C’è giornalismo e Giornalismo: il primo è quello mirato esclusivamente allo scoop, alla ricerca della notizia, al titolo “bomba”, spesso fuorviante, seguito da un contenuto privo di alcuna argomentazione e mirato esclusivamente a creare scalpore; il secondo, sempre più raro, è quello di chi “ci mette la faccia”, indaga, si informa, spesso e volentieri rischia, ma decide di portare comunque avanti il proprio lavoro perché ha dietro un’etica con cui diventa difficile scendere a compromessi. E non è facile nell’era dell’informazione 2.0, del click baiting e delle bufale impunite costruite ad arte, quelle con cui intanto si guadagna e delle quali poi in caso, molto raramente, si risponde. In questo contesto diventa quasi surreale, ma molto gratificante, incontrare chi ancora cerca di dare una dignità a questo mestiere, chi come Luca Abete, è diventato simbolo di un buon giornalismo d’inchiesta ormai in via d’estinzione. La carriera di Luca è inevitabilmente assimilata a quella di inviato per “Striscia la Notizia”, e proprio grazie al programma è stato protagonista di alcune delle pagine da reporter televisivo più interessanti degli ultimi anni. Avellinese, è da sempre molto attento alle problematiche del Sud; è stato infatti tra i primissimi a denunciare i roghi tossici della Terra dei Fuochi , e a polemizzare su una serie di scandali legati alla confisca di beni della camorra, fattore che gli ha causato non poche aggressioni ed intimidazioni ( non ultimo il macabro annuncio della sua presunta morte su Wikipedia qualche mese fa).

Ottimista per natura però ha deciso di non arrendersi, e ha anzi rilanciato concretizzando il suo ruolo di motivatore per i più giovani ideando il tour “NonCiFermaNessuno”, col quale girando per Università e scuole superiori, incoraggia i ragazzi ad affrontare col sorriso gli ostacoli inevitabili che accompagnano la realizzazione personale e professionale. Il successo che l’iniziativa ha avuto sul web, ha fatto sì che si potesse creare una vera e propria community, che ha permesso di instaurare una partnership col Banco Alimentare, unendo al messaggio di speranza, anche un aiuto concreto di poter aiutare qualcuno. Luca Abete tra una tappa e l’altra di un tour che lo vede super impegnato racconta tutto questo a “Il Giornale Digitale”.

Credits: Striscia la Notizia/ Pagina Facebook Luca Abete
Credits: Striscia la Notizia/ Pagina Facebook Luca Abete

Partiamo dai rischi del mestiere che vivi da inviato di “Striscia la Notizia”. Cosa provi quando sai di star partecipando ad un servizio che ti potrebbe creare problemi?

Alla fine è soltanto una questione di dimensione, quando siamo dentro queste cose le vediamo con un’ottica diversa, quello che dall’esterno può sembrare assurdo, da dentro ci sembra per così dire normale.

Il Luca Abete inviato riesce perciò a convivere con la paura?

Noi siamo fortunati, godiamo dell’affetto delle persone, possiamo condurre un’attività coerente con la nostra vocazione; ovviamente ci sono una serie di complicazioni che subentrano una volta che decidi di fare questo lavoro per bene. Non è che tutti i miei colleghi hanno una pagina Wikipedia manomessa con la data della propria morte dopo che sono stati nelle abitazioni sequestrate dei camorristi, però sento di avere un obbligo morale verso tanta gente, persone che non sanno come affrontare il proprio problema e sperano che arrivino programmi come “Striscia la Notizia” per cercare quantomeno di dare risalto pubblico a qualcosa che normalmente è trascurato. Quando mi fermano per strada non mi dicono “bravo”, ma “grazie”, come si direbbe ad un amico o ad un centro di supporto, ti rendi conto che il tuo lavoro va oltre questi pericoli, e la paura in un certo senso passa, ti senti un po’ più forte di prima pensando che stai facendo qualcosa di utile.

Credits: Striscia la Notizia/ Pagina Facebook Luca Abete
Credits: Striscia la Notizia/ Pagina Facebook Luca Abete

Questo rapporto con i fan lo si vede bene sui social network dove interagisci con tanti curiosi e ti piace spiegare il tuo lavoro. Nel frattempo coltivi anche la passione per la fotografia; da dove nasce l’idea di “One Photo, One Day” ?

Sono sempre stato un appassionato di fotografia, utilizzata però non con un fine artistico ma semmai comunicativo. Nel 2004 già mandavo lunedì mattina le foto del weekend agli amici con cui avevo condiviso dei momenti, molto prima che ci fossero i social network. Ho pensato perciò per gioco di raccontare un anno della mia vita, giorno per giorno con una foto; quando ho visto che questo piaceva ho capito che era una bella idea ed ho continuato a portare avanti questo progetto. Ricordo che quando ho iniziato nel 2010 ancora non c’era la moda dei selfie, mi scattavo da solo delle foto per immortalare un determinato momento e spesso i passanti mi chiedevano se avessi bisogno di aiuto, mi guardavano incuriositi. Poi ci ho preso gusto, ho iniziato a fare mostre, si sono interessati giornalisti, ed oggi posso dire scherzosamente di aver seguito l’evoluzione dell’autoscatto! E il bello è andare a rivedere le tante immagini scattate e capire come mi aiutino a ricordare determinati momenti che ho vissuto.

Credits: Pagina Facebook Luca Abete
Credits: Pagina Facebook Luca Abete

Come nasce invece questo tour, “NonCiFermaNessuno” che ti vede tutt’ora coinvolto?

Possiamo dire che c’è stato un lungo periodo di sperimentazione che è durato un paio di anni, nel quale mi sono ritrovato molto spesso nelle Università per parlare del mio lavoro, dei reportage e del giornalismo d’inchiesta. Mentre stavo in questi posti mi rendevo conto che i ragazzi erano interessati non soltanto a questi aspetti e che la cosa che li incuriosiva maggiormente era come fossi riuscito a realizzare questo mio sogno; mi sorprendeva l’interesse che suscitavo quando raccontavo la mia storia, il percorso che mi aveva portato a raggiungere qualcosa che pensavo inimmaginabile, senza raccomandazioni, con tanto sacrificio e tantissima passione, superando numerose difficoltà. Insomma volevano sapere come un ragazzo come loro era riuscito a raggiungere un traguardo importante. E giorno dopo giorno ho capito l’importanza di provare a creare qualcosa che potesse aiutarli ad esprimere al meglio il loro potenziale.

Questo mi dà molto ottimismo, è un po’ l’effetto di cui parlavo prima con “Striscia” e che vivo anche col tour. Ogni volta che incontro i ragazzi, dopo aver visto i loro sguardi, mi sento più forte, mi danno un’energia che non si rendono neanche conto di darmi che nasce da questo scambio di esperienze, di condivisione, che non è possibile raccontare ma che vivo quotidianamente.

Credits: Pagina Facebook Luca Abete
Credits: Pagina Facebook Luca Abete

Da qualche mese attorno a questo progetto è sorta anche una community. Di cosa si tratta?

Ci tengo molto, “NonCiFermaNessuno” ha fatto sì che nascesse una community. Basta scaricare un’ app, caricare una propria foto, e per ogni registrazione due pacchi di pasta vanno al Banco Alimentare. Un grandissimo traguardo, un progetto nato con entusiasmo, che dà la possibilità partecipando di fare del bene.