L’Albania è un posto meraviglioso. Con pregi e difetti, la bellezza e le incongruenze di una nazione che difende la propria identità con l’orgoglio di chi le ha viste tutte. Le conquiste, le guerre, le faide, la bessa, la libertà e la rinascita. Il calcio, si sa, è metafora di vita. Alla base della rinascita calcistica albanese c’è un italiano, un lavoratore umile, ma determinato. Un maestro di calcio che ha fatto miracoli in provincia (a Modena), ha allenato Roberto Baggio, prima di guidare il suo Toro e accettare la sfida di guidare una nazionale.

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L’allenatore in questione si chiama Gianni De Biasi, e da domenica sera, a seguito della vittoria in casa lusitana, è un eroe nazionale. Ma questa storia non inizia nel fine settimana, e il Mister me ne sarà testimone. È un po’ che seguo il suo lavoro, la crescita della nazionale dell’aquila a due teste, e così una settimana fa ho deciso di contattarlo:”Mister, mi piacerebbe parlare con lei della sua esperienza in Albania. Non parliamo solo di calcio“. Lui accetta, con grande signorilità, e due giorni dopo va a vincere in Portogallo. Arrivano tutti i giornali ma lui, dopo essersi concesso ai media albanesi mi manda un messaggio “Io ci sono“, dimostrando di essere uomo di parola.

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Mister partiamo dalla vittoria di domenica

È stata una vittoria insperata, contro una squadra undicesima nel ranking Fifa. L’Albania non aveva mai vinto in trasferta contro un squadra con un ranking così alto.

Eppure questa vittoria viene da lontano, alle qualificazioni mondiali avevate fatto benissimo

Sì, in realtà nella prima parte avevamo fatto bene. Eravamo secondi da soli, poi ci siamo complicati la vita con due sconfitte in trasferta, una immeritatissima in Slovenia e una in Islanda dove suppur incompleti vincevamo 1 a 0 e poi perdemmo 2 a 1. Purtroppo rilassarsi è nel carattere degli albanesi, perfino più che per gli italiani, dobbiamo lavorare molto su questo.

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Quanto è difficile essere l’allenatore di una squadra che spesso e volentieri è costretta a veder giocare i propri talenti in altre nazionali?

C’è da fare sicuramente un distinguo. Molti ragazzi, o addirittura bambini, albanesi, crescono in altri contesti come quello della Svizzera, del Belgio. Loro sono nati o sono andati lì giovanissimi. Alcuni sono stati persi di vista. Il resto sono valutazioni personali legate a ragioni di stato (economiche) o di cuore. Naturalmente rispetto queste scelte come ammiro quei giocatori che scelgono di seguire la loro passione, il cuore, coloro che si sentono parte di una nazione e di un popolo.

Gianni De Biasi si sente parte di questo popolo, quello albanese?

Assolutamente sì. Io per caratteristica mi sono sempre identificato ed ho sempre vissuto la storia e la realtà nella quale sono stato chiamato a lavorare. Solo in questo modo riesco a tirar fuori il meglio di me e il meglio delle persone che sono chiamato a guidare. Mi sento albanese come tutti gli albanesi.

Fuori dal calcio com’è l’Albania?

Io vivo a Tirana: è una città effervescente, che ha quella voglia di crescere tipica delle capitali dell’est europeo. Delle città che hanno sofferto il regime intendo. Poi però guardi i giovani e capisci che loro sentono il bisogno di recuperare quel tempo. A Tirana ho trovato una gioventù esplosiva. Oggi chi nasce in questo paese ha una chance in più, può studiare e costruirsi un futuro senza dover partire. E la città è diventata bellissima, viva.

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Viva ed effervescente come la sua squadra?

Già. È una squadra che rispecchia molto il suo popolo, per questo piace alla gente.

Quali campionati segue Gianni De Biasi?

I miei giocatori sono dappertutto, quest’anno seguo anche tutte le partite del campionato albanese. Il torneo è cresciuto molto, il livello è migliorato anche perché le squadre sono 10.

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L’obiettivo della nazionale è qualificarsi agli Europei 2016?

Saremmo presuntuosi a dirlo. Siamo la quinta squadra nel ranking del girone, prima di noi ci sono Portogallo, Danimarca, Serbia e l’Armenia. Noi dobbiamo lottare con tutte le nostre armi, il processo di crescita dell’Albania ha bisogno di tempo, non si può inventare nulla. Dobbiamo restare con i piedi per terra e crescere giovani campioni. Se dovessero venir fuori due tre talenti…

Dove sarebbe questa Albania con Januzaj, Beherami, Shaqiri e…?

Sicuramente tra le prime dieci squadre in Europa.

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Cosa è mancato nella storia all’Albania per essere, non dico a livello delle grandi europee, a livello quantomeno delle squadre della ex Jugoslavia?

Io credo che l’Albania, all’inizio degli anni 2000, intorno al 2004, 2005 avesse ottimi giocatori in giro per l’Europa, in Germania, in Italia, Tare su tutti. Credo sia mancato il concetto di squadra, ma è una considerazione personale. Oggi mi piacerebbe avere alcuni di quei giocatori lì.

In sostanza un italiano può ambientarsi facilmente in Albania?

All’inizio tentennavo, dell’Albania sapevo poco. Io vengo da Veneto, ed ho sempre lavorato nel Nord Italia. Ma ci tenevo a fare un’esperienza con una nazionale. Mi sono messo a studiare la storia del Paese, i loro eroi, gli anni del regime. Ho accettato perché avevo voglia di una nuova avventura e il calcio italiano non mi manca più di tanto.

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Una domanda fondamentale: il suo piatto preferito albanese? Il mio è il fergese…

(Ride) A me piace molto il burek, ma in generale amo il pesce, quindi direi che sono nel posto ideale. Anche con la pasta se la cavano molto bene, quindi direi che non ho molto di cui lamentarmi.

Chi completa il suo staff?

Grazie per domanda, gli italiani sono: il mio vice, Paolo Tramezzani (ex terzino dell’Inter), Alberto Bellè, preparatore atletico e Filippo Iori, osteopata.

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Progetti per il futuro?

Al momento c’è solo l’Albania, certo mi manca il campo e la quotidianità del club ma l’esperienza internazionale e la passione di questa gente ti ripaga di tutto.

In bocca a lupo per tutto e forza Albania!
Faleminderit (grazie)

Credits Cover e Foto: gentilmente concesse da Gianni De Biasi