche modo customizzato, certamente. Da cosa è nata questa idea? Che bisogno aveva rilevato nei lettori e ha inteso soddisfare con questa innovazione tecnologica?

Molte volte quando le persone vengono e mi fanno firmare i loro libri io vedo che dentro ci sono un sacco di appunti. Sottolineano delle frasi, aggiungono dei loro commenti, a volte ci sono dei pezzi scritti all’inizio del libro che sono delle vere proprie pagine con il momento che loro stanno vivendo. Oppure scrivono dei pezzi in riferimento a qualcosa del libro che li ha emozionati. Per questo è nato il flook, per la voglia di dare loro un “telaio” che possa permettere di scrivere all’interno di un libro, di mettere delle fotografie all’interno di un libro, di mettere addirittura dei video o di accompagnare dei passi del libro con della musica. Ecco, fondamentalmente è l’idea di poter permettere loro di scrivere all’interno del libro. È come se fosse un passo scritto dallo stesso autore, ma in realtà è qualcosa che loro aggiungono a quella emozione che comunque la storia gli ha provocato, oppure quel personaggio, insomma qualcosa che sentono molto forte, che condividono in pieno ma che senza il flook non avrebbero potuto esprimere!

Il riscontro da parte dei lettori in merito a Flook è positivo? C’è partecipazione? Quali sono i primi feedback riscontrati e vengono fuori dei contributi di valore?

Sono impazziti per questa incredibile novità! Si sono divertiti a provarla, a mettere le foto, a mettere i filmati al posto di quelli che noi abbiamo inserito nel racconto. Mi sembra un bellissimo risultato. Ma naturalmente come tutte le cose deve essere ancora conosciuta, scoperta, vissuta. Io credo che siano incredibili le possibilità del flook!

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Se da un lato ‘Tu sei ossessione’ si nutre dei social, dall’altro la sua prossima sceneggiatura –Non c’è campo – racconta di una 5ª liceo in gita in un luogo sperduto di montagna dove non c’è connessione e dove i social sono ‘banditi’. L’essere troppo connessi e l’esserlo troppo poco. Due storie condizionate ora negativamente ora positivamente dal web e dai social network o dalla loro assenza. L’iper-connessione contro l’ipo-connessione. La realtà virtuale contro la realtà autentica, quasi potremmo dire oggi ‘primitiva’. Come coesistono oggi queste due realtà? Di cosa abbiamo realmente bisogno?

Secondo me queste due realtà sono opposte, ma profondamente vicine. È sempre un desiderio di comunicare in un modo o nell’altro. In realtà però il fatto di essere virtuali non ci permette di percepire, di capire fino in fondo, le reali capacità delle persone che stanno dall’altra parte. Questo purtroppo oggi accade anche nella realtà perché siamo troppo distratti dai telefonini. A volte siamo a tavola e pur avendo una persona di fronte non si sa perché ne cerchiamo un’altra all’interno di un telefono. Ma se abbiamo già una persona lì di fronte a noi, parliamo con quella! Oppure se non va bene quella, cerchiamone un’altra, incontriamola e parliamo con quest’altra persona! Ma non parliamo con un telefono perché un telefono non si metterà mai a ridere, non si commuoverà, non ci permetterà in nessun modo di emozionarci.

Saremmo in grado oggi di fare a meno dei social e del web o le nostre vite e la nostra quotidianità ormai ne sono irreversibilmente legate?

Non lo so! Questo sarà un esperimento molto divertente all’interno del film Non c’è campo che permetterà di capire se questi ragazzi ce la fanno o non ce la fanno. Dove andremo a girare il film non ci sarà veramente campo e quindi non potranno avere nessun tipo di connessione. Come se la caveranno?

Nella sua nuova sceneggiatura, quindi, un ritorno ai liceali come protagonisti delle sue storie. È più lei ad ispirarsi al mondo dei teenager per le sue storie o è più il mondo dei teenager ad aver a suo tempo anche preso spunto dalle citazioni, dalle esperienze, dalle emozioni narrate tra le pagine dei suoi bestseller?

