Sono trascorsi anni dalle prime parodie che hanno visto il celeberrimo manifesto inglese “Keep Calm and Carry On” protagonista di divertenti “motti” diffusi in giro per il web.
Riportando messaggi brevi ed essenziali, le imitazioni del manifesto hanno avuto particolare fortuna in Italia, ma non solo.

Dotati di fervida immaginazione e spirito di inventiva, le menti più audaci del “popolo” di internet ci hanno divertito con “poster” che hanno acquisito sempre più popolarità, facendo del messaggio originario un vero e proprio “Internet meme“. L’idea di modificarne il contenuto iniziale, toccando gli argomenti più disparati (che vanno dal comico al politico agli aspetti della cultura popolare), pian piano ha suscitato l’interesse di molti.

Un vero e proprio fenomeno virale che ha coinvolto social-dipendenti e non, nella simpatica creazione di copertine e post con l’obiettivo di far riflettere o strappare anche un semplice sorriso ai lettori di passaggio.

Nulla di nuovo ( penserete ). Ma, come spesso accade, non sempre siamo spinti dal desiderio di capire il perché delle cose ( come approfondire il significato di un semplice messaggio servitoci dai social-network in tutte le salse ).

Probabilmente sono ancora troppo pochi i conoscitori della vera storia del popolare manifesto che negli anni ’40, agli albori della Seconda guerra mondiale, venne distribuito tra la popolazione inglese.
Il poster in questione, infatti, fu prodotto nel 1939 dal governo britannico con lo scopo di invogliare la popolazione a mantenere l’ottimismo in caso di disastro bellico, appunto, “Keep Calm and Carry On” ( lett. “Mantieni la calma e vai avanti” ).

Sin da subito se ne sentì l’esigenza di diffonderlo in maniera tempestiva ( la tiratura fu di due milioni e mezzo di copie, anche se ne furono distribuite pochissime ), riscontrando pedissequamente grande successo in tutto il Regno Unito. Ma se avviare una campagna di propaganda per tenere alto il morale dei cittadini significava imprimere nelle loro menti parole fatte di coraggio, certamente non furono da meno i restanti due poster che in termini cronologici anticiparono l’ultimo: “Your Courage, Your Cheerfulness, Your Resolution Will Bring Us Victory” ( “Il tuo coraggio, la tua gaiezza, la tua fermezza ci porteranno alla vittoria” ) e “Freedom Is In Peril. Defend It With All Your Might” ( “La libertà è in pericolo. Difendila con tutte le tue forze” ).

Oggi il curioso caso del manifesto britannico ci porta nella lontana Alnwick, una piccola città di quasi 7.800 abitanti nell’area settentrionale della regione di Northumberland, in Inghilterra, dove tra le sue principali attrazioni ritroviamo la Barter Books, una delle più grandi librerie di libri usati in tutta Europa. Il negozio, gestito da Stuart e Mary Manley, fu aperto nel 1991 ottenendo in poco tempo un successo straordinario.

Fu proprio nella libreria dei Manley che avvenne la grande scoperta. In una scatola custodita per anni, il manifesto del re Giorgio VI venne celato tra la polvere e i vecchi volumi della Barter Books. Dalla grafica essenziale, con una scritta in maiuscolo e senza grazia alcuna, il celebre poster si presentava con una corona stilizzata posta centralmente ( come a voler esplicitarne la “reale” fonte ). Incorniciato e messo in mostra, di lì a poco la clientela iniziò a chiedere informazioni sulla sua origine.

Organizzati graficamente per essere facilmente identificabili e comprensibili anche a distanza, i manifesti mantennero dei colori di fondo brillanti e in tinta unita, con il testo bianco per ottenere maggiore evidenza. Un po’ come accade ancora oggi per le innumerevoli imitazioni che ne hanno stravolto il senso e che continuano a divertire i lettori più appassionati della rete.