“Finché morte non ci separi”

È la frase che sintetizza alla perfezione la storia di Mario Catalani e sua moglie Ildebranda Schiavoni, uniti in matrimonio da oltre 60 anni.
Mario, che combatteva da tempo con una malattia che lo aveva reso infermo, si spegne lo scorso sabato all’età di 89 anni. La moglie, 90 anni, ha vissuto fino all’ultimo il calvario che vedeva coinvolto il suo grande amore, mostrandosi combattiva e presente come ogni compagno di vita dovrebbe, ma alla perdita del suo Mario si è abbandonata al grande dolore: il cuore non ha retto, Ildebranda muore il lunedì sera.
Una storia toccante quella di Mario e Ildebranda. La storia che metterebbe a dura prova anche la sensibilità della persona più cinica nei confronti dell’amore. Soprattutto in un’epoca come questa, dove tutto va talmente tanto veloce, e ci si unisce e ci si abbandona con estrema leggerezza, come se l’unione di due persone non lasciasse alcun segno nella vita dell’uno o dell’altro.
Un atteggiamento, questo, che ci ha resi spietati e increduli nei confronti del più nobile tra i sentimenti. Ma di fronte ad una storia come questa è impossibile non affermare che l’amore eterno esiste.

Eterno è la misura di un tempo teorico che non vede vera collocazione nello spazio.
Una temporalità infinita che viaggia sulla stessa lunghezza d’onda nel passato, nel presente e nel futuro, e che trova la vera collocazione negli attimi di chi lo vive.
Ed è nell’eternità che vorremmo vedere le nostre unioni più profonde concludersi. Ma spesso quello che viene a mancare è il coraggio di lottare insieme fino alla fine. Soprattutto quando una coppia attraversa un momento di crisi, la via più semplice da intraprendere è quella che ci vede condurre la nostra vita da soli senza, dunque, doversi avvicinare troppo ad un’altra persona correndo il rischio di restarne feriti. Si tratta di un meccanismo di autodifesa che ci vede costretti, poi, a vivere accompagnati da un sentimento altrettanto profondo: il sentirsi incompleti e inadeguati, in una vita che ci insegna ad avvicinarsi per sentire meno freddo.

E si sa, nulla dona più calore di un corpo umano, di un cuore innamorato.
Ma quando cala il silenzio in una coppia si tende a dare un nome a questo nuovo sentimento che, invadente, sta prendendo il sopravvento sull’equilibrio che i due avevano trovato. Come ci siamo arrivati fin a qui? Si cercano a tutti i costi colpe e meriti, dimenticandosi che tutto quello che è stato, è stato costruito insieme. A quel punto scatta la rabbia, segue l’indifferenza, entra in gioco l’orgoglio. I due si perdono senza volerlo per davvero. Magari continuando ad amare il cuore dell’altro, e finendo col non tollerare più il suo involucro: quella persona che abbiamo idealizzato come colpevole della fine della nostra grande storia d’amore. Ci sembra ci stia portando via qualcosa. Ci sta derubando di un vissuto che ci appartiene, e adesso fa male. La fine di una storia d’amore somiglia a un grande lutto e, in quanto tale, bisogna elaborarlo. Solo dopo, a mente lucida ma con il cuore a pezzi, ci si rende conto di quanto egoismo c’era in quei litigi, spesso, superflui. Solo dopo ci si interroga sulle reali motivazioni, scoprendo che somigliano molto più a prese di posizione. E spesso si continua ad amare in silenzio un ricordo. Perché il vero amore è eterno, e dura finché si ha il coraggio di viverlo.

Innamorati ogni giorno, innamorati sempre di lui.

[Fonte Cover: saragoza_ammkz.T0]