Un giorno arriva una telefonata: “Ciao sono la manager di Silvestri, Daniele vorrebbe fare un pezzo con voi“. Dall’altro lato della cornetta ci sono i Funky Pushertz, cinque ragazzi di Torre del Greco, provincia di Napoli. Mastunzò, Reddog, Boom Buzz (i rapper) Kayaman (singer) e Tonico70 (beatmaker) fanno musica dal 2003, iniziano mixando nuove sonorità con la passione che li unisce, il tutto unito alle contraddizioni di una terra che connota il loro DNA. Un background forte e un’identità definita che non sono passati inosservati ed hanno colpito Daniele Silvestri che li ha voluti così nel suo ultimo album “Acrobati“.
Silvestri ha scelto di duettare con loro nel pezzo ‘Bio- Boogie’, un inno alla cultura bio che conquista sin dal primo ascolto.
Una bella scoperta per alcuni, una conferma per altri: i Funky Pushertz con questa collaborazione si sono dimostrati espressione di una cultura musicale viva e in costante evoluzione, quella che all’ombra del Vesuvio cerca nuove strade da percorrere, nuovi palchi da calcare. Come quello del Teatro Augusteo, che hanno affrontato durante il concerto di Silvestri lo scorso 25 marzo, tra l’ovazione generale e le parole di stima del cantautore romano.
Rap, funky e reggae sono gli ingredienti del loro sound, attingono alle radici della black music per contaminarla con le sonorità napoletane, come in un piatto ben riuscito. E in fondo il cibo li ha accompagnati in questi anni, dato che hanno dedicato i titoli degli album proprio a momenti legati al gusto: da ‘Breakfast’ a ‘Lunch’ fino appunto al singolo sul cibo bio che li vede ora protagonisti.
Napoli, il duetto con Daniele Silvestri, lo scenario musicale partenopeo: di questo ed altro abbiamo parlato con la crew dei Funky Pushertz.

Dal 2003 siete sulla scena hip hop campana, nel 2004 il primo lavoro autoprodotto “Breakfast”. Poi vi siete fatti strada esplorando altre sonorità, tra funky e reggae, una gavetta lunga che vi ha portato, tappa dopo tappa, le prime soddisfazioni, come le richieste dai mercati esteri, le collaborazioni: come nascono i Funky Pushertz e come siete cambiati musicalmente in questi anni?

I Funky Pushertz nascono per varie necessità. La necessità di dare voce alle nostre periferie e la necessità di “spacciare” il funk, che è il genere musicale predecessore del rap. Abbiamo cercato nella musicalità (da non confondere con orecchiabilità) il nostro punto di forza, infatti la nostra musica non è cambiata, ma si è evoluta in questi 13 anni. Abbiamo sicuramente più padronanza sia in studio sia durante i live, ma la formula rimane invariata: funk e ironia.

Torre del Greco, provincia di Napoli: cosa significa fare musica qui?

Significa combattere tutti i giorni contro una mentalità da paese, significa non avere spazi adeguati per promuovere la nostra musica, ma significa anche poter ammirare il mare e il Vesuvio, che per noi sono fonti continue di ispirazione. Può sembrare una cosa banale, ma probabilmente la nostra musica non sarebbe la stessa se abitassimo in un contesto diverso. Molti nostri pezzi in passato sono nati su uno scoglio.

Il vostro sound è espressione di una cultura, di un territorio. Avete mai pensato che questo possa essere un limite? Oppure, al contrario, rappresenta una risorsa?

La cultura non può mai essere un limite (o forse in Italia sì – ride, ndr). Crediamo fortemente che i dialetti (non solo il nostro) siano una risorsa importantissima per salvaguardare le nostre tradizioni. Se chiediamo ad uno straniero se conosce una canzone italiana, con molta probabilità vi risponderà “‘O sole mio!”.

Che musica ascoltate e come nascono i vostri pezzi?

