“Vedo che c’è sempre una scusa per non andare a vedere un film italiano: quell’attrice mi è antipatica, quello quanto è nevrotico, non voglio soffrire al cinema, quel film è triste, il manifesto non mi piace”. Ha esordito così Nanni Moretti al Festival MoliseCinema subito dopo la proiezione del suo ultimo film “Mia madre”. “Alle volte il pubblico è un po’ pigro. E poi c’è il problema enorme del ricambio generazionale: i ragazzi vanno a vedere un altro tipo di film, in un altro tipo di sala”.

Insomma secondo il celebre attore e regista, se il cinema italiano è un flop su tutti i fronti è colpa del suo pubblico. Dalle sue parole sembrerebbe che i film italiani siano troppo difficili per il pubblico del Bel Paese il quale è troppo pigro per cimentarsi con simili capolavori. E lo sono soprattutto i giovani, a suo parere, i quali vanno a vedere altri tipi di film. Ma allora qual è la scelta del pubblico italiano?

La scelta del pubblico italiano è molto semplice e simile a quella del resto del mondo: la cinematografia americana, Hollywood, che ha monopolizzato il mercato, con buona pace del resto del mondo. Le eccezioni certamente non mancano: il cinema francese è motivo d’orgoglio in patria, Pedro Almodovar è una stella del cinema spagnolo, le produzioni inglesi sono apprezzate perfino negli USA. Insomma le alternative ci sono ma sono estremamente limitate. Il cinema americano dà una così ampia scelta di genere, di stile, di capacità recitativa che il resto del mondo passa inevitabilmente in secondo piano.

Ciò accade soprattutto in Italia dove fino a cinquant’anni fa il cinema era invidiato da tutto il mondo e attori e registi italiani erano chiamati all’estero per essere celebrati come dei divi. Il solco, l’abbassamento di qualità ma soprattutto la mancanza di originalità ha segnato inevitabilmente il cinema italiano dagli anni ottanta ad oggi. Cosa ricorderanno i posteri degli ultimi trentanni di cinema made in Italy?

Questo non è certamente un modo per denigrare la produzione italiana ma bisogna essere obiettivi: cosa spicca nel panorama del nostro Paese? I grandi numeri in sala li fanno cinepanettoni e commedie al limite del demenziale mentre mancano completamente generi come il thriller, il fantasy, la fantascienza e l’horror. Un menzione speciale va a Gabriele Salvatores che nel 2014 ha portato in Italia il primo film sui supereroi, “Il ragazzo invisibile”: un piccolo capolavoro da non perdersi.

Quindi cosa rimane? Tanti, tantissimi film, che vogliono spacciarsi per drammatici, che ambiscono a rappresentare le sfaccettature dell’animo umano ma che poi semplicemente sono estremamente sopravvalutati e non lasciano un segno nello spettatore. Un esempio fra tutti è la moda degli ultimi anni di inserire un personaggio omosessuale, palesemente stereotipato, alle prese con le perplessità del coming out; tutto questo per il resto del mondo è un argomento vecchio, i problemi degli omosessuali oggi sono altri: matrimonio, unioni civili, figli, adozione.

Per rispondere a Nanni Moretti e alla sua provocazione, probabilmente il pubblico italiano non sarà tra i più colti e sofisticati ma certamente il cinema made in Italy non propone capolavori tali dal sentirsi senza macchia e senza colpa per questo totale disinteresse degli italiani verso le produzione italiane.

[Photo credits: Gianni Fiorito]