Lorenzo Moro nato nel 1985, laureato in chimica all’università di Bologna, ma con la testa fra i pistoni si dall’inizio. Giornalista che bazzica in questo mondo da tempo. Ha cominciato con Alessandro Roca che lavorava per Vroom, sito specializzato su questo mondo, e scrivendo per caso un articolo, sui kart, come i piloti che alle prime armi entrano nel motorsport, lui entrò nel giornalismo.

Appassionato fin al midollo della meccanica. Partendo dai motori 2 tempi a quelli degli aerei. Passando anche per propulsori più piccoli come quelli dei muletti o addirittura delle auto da modellismo. Gli piace mettere le mani in pasta. Scoprire, toccare e costruire sono in suoi hobby preferiti.

In questa intervista, oltre al creatore di un fenomeno che sta spopolando come quello di Rollingstell.it, scopriamo una bellissima persona, umile, che vede nelle piccole cose la felicità. Bolognese DOC ha nel suo animo quella cultura che solo nella Motor Valley hanno.

Noi de Ilgironaledigitale.it lo abbiamo intervistato scoprendo aneddoti e il backstage dietro il fenomeno Rolingstell.it.

Partendo ancora prima che nascesse Rollingsteel.it, da dove nasce la tua passione per i motori?

Io fin da bimbo andavo con mio padre a vedere gli aerei che partivano e atterravano, io sono nato a Calderara di Reno, un paesino praticamente attaccato all’aeroporto. E ti giuro stavamo giornate intere a guardare questi aerei che decollavano. Il primo approccio con questo mondo è stato lì.

Poi un altro fattore scatenante è stato quello che mio fratello lavorando da Malossi riportava a casa motorini elaborati, motori ecc, poi leggeva Autosprint, Motosprint. E quindi credo di averla ereditata da loro.

Un punto importante lo ha fatto anche Top Gun e Giorni di Fuoco due film che mi hanno avvicinato e fatto affascinare ancora di più a quel mondo. Quindi da lì è iniziata la mia passione.

Che poi a me piacciono le auto si, ma principalmente tutto ciò che ha un motore mi affascina, una macchina ha un motore quindi mi piace, ma anche muletti, treni, aerei tutto che ha un propulsore.

Inoltre, mi piace smontare, mi piace la meccanica, il modellismo, in sostanza mi piace mettere in pasta le mani. Il programma “Com’è fatto”, quello su Sky, me lo mangio, c’è faccio colazione la mattina con lui, comincio la mia giornata così.

Invece Rollingsteel.it da cosa viene fuori, come è cominciata questa avventura?

Beh, stavo percorrendo la strada maestra, ad un certo punto ho voluto sterzare di botto e cercare qualcosa di mio. Ho fatto l’università a Bologna, dottorato in chimica, facevo il ricercatore ma ad un certo punto ho lasciato questo lavoro e me ne sono cercato uno nuovo. Perché non ero felice.

Stavo abbandonando le cose che mi facevo stare con il sorriso sulla bocca. Tutto quello che mi fa battere il cuore era ormai uno sfondo del desktop o una macchinina sulla scrivania, che ho ancora ora. Questo non mi andava bene e non mi faceva soprattutto bene.

La svolta fu quando la mia ragazza Isabella mi regalo un libro 2 di 2 di Andrea di Carlo. Questo libro mi aprì la testa come uno space shuttle. Mi fece riflettere proprio su questo argomento, essendo anche la trama del libro.

Come dico io Rollingsteel è un progetto per molti ma non per tutti, di nicchia. Non sono articoli da consumare, ma brevi chicche da sorseggiare. Esce quando esce, non ho un calendario editoriale. Ogni articolo è letto riletto e è un vero e proprio viaggio.

Hai lanciato ormai da un annetto la rivista Di Brutto l’anno scorso con il numero zero e poche settimane fa con il numero 1. Perché hai scelto di riportare il cartaceo nelle case?

A quel punto decisi di darmi una mossa e chiesi a lei se mi avrebbe supportato, perché sarei rimasto per qualche tempo senza stipendio, lei mi disse di sì e mi tuffai in questa nuova avventura. Quindi cominciai ad aprire Rollingsteel e così finalmente ho unito la mia passione per i motori a quella per la scrittura. Ha funzionato, perché forse ho preso anche il momento giusto, ed ora eccoci qui.

Un giorno mi ha contattato un ragazzo di Torino e mi disse “perché non fai un libro dove raccogli tutti gli articoli di Rollingsteel?” e io gli risposi “Di brutto”, perché è proprio un mio modo di dire, e poi ho scelto questo come titolo.

