Dal 19 al 23 giugno Milano è protagonista della moda maschile della prossima primavera/estate: più di 40 passerelle, affiancate da eventi e presentazioni esclusive, con la presenza delle più importanti case di moda che hanno delineato l’uomo del futuro. Un uomo a cavallo fra tradizione e innovazione, che esce dai confini geografici per poi farci ritorno nelle sfumature dei suoi abiti, con un’eleganza di base che rimane il denominatore comune di questa kermesse. Sulle passerelle lo stile maschile sembra perdere la rigidità delle linee, che si ammorbidiscono lasciando lo spazio a forme che fluttuano intorno al corpo. Una sottrazione di peso e una ricerca della leggerezza di un uomo che esce dai canoni costruiti nel tempo da uno stereotipo sociale che lo irrigidisce in una smorfia di virilità di cui l’uomo del futuro vuole spogliarsi. Giocare con le stoffe, infrangere le linee e superare i confini gessati: sembra essere questo l’intento comune agli stilisti che hanno mostrato sulla passerella milanese un uomo diverso, in grado di offrire una percezione visiva più morbida. Eppure permane un filo conduttore che si aggancia alla tradizione, per cui si ha sempre un occhio di riguardo nelle sfumature degli abiti la cui propensione è però una netta e decisa: la direzione è quella del futuro e dell’innovazione.

Credits: Getty Images
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Le collezioni presentate hanno come protagonista l’uomo giovane, interpretato nella versione di un manager cosmopolita o in quella di un business man viaggiante. Lo stile classico si lega a quello moderno, giovane e fresco: così in passerella scendono chiodi in pelle, giacche abbinate a semplici T-shirt o abiti eleganti indossati con slipper in tessuto. Le combinazioni sono davvero numerose e se da una parte vogliono mantenere il rigore di una classicità di fondo, dall’altra la tendenza vuole sdrammatizzare, portando anche un messaggio chiaro e pungente, anche controverso. È il caso di Vivienne Westwood che ha fatto sentire la sua voce dai camerini della sua sfilata milanese anche questa volta: “I politici sono criminali” ha affermato la stilista senza mezzi termini mandando in passerella abiti che giocano sul concetto di due elementi: roulette e scacchi. Una collezione costituita da maglie in rete abbinate a leggings con i disegni della roulette, abiti a tunica o a vestaglia, pantaloni gessati dalla vita talmente larga da calare lungo la coscia e far intravedere i boxer ha riconfermato lo stile eccentrico di chi fa della moda uno strumento di propaganda e provocazione a tutto tondo.

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Dolce & Gabbana ricercano la leggerezza in terre lontane, tra dragoni e carretti, pavoni e limoni, portando in passerella la Cina che ben si lega all’immancabile impronta folkloristica siciliana: la combinazione si traduce in un tripudio di stampe colorate caleidoscopiche, decori floreali e motivi geometrici. Le stoffe si ammorbidiscono poiché nella collezione abbonda la seta liquida, utilizzata per la creazione di pantaloni pigiama con elastico in vita, abbinati a giacche leggere. Tra gli abiti pigiama emergono però anche il nuovo spezzato giacca blu e pantaloni grigi e il classico nero rinnovato dal doppio colle a scialle, come a dimostrare che nella propensione verso la modernità c’è sempre spazio per il classico.

Ai piedi espadrillas di tutti i tipi: ricamate, stampate oppure di pelliccia, per un tocco stravagante. Anche l’uomo portato in passerelle da Domenico e Dolce si carica dunque di un atteggiamento disinvolto e libero, come se le catene di una società opprimente lo stessero liberando nella stagione primaverile. Così anche Emporio Armani propone pantaloni larghi e con le pince che fluttuano intorno alle gambe, per una proposta coraggiosa con cui sa di andare contro corrente. Anche Versace punta tutto sui volumi, immaginando un uomo-beduino che cammina nel deserto, spinto dal vento che solleva le morbide sete dei foulard. Anche qui l’idea della leggerezza viene raggiunta con un aumento dei volumi e l’inserimento di lunghe tuniche.

Credits: Getty Images
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Ma se gli altri designer hanno mantenuto una virilità di fondo, Alessandro Michele ha portato sulla passerella di Gucci un uomo che si distacca dalla sua virilità in senso puramente estetico. L’uomo immaginato dal direttore creativo di Gucci è sempre più difficile da distinguere dalla donna, in quanto i due mondi sembrano attingere proprio dallo stesso guardaroba. La collezione si carica infatti di elementi femminili, quali vestaglie bordate di pelliccia, fiori, pizzo rosa, completi tricot e colletti all’uncinetto. Un uomo che si mostra nella sua fragilità, portando però la percezione dell’osservatore verso un sentimento quasi di tenerezza. Un’idea che funziona in passerella, ma che potrebbe portare a un risultato negativo all’interno delle boutique.

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