Negli ultimi anni alcuni versanti del mondo della moda stanno rispolverando una coscienza a lungo dimenticata, proponendo un nuovo concetto all’interno della produzione di abbigliamento, il riciclo, che potrebbe diventare una vera e propria tendenza ecosostenibile, ben radicata nelle abitudini comuni. Il condizionale è però d’obbligo, in quanto l’impiego di materiali di riciclo nella realizzazione di abiti, calzature o accessori incontra certamente una serie di limiti dovuti sia alla tradizione artigianale e alle abitudini generali che fanno spesso muro alle novità rivoluzionarie, che alle grandi catene low cost che incrementano sempre di più l’altra faccia della medaglia: lo sfruttamento di risorse materiali e soprattutto umane. Come un tiro alla fune la moda è contesa tra chi vede nel guadagno l’unico obiettivo raggiungibile con qualsiasi mezzo, indipendentemente dai costi umani e dai danni apportati all’ambiente e chi invece vuole cambiare il sistema proponendo soluzioni alternative e molto creative. Idee che si concretizzano in maniera eco-compatibile e sostenibile in grado di ridurre sia il consumo di energia che le emergenze del Pianeta.

L’emergenza rifiuti è uno dei grandi mali del mondo industriale, che lascia con il passare del tempo un’impronta sempre più evidente sull’ambiente. I dati sono infatti allarmanti e secondo le stime dell’International Solid Waste Association nel mondo si producono attualmente circa 4 miliardi di tonnellate di rifiuti tra quelli urbani e quelli generati dalle attività industriali. E se la parola d’ordine nel fashion system è la creatività, c’è chi ha pensato bene di riutilizzare ciò che finisce in discarica, per realizzare nuovi abiti, pronti per essere indossati. È il caso di Garbage Gone Glam, un marchio nato nel 2009 che ha dato vita a un progetto ecosostenibile. A capo dell’iniziativa Kristen Alyce, una giovane stilista dall’anima green del New Jersey che ha deciso di dare il proprio contributo all’ambiente, riciclando vecchi numeri delle riviste Elle e Vogue che, insieme ad altri magazine, biglietti, buste e cartoni sono diventati originali capi di moda, abiti da ballo e da cocktail, a sostegno della eco sostenibilità. L’arte si infila così nell’inaspettato, in buste di carta o sacchetti di plastica, nelle riviste e in tutto ciò che tendenzialmente buttiamo nella spazzatura e che invece ora diventano un vero e proprio prodotto fashion.

Fonte: garbagegoneglam.com
Fonte: garbagegoneglam.com

“Il primo vestito era fatto di sacchetti di plastica e riviste” racconta Kristen Alyce. “Alla gente è piaciuto molto così, dopo anni di lavoro come assistente e spettatrice di sfilate di moda, ho creato 12 abiti tutti miei“. Kristen ha infatti lavorato per anni per la Couture Fashion Week di New York dove ha potuto percepire attraverso la propria esperienza l’impatto della moda sulla società. In poco tempo il suo lavoro e le sue opere d’arte, stravaganti e uniche in quanto ogni pezzo è sempre diverso dall’altro, hanno attirato tante appassionate di moda. L’impatto positivo del suo progetto ha portato Kristen alla creazione di uno shop online, in cui è possibile acquistare i pezzi delle collezioni create dalla designer, che sono tutt’ora in continua espansione. Kristen vuole infatti allargare la sua linea di abbigliamento, includendo anche abiti destinati a un pubblico maschile. I prezzi variano tra i 500 e i 1500 dollari, ma il costo non sembra essere un problema per chi vede nel progetto di Garbage Gone Glam un’iniziativa utile e redditizia, che potrebbe essere solo il primo dei tanti mattoncini impiegati nella costruzione di un futuro più green. “I miei clienti non sono scoraggiati dal prezzo, ora tutti vogliono un mio abito dai piccoli negozi alle grandi aziende, dagli adolescenti alle persone mondane, tutti attendono novità da comprare” ha dichiarato la stessa Alyce.

Fonte: garbagegoneglam.com
Fonte: garbagegoneglam.com

Kristen non è però l’unica ad aver maturato il desiderio di creare una moda più eco. Ci aveva già pensato la nota azienda automobilistica Ford, che ha puntato sul riciclo creativo e sul riutilizzo dei rivestimenti interni delle auto, diventati modelli da passerella durante la Hong Kong Fashion Week. “La Ford Design Challenge è un’eccellente dimostrazione di come il design possa sposare la causa della sostenibilità ponendosi come esempio di lungimiranza sia per l’industria dell’auto che quella della moda” ha dichiarato Christina Dean, fondatrice e CEO di Redress. E se l’azione parte da un’azienda così nota, impegnata nella produzione su scala mondiale, significa che il cambiamento può davvero cominciare da chiunque, dai più grandi ai più piccoli. Come nel caso del trio britannico composto da Charles Duffy, William Gubbins e Billy Turvey che lo scorso anno hanno creato nello specifico delle scarpe innovative comode, ma soprattutto eco, perché derivanti proprio dall’immondizia.

Fonte: garbagegoneglam.com
Fonte: garbagegoneglam.com

Lo stile unico di abiti dalle linee stravaganti ed eccentriche sembra aver dunque colpito chi ama le novità della moda e non si lascia spaventare dalla natura dei materiali utilizzati. È questo il limite più grande: la nascita di una consapevolezza comune intorno a prodotti diversi, che si allontanano dal senso comune creatosi intorno all’idea di abbigliamento che tutti noi abbiamo in mente. La possibilità che il riciclo possa rimanere solo una tendenza destinata a una élite di persone c’è, ma la consapevolezza che spinge questi artisti verso proposte innovative è quel pizzico di speranza che basta per dare vita a una moda che potrebbe porre radici e crescere sempre di più.

Credits Cover: garbagegoneglam.com