Il calcio che va in crisi e non sa come uscirne. La Lega Pro, nell’ennesima estate caldissima per le categorie minori, diventa il simbolo di un sistema che è pronto ad implodere da un momento all’altro. Il sistema calcio dal punto di vista economico è debole, attaccato ad una flebo per chissà quanto tempo, come un malato, probabilmente terminale, che si illude di poter guarire a breve. Lontani dai grandi numeri e dalla cifre galattiche della Serie A e della Champions, la terza serie italiana, la Lega Pro rischia di diventare il limbo del calcio nostrano. Un punto di non ritorno, un punto stagnante nel quale anche società prestigiose rischiano di morire. La riforma dell’anno scorso avrebbe dovuto garantire risultati diversi, con una Lega Pro unica che comprendeva le squadre (con numero ragionevolmente ridotto) di Lega Pro Prima Divisione e Seconda Divisione. Quelle che un tempo erano “C1” e “C2”. 60 squadre in toto, divise in 3 gironi da 20.

Ieri il consiglio federale ha ratificato l’iscrizione al campionato di 51 squadre su 60 aventi diritto. Le altre rimangono fuori, alcune perché per problemi societari o economici non avevano presentato domanda (Barletta, Castiglione, Grosseto e Monza), altre perché non hanno presentato una documentazione idonea (Paganese, Real Vicenza, Reggina, Varese, Vicenza). E ora che succede? La Lega è stata chiara: 60 squadre in Lega Pro, divise in 3 gironi (per criteri territoriali) da 20. Ora parte il perverso meccanismo del ripescaggio, per le quali le squadre che hanno sostenuto i play-off di Serie D o sono state retrocesse dall’ultimo campionato di Lega Pro, potranno presentare domanda entro il prossimo 27 Luglio. Le condizioni però restano piuttosto proibitive per tutte: oltre all’iscrizione bisognerà presentare la fidejussione di rito ma soprattutto una cifra a fondo perduto. In un calcio già in ginocchio viene chiesto a chi viene dai dilettanti di sborsare una cifra a fondo perduto per partecipare ad un campionato nel quale oltre il 10 % delle squadre a fine campionato fallisce.

La logica perversa del sistema prevede anche questo. Ma va anche oltre. Queste richieste per presentare domanda rendono difficile il meccanismo del ripescaggio, ma bisognerà comunque trovare 60 squadre. A tal punto se il 4 Agosto, data nella quale il consiglio federale esaminerà le richieste di ripescaggio con relative documentazioni economiche e strutturali, potrebbe essere riaperta la strada che porta alla riammissione di quelle stesse società che sono state escluse nella seduta di ieri. In parole povere: chi ieri è stato escluso dal campionato di Lega Pro può, presentando qualche garanzia economica in più a inizio Agosto, essere riammesso allo stesso campionato. Garanzie economiche identiche o inferiori a quelle che dovrà presentare chi invece ha partecipato agli ultimi play-off di Serie D? La certezza è che ci saranno tre gironi da venti, lo stabilisce una norma inserita in regolamento, almeno per quest’altra stagione che va ad iniziare. Ma non si sa quando, tra squadre che devono essere ammesse e altre che rischiano il futuro. Potrebbe slittare l’inizio della stagione ma causerebbe un effetto boomerang anche sul resto dei campionati, esclusa la Serie A. La Lega Pro è la terza serie, ma sembra il terzo mondo.

[Cover photo: www.legapro.it]