Grillo? Un putrido e turpiloquente tribuno del nulla. Male assoluto.” É questa la massima che pochi giorni fa ha permesso a Giuliano Ferrara di portarsi a casa il titolo di giornalista dell’anno, assegnatogli dal Movimento 5 Stelle, in qualità di addetto ai lavori che “più si è distinto per il suo livore prezzolato” nei confronti del sistema creato dall’ex comico ligure.

Livore, in effetti, è una delle parole-chiave che contraddistinguono la storia repubblicana dell’Italia unita, un leitmotiv che sta alla base della formazione di correnti di varia matrice ma tutte accomunate da un modo di fare (anti)politica non in maniera scientifica ma puntando sulla pancia dell’elettorato. Perchè in qualsiasi periodo storico, “la gente è (sempre stata) stanca“.

Il livore è qualunquista. Letteralmente. Fu il livore a spingere Guglielmo Giannini (partenopeo come Masaniello), iperattiva e poliedrica mente del primo ‘900, a fondare il Fronte dell’Uomo qualunque. La rabbia per aver perso un figlio, Mario, nel 1942, durante il secondo conflitto mondiale, venne proiettata verso il sistema dei partiti allora vigente. Due anni dopo, nasceva il suo movimento. A seguire, il settimanale e dunque il partito. Il qualunquismo era perciò realtà e, insieme al suo motto (“Non ci rompete più le scatole“), entrò in Parlamento con 30 deputati, ai tempi dell’Assemblea Costituente.
Il boom dell’Uomo qualunque durò poco, lo scioglimento avvenne già nel 1949.

Facili, facilissimi i paragoni e le analogie con chi, del voto contro, ha fatto il proprio vessillo. Dal raduno di Pontida del ’90 alla cannonate agli immigrati, Umberto Bossi e il suo entourage hanno regalato un repertorio di celodurismo a tinte verdi, inneggiando all’arrabbiatura del popolo settentrionale, oppresso dagli sciacalli romani e meridionali. Una retorica, non esattamente anti-politica, che punta anch’essa al superamento di un sistema, quello bipartitico: un obiettivo parzialmente centrato dal Senatur. Come quello di diventare volto e megafono del livore di una parte d’Italia, cavalcando l’onda del vecchio classico che ritorna, “La gente è stanca“.

Sarà allora per la somiglianza con la dialettica e con i metodi da Avengers che sono soliti assumere i pentastellati. O sarà forse per il mare di nulla lasciato (e tutt’ora, in parte, residuo) dalle esperienze qualunquiste e leghiste, che Grillo e i suoi non sono riusciti ancora del tutto a far pendere del tutto dalla loro la bilancia dell’opinione pubblica.
Lecito dunque, e inevitabile per un’intelligenza scaltra come quella di Beppe, domandarsi se il proprio exploit sia causa oppure effetto di una situazione politica precaria e sempre meno dotata di credibilità.

Le modalità con cui si manifesta quello che una volta era chiamato malcontento popolare ci suggeriscono come risposta la seconda.

tempi.it
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Ah, dopo l’avventura qualunquista, Guglielmo Giannini tornò a fare quel che faceva prima: il commediografo.

[Credits Cover: prima pagina L’Uomo Qualunque, 23 maggio 1945]