In questa strana estate durante la quale è mancato il caldo, il sole e il bel tempo, non è invece venuta meno la presenza, sulle spiagge delle più famose località marittime, dei venditori ambulanti abusivi che rimanda al tema molto importante della lotta alla contraffazione. “Contraffare” significa in senso lato riprodurre un bene in modo tale che venga scambiato per l’originale.Contraffare significa, più concretamente, produrre, importare, vendere o impiegare prodotti o servizi coperti da un titolo di proprietà industriale (marchio, brevetto, disegno, modello), naturalmente senza l’autorizzazione del titolare.

A metà agosto, è scoppiata una forte polemica quando il ministro degli Interni, Angelino Alfano, quando ha presentato la direttiva con cui chiedeva a prefetti e questori di aumentare i controlli contro l’abusivismosulle spiagge, riferendosi ai venditori abusivi,cioè alle migliaia di migranti che riempiono litorali e piazze delle città con milioni di prodotti falsi, ha usato il termine “vù cumpra”. Le sue parole hanno scatento un’immediata reazione, sia sui social network che nei palazzi della politica con aspri commenti come «basta espressioni razziste», Alfano «è come Tavecchio».

Il provvedimento annunciato da Alfano è datato 8 agosto; nei successivi giorni i prefetti hanno convocato i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica per impartire alla Gdf e alle altre forze dell’ordine l’input giunto dal Viminale per restituire, dice il ministro, la «serenità agli italiani in ferie». E Alfano spiegaval, a chi faceva notare che l’11 agosto forse era un po’ troppo avanti come data per presentare una campagna estiva, che in verità «è tutta la filiera che viene messa sotto assedio dallo Stato. Questa operazione parte con le spiagge, proseguirà per tutto l’anno a tutela del made in Italy e il 15 ottobre ci sarà una prima verifica. La direttiva è dunque un di più, lo Stato non è stato in sonno finora, abbiamo ottenuto grandi risultati».
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A generare le proteste più forti è stata l’espressione – «orda di vu cumprà» – per definire i venditori ambulanti usata per definire i venditori ambulanti davanti alle telecamere e in un tweet, ma in realtà utilizzata già nel comunicato ufficiale con cui il Viminale aveva annunciato la conferenza stampa: «con l’operazione “Spiagge sicure”, i turisti, i nostri cittadini, potranno trascorrere le loro giornate in spiaggia, senza la processione dei “vu cumprà’’, prevalentemente extracomunitari, dediti al commercio abusivo di prodotti di provenienza illegale».

Al coro dei molti che si sono scagliati contro Alfano, anche il famoso imprenditore Flavio Briatore ha preso le difese degli ambulanti che riempiono le spiagge italiane criticando l’espressione del ministro dell’Interno Angelino Alfano che li ha definiti ‘vù cumprà’: “Io non userei mai questa espressione”, ha affermato l’imprenditore piemontese al quotidiano torinese La Stampa. “ I ragazzi che incontriamo sulle spiagge sono solo vittime. Va punito chi organizza il business illegale”, ha detto inoltre Briatore. Certo Briatore non nega che “in Versilia così come in Costa Smeralda, l’invasione di venditori è diventata asfissiante”. “Smerciano persino pentole, utensili e qualsiasi altra diavoleria, c’è un’invasione assurda”, ha proseguito l’imprenditore, proprietario tra l’altro del bagno Twiga a Marina di Pietrasanta. Ciononostante “è troppo facile prendersela con loro che rappresentano l’anello debole. Bisogna colpire chi organizza questi affari”, la tesi di Briatore. Anche perché gli ambulanti “sono ragazzi che ogni giorno fanno tanta fatica per guadagnarsi il necessario per mangiare”, continua precisando che comunque non ha mai acquistato nulla da loro, al massimo ha concesso loro “qualche mancia”.
Comunque anche “se tutti hanno diritto di esistere, c’è bisogno di ristabilire le regole”, dice l’ex team manager di Formula 1 aggiungendo che “sarebbe opportuno dedicare delle aree apposite al commercio ambulante, in modo che questi ragazzi non facciano il giro degli ombrelloni e non tormentino la gente”. Insomma Briatore è convinto che “non sia giusto punire gli immigrati che lavorano quasi come schiavi nelle nostre località turistiche” e fornisce la sua soluzione al problema: “Scovare chi fabbrica i prodotti contraffatti o chi organizza la rete dei venditori” ma anche “fare investimenti nei Paesi poveri”. “Gli immigrati che si incontrano in spiaggia a me fanno pena”, aggiunge Briatore ricordando che “anche i ricchi comprano dagli ambulanti”.
Basta frequentare una delle spiagge più famose per assistere a lunghe contrattazioni fra eleganti signore e l’ambulante di turno, al quale, naturalmente, l’elegante signora si rivolge dandogli del tu! C’è anche quella che, non trovando ciò che cerca, chiede di procurarle un certo articolo. E allora partono dal cellulare del ragazzo le telefonate al fratello, all’amico… che, si può stare certi, arriveranno presto. E le altre che telefonano dal luogo di residenza prima del loro arrivo per ordinare l’ultima di borsa di Vuitton o Prada? Chissà se queste turiste annoiate, che grazie alla contrattazione sul lettino sfuggono al tedio di una mattinata in spiaggia, avranno gioito alle parole del Ministro che restituiva loro finalmente la “serenità” in spiaggia. Forse, avrebbero preferito serenità nei cieli delle località di villeggiatura!