Ma io credo che sia stato uno scambio naturale. Molte cose che ho scritto sono diventati dei veri e propri modi di dire che alla fine i ragazzi hanno usato nei modi più diversi, scrivendo sui muri frasi come ‘io e te 3 metri sopra il cielo‘ o ‘io e te 3 metri sotto un treno‘ quando si erano lasciati! Così come la realtà dei lucchetti nata a Ponte Milvio è diventata una realtà mondiale. Mi piace raccontare le storie dei giovani ma nello stesso tempo mi piace vedere i loro genitori e i loro professori. Ognuno a modo suo si porta dietro un pezzo di vita, qualcuno sta ancora sognando, qualcuno purtroppo ha smesso di sognare e qualcun altro malgrado la sua età non smetterà mai di farlo.

Tratto dalle riprese di 'Scusa ma ti chiamo amore'
Tratto dalle riprese di ‘Scusa ma ti chiamo amore’

La narrativa giovanile è considerata spesso di seconda scelta, vituperata talvolta. C’è una ragione per riconoscere meno dignità a questo genere rispetto ad un saggio o altre scelte, o non si coglie il reale valore e contributo di questo genere?

Ma io credo che sia solo un atteggiamento a volte sbagliato di alcuni critici che forse soffrono nel non essere più giovani o non nel non capire le mode, nel non accettare il tempo che passa. Io credo che invece sia bello vivere con quello stesso incanto che se anche non appartiene più alla nostra età per ragioni anagrafiche lo si possa comunque assaporare nella realtà di ogni giorno, nel nostro stato d’animo, perché la felicità non ha età.

Chi è il primo e più severo critico dei suoi libri, dopo se stesso e il suo editore?

Sicuramente il pubblico! Non c’è niente di più bello di qualcuno che legge veramente un libro e ti dice cosa ne pensa. Che sia ricco che sia povero che sia colto o che sia una persona che comunque ama leggere. Di ognuno di loro è utile la critica, la valutazione, perché loro hanno vissuto e sanno di cosa sto parlando, se è vero quello che dico, se i personaggi sono credibili. Ecco, questo mi piace in un libro: la sua credibilità.

About Love con Anna Tatangelo e Alvin è stato purtroppo un flop televisivo. Da autore del programma a cosa ha attribuito il negativo riscontro da parte del pubblico?

È sempre difficile riuscire a capire veramente il perché della riuscita o meno di un programma televisivo. A volte può essere semplicemente una contro programmazione troppo forte, forse si sarebbe dovuto andare avanti per poter far conoscere meglio il programma. Solo dopo due, tre, quattro puntate si può capire veramente se la gente ama o no quel programma. Molti programmi solo nella successiva stagione hanno rintracciato il vero successo. All’inizio però gli si è dato tempo, li si è fatti crescere, malgrado nelle prime puntate i risultati non fossero positivi. La gente deve conoscere un programma, deve abituarsi ai personaggi, deve capire di cosa si tratta per poterlo alla fine bocciare o promuovere. Io credo che questo flop televisivo sia stato dovuto solo al non avere il coraggio di continuare. Le storie erano vere, belle, credibili. Bisognava dare un po’ di tempo in più.

Si ridarà all’authorship televisiva o nella televisione non trova più soddisfazione?

La televisione mi piace moltissimo, ho fatto moltissimi programmi in televisione e molti sono andati particolarmente bene. Mi piace l’idea di tornare a fare tv e di trovare nuovi programmi che possano essere perfettamente in linea con i grandi cambiamenti della nostra società.

Il suo prossimo soggetto per una storia – da portare al Cinema o in libreria – lo immagina già?

Sì, forse piano piano un’idea molto divertente e particolare sta prendendo forma… Ma è troppo presto per raccontarla!