Conto alla rovescia per l’uscita nelle sale dell’attesissimo Joker di Todd Philips. Fresca vincitrice del Leone d’Oro a Venezia, la pellicola con Joaquin Phoenix e Robert De Niro, acclamata dalla critica, sembra destinata a scalare i box office e a ridisegnare in modo originale e introverso il concetto di fumetto al cinema.

Il film, che racconta la storia di Arthur Fleck, comico fallito e sull’orlo di una crisi di nervi, che sulla sua pelle testa la cattiveria di una società pronta a emarginare chi è più debole, è totalmente slegata dalla continuity delle pellicole Dc, e prova a raccontare le origini dell’acerrimo nemico di Batman, creato ormai nel lontano 1940 dalla mente di Bob Kane, Bill Finger e Jerry Robinson.

Spietato, imprevedibile, psicopatico, ma capace anche di momenti esilaranti e dotato di una mente geniale, Joker è senza dubbio il villain per eccellenza. Interpretato negli anni da tanti attori, è indissolubilmente legato al magnifico Jack Nicholson di Tim Burton e al compianto Heath Ledger della saga di Nolan, sembra aver trovato in Phoenix nuova e rinnovata vitalità. Ma quali sono i rischi di un’operazione come quella voluta da Todd Philips? Quanti i pro e i contro del volersi confrontare con una pellicola introspettiva e ben poco “fumettistica”, in un confronto quasi inevitabile con i Joker del passato?

I contro senza dubbio saltano subito agli occhi. Migliorare o quantomeno eguagliare la trasposizione cinematografica di un personaggio come Joker, con inevitabili paragoni ai mostri sacri che l’hanno interpretato e diretto non è roba semplice. Volergli poi dare nuove origini, totalmente slegate da quelle immaginate negli anni dagli autori Dc, lo rendono facilmente esposto a critiche e a dissenso da parte dei fan più accaniti. Raccontare poi in due ore e passa di pellicola, un personaggio dei fumetti evitando scene spettacolari, esplosioni e combattimenti mortali, rischia di fare perdere una gran fetta di spettatori ormai indissolubilmente legati allo stile “Avengers”.

D’altro canto i pro stanno proprio nell’originalità e nel coraggio. Se l’operazione riesce, Dc e Warner segnano un gran colpo ritagliandosi una porzione di mercato ancora molto giovane. Se il successo di “Infinity War” e “Endgame” ha reso ulteriormente inarrivabili per il momento, Marvel e Disney, è giusto e quantomeno doveroso provare a fare qualcosa di diverso. In questo Philips gioca la partita più importante. Se il suo film riuscirà, dopo aver convinto esperti e critica, ad attirare anche il pubblico di massa, avrà vinto, rendendo onore ad un personaggio ancora in grado di dare tanto.