C’è una realtà in Italia, una delle tante, che non solo è poco tenuta in considerazione ma che rivela una qualità degli italiani che spesso viene data per morta e sepolta. Secondo quanto emerge dal saggio di Salvatore Settis, pubblicato nel suo libro «Azione Popolare», sarebbero la bellezza reale di 500.000 persone impegnate in difesa dei beni culturali del Bel Paese, li chiamano i soldati dell’esercito della bellezza. Mai come in questi tempi i numeri contano e mai come in questo caso fanno davvero la differenza.

Un elemento su questo esercito di volontari dovrebbe far riflettere doppiamente. I volontari non hanno età o meglio ce l’hanno eccome: giovani e neo-pensionati sono quelli più numerosi. Alla faccia di chi poi critica l’una e l’altra categoria. Da un lato i giovani, choosy li avevano chiamati e perché no pure bamboccioni, non solo si impegnano gratuitamente nella promozione dei beni del nostro Paese ma lo tutelano. C’è chi si iscrive in palestra e chi invece decide di iscriversi ad associazioni culturali come il Fai o il Touring Club Italiano.

credits foto: www.wikipedia.org
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Alla Federazione Italiana degli amici dei musei per esempio, gli iscritti sono qualcosa come 50.000. Al Fai, Fondo Ambiente Italiano, sono 1.800, Italia Nostra conta 3.000 volontari e il Touring Club 1.800. Queste sono solo alcune delle realtà sparse per lo stivale e isole e non sono pochi, piuttosto evidentemente. Il tempo è denaro, diceva qualcuno, e qui quanto mai emerge l’idea che questa opera di volontariato sia una vera e propria ricchezza.

L’esercito della bellezza è una risorsa: pensiamo alle giornate a tema organizzate dal Fai che permette a tutti i cittadini di accedere ad aree solitamente chiuse al grande pubblico. In quel caso sono proprio i giovani che decidono di fare da Ciceroni ai proprio concittadini o conterranei. Eppure qualcuno in un passato non troppo remoto, ha messo mano all’ordinamento. Se è vero che l’articolo 9 assicura la conservazione della Cultura, è anche vero che l’allora ministro Fornero non ha certo favorito la promozione di un “mercato del volontariato”.

credits foto: www.progettinuovi.it
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Pensiamo a una forma simile a quella del servizio civile. Un periodo, un anno sabbatico, fra scuola e mondo del lavoro, nel quale uno studente non più studente decide di dedicarsi alla promozione e più in generale alla conservazione del proprio patrimonio culturale. È chiaro che per poter realizzare questa opportunità ci vorrebbe un occhio di attenzione al tema e a chi ne prende parte. Forse troppo complicato? Non sembrerebbe perché di fatto questo esercito è spontaneo, non ci sono capi o strutture ai vertici: solo associazioni che li raccolgono. In vista di Expo2015 potrebbe rivelarsi un ottimo bacino da cui attingere energie promotrici.

Come mai negli ultimi anni c’è stata questa impennata di forze confluite nel volontariato culturale e ambientale? La risposta più semplice e superficiale sarebbe quella del maggior tempo a disposizione derivante dall’alto tasso di disoccupazione. Una percentuale del merito può sicuramente essere attribuita al momento storico ma non è di certo sufficiente. Ecco che le parole del presidente del Fondo, l’archeologo Andrea Carandini, mettono in luce parte del fenomeno: «Ormai rappresentiamo un grande movimento della società civile. […] Molti si rendono conto di ciò che hanno solo quando lo perdono. E noi tutti, stiamo perdendo ogni giorno un pezzo della nostra bellezza…».

«Il volontariato nel Fai, così come in altre realtà, incarna l’Italia migliore, quella che si sveglia e si riappropria di un patrimonio che incarna le nostre radici e la nostra stessa identità» -Andrea Carandini-

C’è un altro aspetto che non va sottovalutato e che offre una risposta a parte dei quesiti riguardo all’interesse che muove i giovani militanti dell’esercito della bellezza: internet. La connessione con il mondo a portata di click è stata una grande vittoria e al contrario di quello che si può pensare, la condivisione via web è stata un toccasana anche per la Cultura. La possibilità di conoscere anche senza muoversi, quella di constatare in tempo reale e in totale indipendenza lo stato di salute di monumenti o luoghi del cuore, è un input che parla il gergo giovanile e che può cavalcare l’onda del successo quanto basta per non farci dimenticare il patrimonio che custodiamo.

Grazie al Fai la possibilità nasce fin nelle scuole e conta su una massa di interessanti rivelazioni. Forse le cose non stanno proprio così come vorrebbero farci credere. L’idea di un Paese per vecchi, di cervelli e risorse in fuga è una realtà ma forse non completa e manchevole invece di una costante: quella della consapevolezza dell’alto tasso di bellezza presente sul territorio italiano. La consapevolezza riguarda quella percentuale nel numero di 50 mila volontari nella Federazione italiana amici dei musei: il 60% è under 30. Perché l’Italia non può ripartire da quella risorsa? Senza retorica, è risaputo che giocare sulla presenza di pezzi di storia tangibili, può essere fonte di crescita e ripresa. Basta crederci sul serio come fanno questi 500.000 volontari.

[Fonte cover: www.touringclub.it]