Ci piace immaginare che Funky Pushertz sia un grosso scatolone dove ognuno di noi mette le sue cose, le sue esperienze. Funky Pushertz è un mix di esperienze musicali diverse, il rap, il soul, il jazz, il reggae e logicamente tanto tanto funk. La nostra musica nasce da questo continuo mischiare i generi: tonico70 (il beatmaker del gruppo) dà l’input iniziale e noi successivamente in base alle sensazioni scegliamo l’argomento di cui parlare. Nasce tutto molto spontaneamente, spesso il tutto accompagnato da una buona cena e un bicchiere di vino.

Credits: FB Funky Pushertz
Credits: FB Funky Pushertz

Parliamo dell’ultima collaborazione che vi ha visti firmare il pezzo Bio Boogie con Daniele Silvestri: che tipo di esperienza è stata? Com’è nata quest’opportunità?

Questa è una di quelle storie che ancora oggi stentiamo a credere. Arriva una chiamata: “Ciao sono la manager di Silvestri, Daniele vorrebbe fare un pezzo con voi!!“…incredibile! Ci siamo messi in gioco e ci siamo divertiti tantissimo, inizialmente lavorando a distanza e poi ci siamo incontrati per ultimare il tutto a Roma. Sicuramente è stata un’esperienza che ci ha fatto prendere coscienza delle nostre potenzialità anche perchè consideriamo Silvestri uno dei pochi veri artisti rimasti in circolazione.
Quando ci siamo incontrati Daniele ci ha confessato che il fautore di tutto questo è stato Roy Paci, quindi grazie Roy! Ci sono tanti aneddoti, ma la cosa più assurda è stato lo scambio di file e di email ad orari assurdi, tipo alle quattro del mattino.

Vi abbiamo visti anche sul palco del Teatro Augusteo per una jam session improvvisa, vi piacerebbe duettare dal vivo ancora con Daniele Silvestri?

Per noi è stato un grande onore salire sul palco dell’Augusteo e condividerlo con Daniele e tutta la sua band. Siamo sicuri che ricapiterà ancora, magari un concerto Funky Pushertz e Silvestri.

Il pezzo “Bio-Boogie” è un inno alla cultura bio, descritto con ironia e spensieratezza. Cosa ne pensate del tema bio? Davvero chi è vicino a questo stile si prende un po’ troppo sul serio?

Crediamo sia giusto informarsi e mangiare sano, ma questo non deve essere motivo di manie e fobie. Attraverso l’ironia abbiamo sia preso in giro noi stessi (lo stesso Daniele ci confessava in verità che lui è uno di quelli che prende il cibo bio molto seriamente) ma abbiamo anche espresso concetti importanti come l’inquinamento dei nostri terreni.

Nell’ultimo periodo la scena campana è ricca di artisti che si stanno facendo conoscere dal grande pubblico, pensiamo a Rocco Hunt e Clementino entrambi protagonisti del Festival di Sanremo targato 2016. Voi salireste sul palco dell’Ariston?

Siamo in cinque e sicuramente tra noi abbiamo pareri discordanti sul Festival di Sanremo. Diciamo che non abbiamo nemmeno mai provato a partecipare (aspettiamo l’invito di Conti – ride, ndr). L’importante per noi è non snaturarsi, che sia Sanremo o il bar sotto casa.

A due anni da “La grande abbuffata“, album con cui avete girato l’Italia, siete pronti a tornare con un nuovo progetto. Ci anticipate qualcosa? Dove vi vedremo nella prossima estate?

Siamo lentissimi ma piano piano stiamo progettando il nostro ritorno con qualcosa di nuovo e di pungente. Non possiamo anticipare molto, ma sicuramente il titolo del disco non sarà legato al cibo (tutti i titoli degli album precedenti erano legati a questo argomento, da breakfast a lunch etc.).
A ottobre 2015 abbiamo preso una pausa dai live, un po’ per ricaricare le pile, ma siamo pronti a ritornare in giro. Prima tappa dopo la pausa: 30 aprile – Roma – c.s.o.a. la strada!