La creatività sembra essere il punto di forza del secolo. Soprattutto se portata in passerella.
Quello che stiamo vivendo è – senza dubbio – un momento di grande sconforto per le menti imprenditoriali, ma anche, più semplicemente, per chi cerca un impiego e si ritrova a fare i conti con una realtà di porte chiuse in faccia e opportunità negate. Bisogna essere spietati oggi. Bisogna essere attenti e preparati. Bisogna essere creativi. Eppure fino a ieri chi ci ha provato ha raccolto solo sguardi increduli e disprezzo. Quella della creatività sembrava non essere considerata affatto una cosa seria, bensì un prolungamento della beata gioventù. Sicuramente, non era la strada giusta da intraprendere. Quello che è successo negli ultimi anni, però, farebbe ricredere chiunque. E un esempio lampante deriva proprio dall’affascinante e ambito mondo della moda.

Rassegnatevi all’idea.
All’inizio dell’anno gli unici a tirare davvero le somme e ad essere portatori sani di novità, sono proprio gli stilisti. Per i prossimi mesi si sentirà parlare, infatti, solo di sfilate, tendenze, passerelle, tessuti e fantasie. Di Fashion Week, Pitti Immagine, Haute Couture e AltaRoma, ma soprattutto delle grandi menti che ci sono dietro, quelle che hanno fatto la storia e le loro nuove scoperte. I giovani designer. Tra concorsi, scuole e la visibilità data dalla grande rete, oggi chi intende intraprendere il percorso del fashion ha dinnanzi a sé infinite possibilità di riuscita. Sembra assurdo, ma la grande vetrina del web si sta rivelando la svolta per le menti che sanno osare. Talvolta addirittura rubando il posto a chi c’era prima. E perché no, superandolo. Come è successo in casa Burberry quando la CEO Angela Ahrendts è stata sostituita dal giovane stilista britannico Christopher Bailey che diviene Chief Creative Office del marchio inglese. Stravolgendo tutto il fashion sistem, il giovane stilista entra a far parte dell’azienda ricoprendo, quindi, sia il ruolo di creativo che quello di manager. In altre parole Christopher Bailey è la figura emblema delle case di moda odierne: sempre più global e che richiedono, quindi, un’organizzazione interna della stessa portata.

Creative & Chief Executive Officer

Stando all’abituale concezione di organizzazione interna delle case di moda, sembra quasi impossibile che una sola persona possa ricoprire entrambi i ruoli. Che possa essere, dunque, un buon creativo ed un efficiente manager di successo, nello stesso momento. Eppure, la straordinarietà dei direttori creativi odierni è proprio questa: sono bravi creativi e imprenditori di se stessi. Hanno quindi tra le mani un grande potenziale ed è quello di farsi posto tra le grandi imprese, gettando le basi per quelli che domani potranno diventare brand altrettanto importanti come quelli che hanno puntato sul loro talento. Si tratta di una realtà a metà tra il fare geniale e quelle che dovrebbero essere, invece, le basi di una multinazionale. Gli stilisti sanno fare moda, ma gli stilisti intelligenti hanno capito che solo i creativi sanno dare vita ad uno stile inimitabile, unico nel suo genere. Senza considerare che, investendo sui nuovi talenti, le case di moda già affermate acquisiscono quel quid in più. Chissà che mentre si mette in rilievo l’immagine di un’azienda che diviene promotrice di nuovi talenti, non si crei pure la collezione del secolo.