Cinema d’estate non è necessariamente un ossimoro per cinema di qualità; “L’uomo che vide l’infinito” di Matt Brown, nelle sale dal 9 Giugno, ne è un perfetto esempio. La pellicola si basa sull’interessante biografia di Srinivasa Ramanujan, genio della matematica, che dopo essere cresciuto nella povera Madras in India, riesce ad accedere alla prestigiosa di Cambridge dove si afferma come pioniere nelle teorie matematiche sotto la guida del professore G. H. Hardy. A fare sfondo alla storia il primo conflitto mondiale, in una pellicola che si divide tra le atmosfere di povertà legate all’infanzia del protagonista, e la dicotomia tra l’atmosfera incerta esterna e quella patinata e accademica, del periodo inglese.

Cast azzeccato, con il giovane Dev Patel, star di “The Millionaire” nei panni del genio, e il grande Jeremy Irons in quelli del professor Hardy; l’alchimia tra i due funziona, e il film scorre piacevolmente nonostante le tematiche spesso non leggerissime.

A fare da motore all’intera vicenda è lo spirito di sopravvivenza e la voglia di riuscire del giovane indiano, che cresciuto nell’estrema povertà e costretto ad affrontare una serie di eventi drammatici, decide di rinunciare a tutto per inseguire una vocazione. Gran parte del film ripercorre infatti la sua infanzia, mostra l’estrema povertà in cui è cresciuto, le difficili condizioni di salute che ha dovuto sempre affrontare e la storia d’amore a cui ha dovuto rinunciare. Questo ha fatto sì che ne derivasse un uomo dal carattere strano, severo, burbero, accompagnato da una personalità istrionica. Ramanujan vive di estremi e eccessi creativi, smussato in questo solo dall’ironia e dall’eleganza tutta britannica dell’amico Hardy. I dialoghi e il rapporto che si instaurano tra i due sembrano ripercorrere in pieno la differenza che intercorre tra i loro caratteri e tra le loro diverse concezioni della vita.

Nel suo essere un biopic “vecchio stampo”, L’uomo che vide l’infinito è una scommessa vinta. Non un capolavoro, ma una splendida prova attoriale per i due protagonisti, in una pellicola che ha il merito di accendere i riflettori su un personaggio poco conosciuto come quello interpretato da Patel. D’altronde Hollywood ha abituato negli ultimi anni alle biografie sui grandi matematici (da “A beautiful Mind” a “The Imitation Game”); evidentemente l’alone di distacco e genialità di questi grandi cervelli continua a attirare interesse e curiosità.

Credits Foto: Scena tratta da “L’uomo che vide l’infinito” di Matt Brown, fotografia pellicola di Larry Smith.