Anno nuovo, problemi vecchi. Un motto sempre attuale per il mercato riguardante gli autoveicoli, vero e proprio specchio dell’attuale situazione economica italiana. Il settore motoristico, non è una novità, sta attraversando un periodo molto difficile, con conseguente calo delle vendite rispetto a 10 anni fa, quando la cosiddetta “crisi” non si faceva sentire come nell’ultimo periodo. Le immatricolazioni superavano sempre una buona percentuale, con la soddisfazione di tutte le componenti, Governo, aziende, concessionarie e cittadini italiani felici di potersi regalare un mezzo nuovo per i prossimi anni. Adesso, agli inizi del 2015, la speranza è spesso accompagnata dai dati negativi (anche se migliori rispetto al 2013) dell’annata appena trascorsa, con un “solo” +4,2% sulle vendite che sta a significare 1.360.000 veicoli immatricolati.

Un risultato che deve far riflettere tutti gli addetti ai lavori, considerata la statistica di 5 anni fa, dove i pezzi pronti per essere registrati al Pubblico Registro Automobilistico (PRA) erano 2.000.000. Dunque, il 2015 deve significare (per forza) ripresa per l’economia automobilistica e per tutti i concessionari del settore, costretti a recuperare il terreno perso grazie agli Ammortizzatori sociali, che hanno generato ben 20.760.000 di euro, utili a salvaguardare i bilanci delle stesse aziende e di fermare il calo dell’occupazione, con ben 1.200.000 lavoratori licenziati da un giorno all’altro. Il Governo, dal canto suo, ha assunto decisioni drastiche e molto discutibili come l’eliminazione dell’esenzione del bollo per le auto storiche e la mancata cancellazione della medesima tassa per i veicoli nuovi, con molti mezzi che saranno trasferiti all’estero per una nuova e meno costosa immatricolazione.

Tutto questo, così, non ha di certo aiutato un settore spesso penalizzato e con l’acqua alla gola che, in passato, era in grado di dettare legge in tutto il mondo. Trattando ancora più approfonditamente la vecchia “tassa di circolazione”, malgrado la proposta dell’Onorevole Capezzone (che prevede la totale assenza di bollo auto per i primi tre anni solo per le nuove auto), nessuno ha mosso un dito in maniera seria, illudendo così tutti quei possessori di un mezzo che vedono, ogni giorno che passa, solo aumenti a dismisura. Inutile girarci intorno, il bollo auto, nel territorio italiano, è una delle cause principali del calo delle vendite concernenti le auto, con somme molto alte che vengono calcolate in base ai kilowattori. In Germania, ad esempio, il bollo viene pagato considerando la cilindrata e, soprattutto, le emissioni del veicolo, con una tariffa minore rispetto all’Italia.

Si spiega così, senza troppi preamboli, il peggioramento del settore auto tricolore, ormai allo “stremo delle forze” e bisognoso di una svolta che servirebbe a procreare una sorta di nuova era, con un “risveglio” del mercato automobilistico, utile anche a far crescere nuovamente l’economica del Paese, sempre più in difficoltà altresì per la pressione fiscale arrivata al 52% che sta schiacciando molti settori. La speranza si chiama FCA, l’unico brand in grado di poter tornare ai fasti di un tempo rinverdendo alcuni storici marchi come l’Alfa Romeo.

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