Viviamo in un’epoca particolare dove internet è diventata la normalità, dove l’informazione è diventata come il fast food. Ti potrei dire che andare da barbieri non è mangiare, cioè ti sfama anche un ovetto kinder, Barbieri è un’esperienza. E di brutto è così.

Di brutto è l’analogo degli spaghetti di barbieri, di un uovo di cracco, al McDonald. Perché devi comprare una Ferrari se con la panda a lavoro ci vai lo stesso. Ecco di brutto è un’esperienza. Tu la sera con un bicchiere di amaro te lo sorseggi sfogliandolo. C’è oh è ancora bello toccare la roba eh. Poi come soddisfazione personale la rivista è una soddisfazione maggiore.

Fino a qualche anno fa era normale fare un giornale, ma in un momento come questo dove ci stiamo standardizzando ritornare al vecchio fa bene.

Entrando un po’ nell’ambito personale di Lorenzo Moro ti chiedo, qual è stata la tua prima macchina?

La prima volta che ho guidato è stato con mio fratello una Honda Civic, un 1.5 16 valvole con un motore non v-tec. Ma la mia prima macchina è stata una Volskwagen Polo coupè blu, bellissima.

Poi un giorno facendo manovra sotto casa, con i Pink Floyd a manetta, tamponai una macchina che era parcheggiata ed era del mio vicino. A quel punto sono scappato ma quando sono tornato mi ritrovai un biglietto nella casetta della posta che diceva “coglione ti ho visto. Quando torni a casa ti vengo a cercare.” Allora tutti incazatissimi, sia mio padre che il mio vicino. Con un danno che di assicurazione venia a costare 2.000 euro, quindi a quel punto mio padre decise di venderla o meglio demolirla.

Sono stato 7 mesi senza macchina fino a quando poi mio padre mi ha regalato una Seat Ibiza. Con lei ho fatto di tutto, ma veramente di tutto, mi ci sono divertito molto.

Ormai sei conosciuto, sei popolare, hai creato un mondo, ecco c’è qualcosa che ti rende felice? Dai semplici complimenti, a facciamoci una foto?

Sai sto vivendo un momento di confusione, sono in dualismo che non riesco a capire chi sono. Cioè sono il direttore e creatore di Rollingsteel, o un giornalista qualunque. Quello che vende 3.000 copie di Dibrutto in un giorno, o uno qualunque. Quello che mi dà più fastidio è il non essere riconosciuto dai piani alti di questo mondo.

Inoltre, “personalmente” mi rende felice quando le case mi fanno guidare le macchine e principalmente quando guido. Poi è una domanda molto difficile, perché sai alla tua età, da ragazzo, ero felice sbragandomi a bere, ora mi rende felice fare una passeggiata con la mia famiglia. Vedi le cose cambiano e cambia anche il modo di essere contento.

Poi mi rende felice guidare la mia macchina, la mia Mazda. È bellissima, economica. Certe mattine parto alle 7 e mi metto a guidare tra le curve, entrando e uscendo con il sole che ti scalda. Piccole cose che mi fanno stare con il sorriso.

Cosa ne pensi del motorsport sport odierno, cioè cosa ne pensi di come si sta evolvendo, dove i soldi sono più importanti del talento. Cito ad esempio i Mazepin, Stroll, e Zhou.

Beh, allora in F1 i piloti paganti ci sono sempre stati. Secondo me bisogna fare le cose con eleganza e Zhou lo sta facendo.

Ha del talento rispetto ad altri e sotto il culo ha la macchina giusta. Ad esempio, un paio di settimane fa ha fatto una lotta spettacolare con Hamilton, che se c’era qualcun altro sarebbe uscito.

Poi c’è lance Stroll che non mi piace. Ho letto l’altro giorno che il padre si sta comportando davvero male, sta mettendo l’azienda dietro al figlio. È incredibile che l’Aston Martin sta diventando il giochino della famiglia Stroll.

Cioè poi questi piloti seppur più scarsi sono lì. Facendo un confronto con i piloti di una volta se i piloti di oggi gareggiavano nel ‘92 li ricorderemo come delle leggende. Il livello si è talmente alzato che anche l’ultimo va fortissimo.

E la MotoGP?

Io sai sono della generazione di Valentino Rossi. L’ho visto correre dalla 125 fino al suo ritiro. L’ho visto correre con la bambola gonfiabile. Sono di quell’epoca lì.

Però negli ultimi anni mi sono affezionato di più alla F1. Forse perché sono un capolavoro della meccanica, in MotoGP viene più fuori l’ambito umano. Cioè al Mugello hanno fatto le Biondetti in piena c’è, queste cose mi fanno eccitare. Comunque mi vedo sempre le gare cioè mi vado a guardare sempre i risultati però mi piacciono più le macchine.