Metti una sera a cena con Riccardo Scandellari, aka Skande, curatore di contenuti, blogger, creativo e giornalista. Autore di libri sul personal branding e il marketing digitale. Con lui abbiamo parlato principalmente di Personal Branding, uno dei temi più cari a Riccardo. “Fai di te stesso un brand: Personal Branding e reputazione online” e “Afferma la tua identità con il Net Branding” (entrambi editi da Flaccovio) sono le letture di riferimento. Il Personal Branding è la pratica con cui si acquista la consapevolezza delle proprie capacità e delle proprie aspirazioni, ci si pone nella condizione di evidenziarle e valorizzarle attraverso comportamenti e tecniche sia offline sia online. Un percorso in cui investire quotidianamente che richiederà tempo e metodo, e che dovrebbe permetterci di diventare più ricchi di conoscenze, di rapporti umani e di opportunità lavorative.

Il miglior risultato si ottiene quando ogni componente del gruppo farà ciò che è meglio per sé, e per il gruppo – John Nash

Ciao Riccardo, partiamo da questa considerazione del più grande matematico di sempre per parlare di cos’è il Personal Branding?

Quella citazione rispecchia esattamente l’essenza del personal branding. Una buona credibilità personale e l’ottenere attenzione su se stessi fa bene ad entrambe le parti. Se in un gruppo esiste un progetto forte e motivante che, oltre a rafforzare la squadra, realizzi i sogni di ogni singolo componente del team, quel progetto otterrà il massimo di energia creativa e di costruzione solidale dell’organizzazione.

Costruire il proprio marchio personale è ancora visto da molti come un’alimentazione del proprio ego?

Dipende da come si comunica. In alcuni casi purtroppo è vero!

Quanto è importante costruirsi una propria personalità prima ancora di “agire” su blog e social per avere un personal branding che funziona?

Credo che non si possa creare una propria personalità. Si può lavorare per limare alcuni tratti poco sociali, ma, nella sostanza, rimane quella che ci portiamo dietro da sempre. Blog e social andrebbero studiati attraverso una sperimentazione continua, quindi consiglio di iniziare subito e man mano migliorare la propria comunicazione.

Mi ha colpito molto una frase sul tuo blog: “L’obiettivo del personal branding non è ottenere il pubblico di una web star”. Qual è il vero obiettivo allora?

Credits: Sergey Nivens
Credits: Sergey Nivens

Valorizzare e mettere in evidenza le proprie competenze attraverso contenuti che le facciano percepire in modo chiaro. Contestualmente, bisogna crearsi un network di persone in cui la stima reciproca porti alla reciproca valorizzazione.

Qual è il confine, per un dipendente, tra la cura del proprio personal branding e la quotidianità del lavoro?

La costruzione di un’immagine di sé non deve portare via energie e tempo al proprio lavoro. In alcuni rari casi è il datore di lavoro che sprona il dipendente affinché completi la comunicazione aziendale e ne sia un portavoce.

E per un imprenditore/ manager?

Un imprenditore deve cercare di fare il massimo per ottenere un’immagine solida e credibile da professionista, anche a costo di sostenibili rinunce.

Per chi invece sta lanciando una startup è assolutamente necessario, vero?

Ha una doppia utilità: serve a promuovere la StartUp e salvaguarda il leader del gruppo nel caso dovesse fallire.
Qualora la StartUp dovesse arenarsi e ripartire con altre idee e prodotti, cambierebbe il marchio, ma l’autorevolezza creata dalle persone di riferimento, continuerebbe a costituire la spinta iniziale decisiva.

Credits: Geber86/iStock Photos
Credits: Geber86/iStock Photos

Con cosa viene confuso più spesso il personal branding?

Spesso viene visto come “vendersi” nell’accezione negativa del termine. In realtà, significa “valorizzarsi”.

E perché viene visto così male da molti datori di lavoro? Cosa si può fare per convincerli che un buon marchio personale è un driver anche per la loro impresa?

Portando esempi concreti di dipendenti che abbiano portato valore all’impresa. Dovrei fare un post con alcuni casi studio, è un’ottima idea. (Prego Riccardo, ndr!)

Forse c’è qualcuno che ha abusato del personal branding (cosa consiglieresti di non fare per evitare gli eccessi?)

L’unico abuso che vedo è in chi esagera nell’attribuirsi competenze e capacità. Alla fine, è sufficiente metterli concretamente alla prova per scoprire le lacune.

Ti rifaccio una domanda che ci siamo fatti a cena: chi è secondo te un influencer?

Chiunque sia in grado di influenzare qualcun altro. Più forte è la capacità di influenzare, maggiore è la vicinanza fisica e quella emotiva. Questa è anche la teoria secondo la quale si dovrebbe trovare nei clienti ambassador naturali dell’azienda.

Credits: www.paroleombra.com
Credits: www.paroleombra.com

Ci consigli qualche lettura sul tema, oltre al tuo libro?

Su tema non è stato ancora scritto molto. A parte i classici di Luigi Centenaro e Ale Agostini, penso che sia un tema che debba essere ulteriormente indagato.

Grazie Riccardo!