C’era una volta l’Italia. Un Paese dove la disoccupazione non toccava picchi altissimi, dove tutto funzionava alla perfezione, o quasi, con annessi complimenti da parte di turisti stranieri che passavano le vacanze nella penisola tricolore per il solo gusto di rilassarsi e vivere giorni all’insegna della civiltà. Adesso, nel 2015, periodo che dovrebbe (il condizionale in questi casi è d’obbligo) rappresentare una svolta in tutti i settori, specialmente in quello terziario, arriva una notizia allarmante e che fa capire la crisi che attanaglia la mobilità in Italia. Stando alla rilevazione del Centro Studi Continental su dati Istat, anche gli studenti italiani hanno cambiato totalmente registro su l’uso di bus, treni e metropolitane per recarsi nei rispettivi istituti scolastici.

Il motivo? Preferiscono l’automobile perché è più pulita, comoda e non fa ritardo come i mezzi precedentemente menzionati. Sempre lo studio, inoltre, svela che dal 1994 in poi, la percentuale della quota che prevede “l’uso del veicolo privato” è aumentata dell’8.1%, passando dal 31,4 al 39,5% in “soli” 21 anni. La regione meno virtuosa sull’uso dei mezzi pubblici è la Toscana, che annovera un non invidiabile 55,2% a differenza della Puglia, ossia l’unica parte del Paese nella quale si registra una diminuzione dello stesso dato. Infatti, a Bari e dintorni, la percentuale degli studenti che vanno a scuola con l’auto è calata sensibilmente dal 1994 al 2013, attestandosi al 29,5%. Bisogna ricordare che questo studio comprende tutta la fascia degli studenti italiani, compresi quelli che devono seguire le tante lezioni universitarie. Ma perché si è arrivati a questa svolta, purtroppo, negativa? Andando per ordine, possiamo tranquillamente affermare che la puntualità di treni, bus e alcune metropolitane, nella maggior parte del territorio, è il cosiddetto tallone d’Achille, così come la pulizia, ai minimi termini proprio in quei posti dove l’igiene dovrebbe essere considerata come la caratteristica principale che non deve mancare mai.

Così, uno studente, che non intende entrare in ritardo alla rispettiva prima ora, alla lezione universitaria o, ancora peggio, perdere l’esame in facoltà, è obbligato a usare l’automobile per evitare problemi di vario genere che avrebbero ripercussioni sul suo futuro percorso scolastico e non solo. Ma non possono essere solo queste le cause della quasi totale disaffezione degli studenti al mezzi pubblici. Anche il costo del servizio, ad esempio, è un altro grattacapo che sta colpendo un settore tanto martoriato. L’aumento dei prezzi di ogni biglietto, soprattutto in un periodo poco florido per l’economia, è l’emblema di una situazione difficile che sta creando molti disagi.

Eppure, per usare i veicoli “green” ci sarebbe un modo, grazie a una serie di progetti dell’Unione Europea che, dal 2014 al 2020, intende insistere sulla “ciclabilità“ in modo da non inquinare, altresì, l’ambiente. Per chi non lo sapesse, sono ben 6 i miliardi di euro a disposizione per finanziare tale programma in tutta Europa, per un’idea davvero ben pensata. E in Italia? Come spesso accade, solo il 4% di questi soldi viene utilizzato nel nostro territorio. Che dire, meditate.

Foto: noibrugherio.it