L’amore in sé, quello puro e universale, caratterizzato da migliaia di sfaccettature, che cambiano costantemente sfumature a seconda degli occhi che lo guardano, soprattutto di come lo guardano, è sempre stato uno degli argomenti più dibattuti in qualsiasi campo, filosofico, psicologico oppure letterario. Eppure, nonostante l’enorme sforzo impiegato per capirne l’essenza, al fine di catturarlo e possederlo, l’amore ci è sempre sfuggito di mano, passando attraverso lo sguardo di ogni individuo in tanti modi diversi, però mai gli stessi. Attraversa ogni sguardo, lo sconvolge, per poi fuggire inaspettatamente, come un cavallo imbizzarito. Lui, l’amore, non è mai stato posseduto. Provate voi a dargli una definizione. Chiamatelo sentimento, emozione, stato fisico o mentale. Cura o distruzione. Le parole non lo hanno mai incastrato e nessun linguaggio lo ha mai decodificato. Fino ad oggi, per lo meno. E se fino a qualche tempo fa la frustrazione causata dall’impossibilità di conoscere a fondo questo sentimento scemava nel sentimentalismo de “il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”, ora persino questa minima, seppure vaga certezza sembrerebbe crollare. E crolla davanti alla scienza.

Cuore o testa?

Un quesito vecchio quanto il mondo, primordiale e irrisolto. Come tutto ciò che ha a che fare con l’amore d’altronde. Un conflitto perenne, tra due emisferi che sembrerebbero opporsi in qualsiasi occasione, come il bianco e il nero, come lo Yin e lo Yang. Eppure una nuova ricerca sarebbe finalmente in grado di spogliare l’amore dell’immagine rossa del cuore che appartiene all’immaginario collettivo, attribuendo invece il passionale sentimento alla ragione. Infatti, una ricerca effettuata sul cervello da Helen Fisher, una delle maggiori antropologhe del mondo, ha dimostrato che la passione in realtà non è un’emozione, ma è nata milioni di anni fa e tale resterà anche nel futuro, senza subire cambiamenti radicali. L’innamoramento stesso, pur coinvolgendo numerosi sentimenti durante la sua manifestazione, è un processo legato alle attività cerebrali. Si tratterebbe di una complessa pulsione sorta appunto agli inizi dell’evoluzione e sviluppatasi in maniera particolarmente forte nell’animale umano. Davanti alla scienza ogni sentimentalismo cade e la paura di questo campo minato, misterioso, che ha da sempre attratto e respinto l’essere umano, si minimizza, poiché subentra una minima certezza. Il cervello potrebbe quindi dominare la passione e studiandone i segreti, Helen Fisher è stata pronta a fare il prossimo passo: salvare l’uomo dal mal d’amore.

Mal d’amore? Si guarisce con il distacco totale

In un’intervista rilasciata a Repubblica, Helen Fisher ha spiegato la natura delle sue ricerche, che l’hanno portato a capire in che modo superare il mal d’amore. Innanzitutto, secondo l’antropologa “la pena d’amore è come una dipendenza, come la mancanza di una droga. Abbiamo scoperto delle attività in una regione centrale del cervello che è collegata con tutte le dipendenze, non importa se la droga si chiama eroina, nicotina, gioco d’azzardo. Il centro della dipendenza è collegato con il sistema dopaminico” e le pene d’amore “vanno considerate come una dipendenza dalla quale si vuole uscire. Ciò significa che occorre girare al largo dalla droga. Nessun contatto, né scrivere lettere, non guardare vecchie foto, non telefonare”. Solamente la ragione può quindi subentrare, curando quelle “ferite” che erroneamente associamo al cuore e che in realtà sono causate da processi che avvengono all’interno del cervello, decodificati dagli studiosi e associati agli effetti che si presentano in seguito all’assunzione di stupefacenti.

L’amore crea dipendenza affettiva

Numerosi studi hanno infatti dimostrato come l’amore sia in grado di colpire il cervello con effetti analoghi a quelli delle droghe, creando dipendenza e modificando psiche e corpo. Già dalla prima fase dell’innamoramento, l’amore ha lo stesso effetto sull’organismo di una dose di cocaina. Successivamente, terminato il periodo caratterizzato esclusivamente da passione e attrazione, il cervello inizia a rilasciare alcune sostanze che creano dipendenza e generano quella dolce sensazione di benessere e sicurezza difficile da spiegare, ma che ogni innamorato conosce. L’amore continuerà però a creare dipendenza e a condannare anche in futuro. Continueremo ad avere fame e sete, così che continueremo anche a sviluppare dipendenze, sentendo azionare l’impulso del nostro cervello, che ci porta ad amare. Che poi l’impulso è solo l’atto iniziale, quella botta di coraggio, una lampadina accesa una frazione di secondo. L’amore, quello è un’altra cosa. E se l’impulso parte dalla testa, il cuore pompa velocemente. E non c’è scienza che tenga il ritmo del battito di un cuore innamorato. L’irrazionalità caratterizza l’amore e questa è una delle poche cose che sappiamo. Nessuno gli sopravvive indenne, ma un asso nella manica lo abbiamo sempre avuto per proteggerci dalle sue pene. Il signor tempo. Che poi, le certezze non sono mai piaciute a nessuno e forse è proprio per questo che amiamo l’amore. Incondizionatamente.