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Comunque,tornando all’intervento del Ministro, al netto di espressioni che forse si potevano evitare,non si può certo negare l’importanza della lotta alla contraffazione che rappresenta da molto tempo un serio problema per l’economia italiana. A riprova di quanto detto ecco gli ultimi dati: dal 1 gennaio 2013 al 30 giugno 2014 sono in totale oltre 87,5 milioni i prodotti contraffatti sequestrati. Di questi, quasi un terzo (25,5 milioni) concernono i settori del tessile e dell’abbigliamento; 16,5 milioni sono invece i giocattoli, 8,7 milioni i prodotti di elettronica, informatica e audiovideo, 6,3 milioni i farmaci. Nello stesso periodo sono state effettuate 69.045 operazioni anti-contraffazione che hanno portato a 25.832 sanzioni amministrative, 12.521 denunce e 655 arresti. Numeri di cui il comandante generale della Gdf Saverio Capolupo è bene informato, considerato che le Fiamme Gialle sono sempre in prima linea. «Dedichiamo grandi energie a questa battaglia – evidenzia – e daremo completa attuazione a questa direttiva in piena sintonia con le altre forze dell’ordine. Si tratta di un fenomeno che va a minare fortemente il mercato legale».
La campagna mira quindi quantomeno ad far crescere questi numeri, muovendosi su due fronti: tutelare i cittadini da un lato, “liberandoli” dall’assillo dei venditori ambulanti, senza far scattare pene e sanzioni per chi compra le merci (è giusto?); dall’altro,penalizzare l’intero sistema della contraffazione. Non c’è dubbio che l’intero settore delle merci contraffatte, del quale tra l’altro fanno parte in misura rilevante le organizzazioni criminali, italiane e non, incida in modo notevole sul Pil e sull’erario. Ecco spiegato il motivo per cui il ministro Alfano ha chiesto appoggio ai sindaci affinché oltre a Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia, siano anche le polizie locali a proclamare guerra agli abusivi che «violentano costantemente il made in Italy».

Spesso ritenuta ingiustamente come un’infrazione minore, la contraffazione industriale e commerciale costituisce oggi dal cinque al sette per cento del commercio mondiale. I traffici da essa creati rappresentano ormai una seria minaccia non solo per l’economia mondiale, ma anche per lo sviluppo a lungo termine; questi traffici costituiscono inoltre uno dei nuovi campi d’interesse oltre che dei contraffattori, della criminalità organizzata e del terrorismo internazionale. A Napoli, per fare soltanto un esempio, la produzione di prodotti contraffatti è in mano alla camorra: al rivenditore all’ingrosso va il 40% degli incassi.
La contraffazione da sempre viaggia al passo con i prodotti dei marchi importanti e non. Le origini del fenomeno risalgono a tempi molto lontani, ma è con la globalizzazione che la contraffazione è arrivata a dimensioni inimmaginabili.
Stiamo parlando quindi di una storia lunghissima, di un problema che ritorna, ma che ha conseguenze decisamente diverse ed più gravi negli ultimi anni perchè la sicurezza dei consumatori è in pericolo. I prodotti contraffatti possono costituire anche gravi rischi per la sicurezza e per la salute cose che non interessano minimamente ai criminali e così i consumatori ne escono da perdenti. Convinti di fare un buon affare, finiscono per rimetterci, perché i prodotti falsi non hanno la stessa qualità di quelli autentici.
Così oggi, sia a livello nazionale che internazionale finalmente non si ignora più questo fatto.
E anche a livello letterario se ne parla sempre più. Un libro molto interessante, a questo proposito, è “Lotta alla contraffazione. Analisi del fenomeno, sistemi e strumenti di contrasto” che vuole offrire una analisi accurata delle informazioni provenienti dalla ricerca su fonti aperte, da contatti diretti con autorità, istituzioni, associazioni, aziende e persone interessate e coinvolte nella lotta al fenomeno della contraffazione.

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Per i cittadini europei, gli effetti negativi derivanti dal fenomeno della contraffazione sono soprattutto di carattere economico ma è anche un problema di natura etica. Il maggior beneficiario di questa attività illegale è la criminalità organizzata che, ampiamente interessata al commercio mondiale di merci contraffatte, volge lo sguardo a questo mercato come una fonte di arricchimento crescente.
Pessimo affare per i contribuenti perchè i criminali non pagano le tasse e tocca poi a noi pagare la differenza per compensare i mancati introiti del fisco.
I falsari danneggiano l’economia europea perché colpiscono le attività lecite e riducono la nostra capacità di innovare. Ma non solo! I prodotti contraffatti fanno concorrenza sleale ai prodotti originali, mettendo in pericolo molti posti di lavoro in Europa.
A questo problema si può rispondere in un solo modo, comprando solo prodotti originali.
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