La sartoria è da sempre uno dei tanti fiori all’occhiello del made in Italy, un settore in grado di produrre bellezza e qualità in una fucina produttiva di griffe di carattere mondiale. Un punto di forza custodito da anni dalle famiglie del Sud che oggi portano la propria arte altrove, lì dove il riconoscimento è assicurato e il lavoro sicuramente apprezzato. Così la sartoria partenopea viene riconosciuta all’estero e dimenticata in casa propria, nelle botteghe che si nascondono tra le vie di Napoli, conosciute e frequentate però dai più grandi businessman del mondo. A quella napoletana si affianca anche la sartoria siciliana, che trova all’estero l’espansione migliore. Non a caso il taglio all’italiana è proprio uno dei più richiesti a livello internazionale, con una clientela molto varia e ricca, soprattutto per quanto riguarda la capitale inglese.

Sembra infatti che a Londra i gentleman abbandonino quelli che sono i propri sarti di fiducia per affidarsi al lavoro degli italiani, sempre più richiesto e apprezzato da una clientela di altissimo livello. Savile Row, una delle principali vie della città (proprio quella dove abitava Phileas Fogg, il protagonista del romanzo di Jules Verne Il giro del mondo in 80 giorni) dove hanno sede alcuni dei più importanti e conosciuti laboratori sartoriali del mondo tra cui Anderson & Sheppard, Henry Poole & Co, Norton & Sons o Davies & Sons è stata presa d’assalto dai sarti italiani, che arrivano nella capitale inglese carichi di campionari di stoffe lasciando forbici, aghi e filo nelle botteghe di Palermo e Napoli.

Fonte: therakeonline.com
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La ragione di questa preferenza non è però da ricercarsi in motivazioni di natura economica, poiché le creazioni dei sarti del Sud Italia costano proprio quanto quelle realizzate all’interno degli atelier dei propri colleghi d’Oltremanica. È il taglio all’italiana a fare la differenza, arricchito da un tocco british, come il ticket pocket, il taschino sopra la tasca sinistra della giacca, che è un classico del taglio inglese. La qualità ottiene dunque il proprio riconoscimento, così le giacche napoletane e le camicie siciliane entrano nei ristoranti di lusso e perfino nelle sale dei club per soli uomini di Pall Mall, celebrando addosso alle più importanti personalità del luogo la manifattura italiana. Non bisogna inoltre sottovalutare la mobilità degli artigiani nostrani che decidono di portare personalmente all’estero la propria arte, recandosi nelle case dei propri clienti mostrando loro la propria professionalità e la qualità dell’operato.

Fonte: camptosaquiz.blogspot.com
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Quelle dei sarti italiani in trasferta sono dunque storie di successo. Storie di artigiani che hanno sentito l’esigenza di reinventarsi, portare la propria arte altrove, dimostrando così l’esistenza della possibilità di sfruttare a pieno una miniera d’oro nel proprio Paese. Guido Davì, sarto palermitano che da qualche anno arriva a Londra e visita le case dei propri clienti per realizzare abiti fatti su misura parla proprio di questa differenza di apprezzamento tra la clientela italiana e quella inglese. “A Palermo ero l’ultimo degli artigiani. A Londra godo di un rispetto per la mia arte di sartoria che mai mi sarei sognato nella mia città. Ed è bellissimo. A Palermo dovevo andare io appresso al cliente; qui chi mi cerca ascolta il mio consiglio, ed è innamorato di come noi italiani tagliamo i vestiti“.

Ma cosa impedisce a questo settore così richiesto a livello internazionale di espandersi in casa propria? Secondo la D.ssa Giuseppina Auricchio, Direttrice dell’Accademia della Moda di Napoli “Le imprese del settore hanno la pecca di una visione un po’ limitata di ciò che possono fare; spesso non hanno un disegno di programmazione che li porta a fare gruppo con gli altri imprenditori e, quindi, a fare impresa. Esiste, ed è ancora troppo radicata, una sorta di “egoismo imprenditoriale”, la visione di tanti piccoli imprenditori in concorrenza tra loro che, al cospetto dei grandi, nonostante le ottime qualità lavorative, sfigurano“. E se è vero che la crisi si sconfigge ripartendo dalle origini e rivalutando l’artigianato e la manodopera, allora è arrivata l’ora di salvaguardare la ricchezza della propria arte, che forse può ancora una volta dare una possibilità all’Italia. Così forse non ci sarà bisogno di prendere d’assalto Savile Row, ma di crearne altre nelle città italiane, lì dove le botteghe sopravvivono in penombra.

Credits Cover: norton & sons savile row